Biografia di coraggio e abbandono

Nella cornice del Teatro Argot, all’interno del progetto al femminile Scena Sensibile, alla sua ventunesima edizione, va in scena il dramma di Anna Politkovskaja: Donna non rieducabile.

«Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario». La potente e vera frase di Orwell ci ritorna in mente assistendo allo spettacolo Donna non rieducabile. In scena Elena Arvigo è Anna  Politkovskaja e, nell’intima sala del Teatro Argot, con la sua aria di piacevole informalità, viene inscenato un dramma recente, reale.

Il dramma di Anna, giornalista e donna, e della verità che si sconta. Una scenografia che allestisce da sola la Arvigo, la struttura di una porta che lei sposta, ribalta, ci passa dentro, ci si appoggia, ci si siede pensierosa a riflettere e, col piglio documentaristico da reporter, con l’animo di donna che emerge, alterna momenti di riflessione e soliloqui a diretti interfacciali col pubblico, narrando gli accaduti e i propri stati d’animo. Commuove e travolge la storia e la sua rappresentazione intrisa di dettagli, desta riflessione, e il testo, visceralmente reale e crudo, viene reso dinamico. Una sferzante risposta alle leggi del silenzio e del terrore, riflessioni che rievocano fantasmi odierni, a partire da una Russia putiniana (per rimanere nell’ambiente della giornalista) ai vari scenari mondiali dove è quotidiana normalità il calpestìo della voce umana.

Una nostalgica musica russa accompagna le scene dando i contorni all’ambiente e scandendo il ritmo, immagini proiettate sul fondale, luci e altri suoni che amplificano i racconti tratti dal copione teatrale di Stefano Massini. Un copione interamente ispirato alla vita della giornalista russa, con parti intere di suoi articoli e dichiarazioni. La performance della Arvigo è, dunque, un’immedesimazione totale, una biografia riproposta in modo da regalare brividi e tagli di storie, squarci di immagini, pensieri di quella figura di spessore che fu Anna, del suo coraggio, del suo attivismo per i diritti umani, della sensibilità che si manteneva lucida.

E così nello spettacolo la paura, lo sconforto, la determinazione, i pensieri di una donna che nonostante tutto mantiene vivo il senso di riscatto per la verità. Una cronista instancabile emerge dal palco inondato da riflessioni, che si muove e occupa tutta la scena. Con quegli occhi espressivi e malinconici, segnati, come se avesse fatto sue le brutture del mondo, la Arvigo trabocca dell’indignazione e della passione di Anna, quello che Plutarco chiamava impulso della ricerca e amore ardente per la verità. Nell’era del monopolio e della monopolizzazione dei mezzi di comunicazione, la giornalista si muoveva come una mosca bianca nel panorama della libertà di espressione e quello che si rivendica all’Argot è colei che scampò più volte alle misure repressive e alle minacce.

Dopo aver lavorato per il giornale Izvestia, Anna comincia a seguire il conflitto in Cecenia, che occuperà gran parte della sua riflessione giornalistica. Vince il Global award di Amnesty International per il giornalismo in difesa dei diritti umani, accetta il ruolo di negoziatrice durante l’assedio del teatro Dubrovka e subirà un tentativo di avvelenamento mentre è in volo verso Beslan, durante il sequestro di una scuola. In scena le parole e le movenze risvegliano tutto questo tumulto che fu la vita della Politkovskaja, con una forza così disarmante da risvegliare anche la coscienza dei più assopiti, i quali avranno l’impressione di trovarsi davanti alle rovine delle città, di sentire i bombardamenti e vedere le teste mozzate, i corpi e il sangue, la neve. L’immaginazione di ciò è possibile data l’atmosfera che si viene a creare, così per la maestria nel proiettare luci e ombre e il trasmettere suoni, grazie alla voce ferma, sostenuta e al contempo coinvolta, un po’ tremante, dell’attrice che denuncia i fatti nel nome e con le parole di Anna.

Le sue critiche, il suo scavare e indagare mostrando sempre le contraddizioni e abolendo ogni tipo di retorica, il suo senso del giusto, tutto ciò la porterà a essere una reietta, una disconosciuta. «A Mosca non mi invitano alle conferenze stampa né alle iniziative in cui è prevista la partecipazione di funzionari del Cremlino: gli organizzatori non vogliono essere sospettati di avere delle simpatie per me. Eppure tutti i più alti funzionari accettano d’incontrarmi quando sto scrivendo un articolo o sto conducendo un’indagine. Ma sempre in segreto». Irriconoscenza e negazione verso questa donna che, poiché giornalista vera, viene abbandonata e non tutelata. «Non so chi sia Anna Politkovskaja» si chiede il portavoce del Cremlino il giorno del suo funerale. Ma ci sono voci che, per quanto minacciate, urlano oltre il silenzio e Anna non poteva essere inascoltata o diventare invisibile. Non basta semplicemente riportare il fatto che la giornalista morì a Mosca nel 2006. No. Anna venne assassinata . «Perché non si ficca il naso nei ripostigli».

Uccisa nell’ascensore del suo palazzo, mentre tornava dalla spesa. Elena Arvigo getterà per terra, così, d’impatto, dei sacchetti e delle buste tanto da proiettarci in quell’attimo e farci rendere pienamente conto di quell’orribile fatto di cronaca. La tragedia dell’uccisione rimarca non solo il dramma stesso della morte di una persona, ma ci fa scorgere il movente infimo, il colpo inflitto all’intera libertà di espressione, di parola e di stampa. Un avvertimento a chi il proprio lavoro lo porta avanti ad ogni costo. «Sono assolutamente convinta che il rischio sia parte del mio lavoro; il lavoro di una giornalista russa, e non posso fermarmi perché è il mio dovere». Il dovere di raccontare ciò che si vede, denunciare l’orrore della guerra cecena, le stragi. Ma assieme alle ingiustizie, i complotti e gli abusi, affiora un sorriso e i barlumi di speranza: «In Cecenia il saluto che la gente si fa per strada tradotto significa ti auguro libertà».

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Argot Studio
via Natale del Grande, 27
giorni 8, 15 e 16 marzo

Donna non rieducabile
Memorandum Teatrale di Anna Politkovskaja
di Stefano Massini
un progetto di e con Elena Arvigo
a cura di Rosario Tedesco
luci e Video di Andrea Basti
grafica Serena Carminati
produzione Compagnia Gank
in collaborazione con SantaRita Teatro e Associazione Ex Lavanderia

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