Oltre la soglia

Riprendono le attività culturali del Funaro di Pistoia con una performance – partecipativa e partecipata – firmata da Gabriella Salvaterra.

Le esperienze sensoriali sono sempre avvolte da una forma di mistero che aumenta le aspettative dei partecipanti/spettatori rispetto all’esperienza che si apprestano ad affrontare. L’inusuale, la musica, le immagini, i suoni, gli spazi si affastellano – nella mente e nella realtà tangibile – coniugati con le sensazioni fisiche e la curiosità rispetto al piccolo mondo che ci attende oltre la prima soglia.

Una musica soffusa, una luce fioca ci avvolgono in un labirinto di cose che si ha quasi timore di sfiorare, quasi che impossessandosene si mutasse un ordine che ci riporterebbe, pur nella sua fissità, indietro nel tempo. Tempo di lunghi e faticosi viaggi, in treno o in nave, ma anche con mezzi di fortuna – e con sé i pochi oggetti familiari che hanno accompagnato tante generazioni. Momenti di migrazione e speranze per superare situazioni invivibili, ieri come oggi, e oggi peggio di ieri per gli erranti della terra.

Piccoli compagni di viaggio si materializzano, alimentando i ricordi: si cerca di riconoscerne le forme per collocarli in momenti precisi della propria vita ma il tempo è tiranno e il percorso, più buio e tortuoso, ci attende riflettendo all’infinito la nostra immagine. Improvvisa e inaspettata ci appare una tavola apparecchiata di tutto punto; ci si avvicina con circospezione e quasi con sudditanza accettiamo l’invito al banchetto. Ci attende una storia di fratture: ogni traccia ha incisa la propria narrazione e nemesi – ma, come col kintsugi si ripara il vasellame col filo d’oro o d’argento, anche le voragini dell’animo possono ricomporsi ed è sempre fattibile un ritorno alla propria usuale funzione – nella vita, nel lavoro, negli affetti.

La parte drammaturgico-narrativa è minimale, sostituita dalle emozioni suscitate dal reale e dall’immaginario, oltre che dalla sensazione di instabilità/incertezza che la mancanza di tempi certi – nei vari momenti proposti e che viviamo con una certa libertà – accentua. Un letto disfatto in una stanza dove si respira l’abbandono della nave dei folli; il rumore dell’acqua che sgocciola, in vari contenitori metallici, creando una melodia ritmica stranamente precisa nella sua apparente anarchia.

Si accelera il passo per non bagnarsi ma la curiosità e la voglia di comprendere sono soverchianti. Si torna a brancolare nel buio, quasi come quelle foto che – galleggiando in improbabili contenitori d’acqua (principalmente cassetti da guardaroba) – restano sospese in un fluttuante non-tempo. Storie come tante che, inevitabilmente, si cerca di catalogare, dando loro un senso, che sembra sempre a portata di mano, eppure sfugge in contorni sbiaditi come quell’inchiostro che, lentamente, svapora.

Andiamo eppure lasciamo: un mondo fantastico si palesa, di mini giostre, di oggetti una volta familiari. Cose che sanno di antico, che raccontano un passato, accumulate in modo casuale in piccoli contenitori. Isolati, ci giunge una richiesta di perdono, non concesso/non chiesto, per un momento del passato, nostro, che però non ci torna alla mente – preferendo concentrarci sulle ombre che danzano sulle pareti della stanza. L’uscita è vicina e ci regala la visione di una bicicletta, il mezzo di trasporto più comune per coloro che hanno vissuto, nel loro quotidiano, gli oggetti che ci hanno permesso questo viaggio – o fuga – nel loro e nel nostro passato.

Lo spettacolo è andato in scena:
Il Funaro Centro Culturale
via del Funaro, 16 – Pistoia
da giovedì 24 a domenica 27 settembre 2020
orari: dalle ore 19.00 alle 22.00, per 3 spettatori alla volta (entrata ogni 10 minuti, durata 45 minuti circa)
per tutti gli spettacoli: prenotazione obbligatoria scrivendo a info@ilfunaro.org o telefonando al numero 0573 977225 (da martedì a venerdì, dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00, lunedì dalle ore 16.00 alle 19.00)

Dopo
installazione sensoriale
a cura di Gabriella Salvaterra
(prima regionale)

Foto di Salvatore Pastore

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