Com sfuma un sogno

Giovedì, 26 gennaio, al Teatro Arena del Sole di Bologna, ha avuto luogo l’attesa prima di Dreams of Dalì, omaggio al mondo onirico dell’artista catalano, della compagnia Vancouver City Dance Theater.

Con Dreams of Dalì la giovane compagnia, fondata nel 2009 da Enrico Sorrentino e Roberta Baseggio – nel ruolo di coreografa – si propone di rendere omaggio al pittore surrealista, non esente da tracce di virtuosismo accademico, Salvador Dalì. L’omaggio si dovrebbe realizzare tramite la messa in scena multimediale che, grazie all’unione sinergica di danza, musica, parola e risorse tecnologiche, è pensata per immergere lo spettatore nel misterioso mondo dell’inconscio freudiano, primaria fonte di ispirazione dell’eclettico spagnolo. Un’idea di base senz’altro affascinante, sviluppata però, nella versione bolognese – l’unica che conosciamo per esperienza diretta – con modalità francamente deludenti per il carattere elementare della narrazione e per la non eccelsa qualità tecnica, soprattutto sul piano esecutivo.

Lo spettacolo inizia con uno svampito Salvador Dalì che si presenta a Sigmund Freud per farsi trasportare nell’inconscio. Quest’ultimo, dopo qualche tentennamento, accetta la richiesta e ipnotizza il paziente. Da questo momento l’inconscio del protagonista si materializza in un personaggio in tuta nera che, assieme a Dalì conscio e a Freud, accompagna lo spettatore nel mondo onirico del pittore.

La scena si riempie, in breve, di immagini proiettate e danzatori, per aggiunte successive, secondo la tecnica compositiva dell’artista, che soleva riportare sulla tela gli elementi della composizione via via che, dal buio dell’inconscio, affioravano alla coscienza. Ecco quindi prendere forme visionarie opere di Dalì e citazioni da altri pittori a lui correlati, come il famoso occhio del Finto specchio di Magritte. Ma la realizzazione del progetto appare sostanzialmente banale e disorganica. Le musiche risultano inadeguate al surrealismo inquietante e mostruoso di Dalì. Vana la ricerca, da parte dello spettatore, di un riflesso della deformazione della realtà e della rimozione del razionale – caratteristici della produzione dell’artista catalano. C’è, o meglio, vorrebbe esserci un estremo ordine nei movimenti, costruito su diagonali e gruppi simmetrici che poco armonizzano con ciò che si proietta e con lo spirito del pittore. Una disorganicità estesa all’accostamento dei linguaggi artistici chiamati in causa – né in armonia né in contrasto – una summa messa insieme per abbagliare lo spettatore, ma in modalità ancora acerbe. Non manca un intento ironico, ma ne risulta un’ironia che non sembra basata sulla reale sostanza del pensiero di Dalì. L’omaggio, insomma, rischia di risolversi in una banalizzazione dell’omaggiato.

In effetti, il trailer messo in rete, ripreso dalla versione originale canadese, aveva fatto sperare ben altro, e il pubblico bolognese, affamato di danza, costretto sempre a spostarsi nelle province vicine per vedere coreografie di alta qualità, è accorso allo spettacolo pieno di fiducia. Peccato che l’aspettativa sia stata sostanzialmente delusa.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Arena del Sole – Sala Grande

via Indipendenza, 44 – Bologna
da giovedì 26 a sabato 28 gennaio, ore 21.00

Dreams of Dalì
coreografia Roberta Baseggio 
testi originali Enrico Sorrentino (traduzione inglese David Bloom) 
scene Italo Grassi – progetto digital video Mauro Matteucci 
costumi Carmela Lacerenza 
luci Franco Marri 
su progetto originale di Itai Erdal 
acconciature e trucco Monica Baseggio 
spettacolo presentato in collaborazione con AterDanza

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