Rancori da salotto

Al Festival Inequilibrio di Castiglioncello, l’opera teatrale di Roberto Rustioni.

Il taglio è cinematografico. Un salotto, pareti di cartone, tende di plastica, aspetto post bellico. Qui si svolge l’intera azione di Donne che sognarono cavalli. Sei personaggi, tre maschili e tre femminili, entrano ed escono da porte che affacciano sul condominio di una “metropoli violenta”. Continui i flashback. La trama, come si capisce appena si prenda confidenza con il meccanismo narrativo, è suddivisa in più quadri, rappresentati in maniera volutamente disordinata e confusa, in modo che ciò che è prima arrivi dopo e viceversa.
In questo monolocale si tiene una riunione di famiglia – ma non sarà un ritrovo felice. Il senso della disfatta e dell’imminenza è subito nell’aria, appena il pubblico entra in sala e gli attori, già in scena, si guardano intorno in silenzio – ci guardano. E tra le tonalità della farsa e della commedia nera, inizia la conversazione tra i sei individui. Sono tre fratelli e le loro rispettive mogli – una casalinga; un’altra ragazza senza passato e, la terza, sedicente scrittrice di sceneggiature. In un clima di mistero e segreti, bruscamente interrotto da un risotto alla turca che è perennemente quasi cotto, ma non è mai pronto, e bottiglie di Bordeaux, iniziano a ribollire la tensione e il conflitto. E crescente è la sensazione sgradevole che qualcosa di orribile sia accaduto molto tempo prima o stia per accadere.
L’azienda di famiglia è fallita. Uno dei tre fratelli ha dovuta vendere tutto e non lo ha ancora detto agli altri. Un secondo ha scoperto che il più giovane, il boxeur, è malato di tumore e non ne ha fatto parola con nessuno. Mentre Lucera è figlia di desaparecidos argentini, ma il marito deve ancora rivelarglielo.
Il clima da macabra telenovela latinoamericana (l’autore del testo è l’italo-argentino Daniel Veronese) alterna fasi fintamente liete ad altre dove la violenza scorre tra i personaggi. Una violenza verbale, fisica, energetica, che sfocia nel momento finale, culminante, in cui la giovane Lucera pone fine a tutto e a tutti. E le visioni del suo monologo lasciano intravedere in lontananza la dittatura, i disordini sociali, la violenza dei regimi sanguinari.
I fermo-immagine sono la trovata registica più seducente. Come piccoli cubetti di ghiaccio che, all’improvviso, si sciolgono a contatto con un liquore caldo.
Tutti efficaci gli interpreti, soprattutto quelli maschili, che riescono a dosare bene il tragico e il comico, rendendo universale la pièce. Se la tensione ha, forse, scavalcato il limite della finzione e coinvolto troppo da vicino gli attori, le corde emotive e interiori del pubblico, senz’altro sono state pizzicate a dovere.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno di:
Inequilibrio Festival

Castello Pasquini
Castiglioncello (LI)

Donne che sognarono cavalli
di Daniel Veronese
adattamento e regia Roberto Rustioni
con Valeria Angelozzi, Maria Pilar Perez Aspa, Michela Atzeni, Paolo Faroni, Fabrizio Lombardo, Valentino Mannias
assistente alla regia Soraya Secci
scene e costumi Sabrina Cuccu
assistente scenografo Sergio Mancosu
luci Matteo Zanda
foto Alessandro Cani
co-produzione Fattore K-Sardegna Teatro-Festival delle Colline Torinesi
con il sostegno di Fondazione Olinda Teatro La Cucina

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