Due di noi

teatro-del-giglio-lucca1Al Teatro del Giglio di Lucca due volti noti al grande pubblico, Emilio Solfrizzi e Lunetta Savino, portano in scena Due di noi, opera prima del drammaturgo britannico Michael Frayn.
E il titolo non potrebbe essere più appropriato, dato che i tre episodi di ordinaria (o quasi!) vita coniugale che costituiscono lo spettacolo strappano sorrisi condiscendenti allo spettatore che vive le incomprensioni e le mancanze che inevitabilmente segnano un rapporto di lunga durata.
Il primo episodio vede protagonista una coppia matura che torna a Venezia per albergare nella stessa camera da letto in cui diversi anni prima aveva passato la luna di miele. L’atmosfera è tutt’altro che romantica vista la presenza del figlio di pochi mesi che disturba continuamente il sonno e i reciproci approcci dei coniugi. Ma sono soprattutto i rumorosi amplessi di una vicina coppia di sposini a rivelare tutta l’inutilità del ritorno ai luoghi dell’appassionata luna di miele per ritrovare la perduta intimità. Il tuffo in un passato ormai troppo distante nel tempo, ma soprattutto nel vissuto, scopre in loro l’amara consapevolezza di aver perso la propria identità di coppia in seguito alla nascita del figlio, da loro stessi definito ‘evento innaturale’. Il quesito irrompe spontaneo: “Cosa facevamo prima che LUI nascesse?”, “Come ci divertivamo?”, insomma… “Chi eravamo?”
Nel secondo episodio, senz’altro il più originale, una svampita donna di mezza età è impegnata in un dialogo con il marito che finisce per diventare un surreale monologo. L’uomo, trincerato dietro un librone che gli conferisce la verve di un ‘professore di greco’, sembra rimanere totalmente distante e indifferente a ciò che dice la moglie, se non fosse per il suo piede che con repentini movimenti manifesta il suo disappunto per il comportamento o il pensiero della donna. Il quadro ricorda i divertenti siparietti della coppia Mondaini-Vianello, dove l’atteggiamento totalmente disinteressato di Raimondo, sprofondato dietro alla Gazzetta dello Sport, fa sospirare all’esasperata Sandra “Che noia, che barba…. Che barba che noia!”. L’episodio è però ulteriormente impreziosito dal ‘dialogo’ che la moglie ha con il piede – ‘Mister Zampetta’ – al quale lei si appella affinché recapiti i suoi messaggi al marito.
Il terzo episodio si svolge durante una cena a cui i due padroni di casa hanno invitato un’amica con il suo nuovo fidanzato e, per errore, anche l’ex-marito. I due attori interpretano tutti e cinque i personaggi, dando prova di grande virtuosismo nel cambio continuo di ruolo e abiti, nel ritmo serrato delle entrate/uscite, nel controllo della crescente confusione generata dai continui malintesi.
Il terzo è il più lungo e complesso dei tre quadri e risente della debolezza della scrittura. Ci sono già in nuce molti elementi che Frayn svilupperà brillantemente nel suo capolavoro Rumori fuori scena, come l’ambientazione alternata fra la scena e il dietro le quinte (in quest’ultime si collocano idealmente la sala da pranzo e la cucina, mai visibili), il ritmo frenetico delle entrate e delle uscite (qui più forzato per la presenza di due soli attori), l’inevitabile caos finale, già annunciato dall’ambiguità della situazione iniziale.
La maestria dei due attori baresi tiene in piedi lo spettacolo. Entrambi già con una lunga carriera alle spalle, sul palco mostrano intesa e perfetta sincronia. La vocazione cabarettistica di Solfrizzi arricchisce la pièce di caricature, pose mimiche e boutades esilaranti, mentre la Savino dà prova di grande presenza scenica. Purtroppo la loro bravura non riesce a compensare le carenze del testo e della struttura, che in alcuni momenti rallentano la narrazione, rendendola macchinosa e forzata. Insomma, due bravissimi attori che avrebbero meritato un’opera che li valorizzasse maggiormente.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro del Giglio
piazza del Giglio, 13/15 – Lucca
Venerdì 10 e sabato 11 gennaio ore 21.00
Domenica 12 gennaio ore 16.30

Due di noi
di Michael Frayn
regia Leo Muscato
scene Antonio Panzuto
costumi Barbara Bessi
luci Alessandro Verazzi
interpreti Emilio Solfrizzi, Lunetta Savino
produzione ErreTiTeatro30 – LeArt’ Teatro
(durata: atto unico un’ora e quaranta)

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