Racconti di quello che poteva essere e non è stato

Quattro vite si intrecciano fra le anguste mura di un salotto a narrarsi di propositi e ricordi, perse nell’atmosfera indefinita di un tempo sconosciuto

Un salotto con i mobili coperti da teli bianchi costituisce la scena. Cos’è, un luogo abbandonato oppure pronto per un trasloco e per l’inizio di una nuova vita?
Comincia così una storia che farà dell’ambiguità il suo asse portante.
In quel salotto entrano, si alternano, si scontrano quattro personaggi, senza nome e senza connotazione, quattro figure perse nel limbo grigio dell’esistenza, intrappolate nelle loro volontà inespresse. Un vecchio, seduto a terra immobile, anche lui coperto dal telo come il mobilio della sua casa, trascorre le giornate a ricordare ciò che avrebbe voluto fare e non ha fatto, parla a stento per pronunciare i suoi “non so”, “non posso”. Lo accudisce un giovane nel pieno delle forze, ma condannato a languire in un’inerzia colpevole. Poi ci sono le donne: la compagna del giovane, che ha deciso di sbarcare il lunario vendendo la propria dignità, e la moglie del vecchio, lontana in una dimensione di sogno, colta nell’attimo in cui tentava con dolcezza di cambiare la sua vita familiare, senza riuscirvi.
Un testo difficile e complesso perché tenta di rappresentare delle situazioni poco definibili, impalpabili nella loro evanescenza. Ciò che affascina di Dove sei è proprio la maestria che l’autore Giancarlo Moretti dimostra nel sapere raccontare una realtà dai caratteri anomali, sospesa a mezz’aria grazie a una tensione fortissima verso un qualcosa che non si realizzerà mai. Una dimensione levitante che viene sostenuta nel suo equilibrio precario da una cura dei dettagli senza sbavature: silenzi, movimenti del corpo e tonalità di voce degli attori, nonché un uso significativo delle luci che si unisce perfettamente alla recitazione.
Quel salotto è la stanza delle tensioni irrisolte, di tutto ciò che poteva essere e non è stato, di tutti gli slanci di volontà morti nella loro dimensione di potenza, prima che si trasformassero in atto. I protagonisti sono silhouette senza connotati perché non hanno agito in modo da definirsi, da mostrare i loro aspetti più delineati. Come i celebri Prigioni michelangioleschi, sono colti nello spasmodico sforzo di liberarsi da vincoli che impediscono loro di esprimersi. Così tremendamente invischiati in una colla di inettitudine e sorte avversa, i personaggi si lasciano risucchiare inermi in un gorgo che li trascina inesorabile verso un abisso senza speranza, e nel trascinarli li avvicina sempre di più, fino a che le loro vite, distanti e diverse, si accostano e si stringono e infine si uniscono fino a fondersi.
Nel cerchio più stretto del gorgo, le loro sorti sono indistinguibili. Poi il gorgo finisce, l’acqua lo soppianta e ricopre tutto come se non fosse mai esistito, senza che nessuno abbia lasciato la sua traccia.

Foto di Francesco Marino
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Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Agorà
via della Penitenza, 33 – Roma
fino a domenica 27 maggio, ore 21.00
(durata 1 ora circa senza intervallo)

Extravagarte presenta
Dove sei
di Giancarlo Moretti
con Maria Bighinati, Marcello Mancusi, Piero Nicosia, Chiara Ricci
scene Valeria Mangiò
luci e fonica Jacopo Jarach
trucco Martina Pioli
filmaker Giuseppe Bucci
foto di scena Francesco Marino

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