Effetto Larsen sul palcoscenico del Teatro Guanella: la voce si spegne e il racconto è affidato al solo movimento.

Lo strumento dell’attore, quello che deve imparare a conoscere fino in fondo e a usare con precisione è il corpo. Non la voce, non le parole, ma il corpo. Matteo Lanfranchi, direttore artistico della compagnia milanese Effetto Larsen, ideatore e interprete del progetto Dukkha, parte da questa affermazione mostrandone un esempio perfetto. Lo spettacolo è infatti interamente costruito su azioni mimate, mentre pochissimo spazio è lasciato alle parole, solo due o tre frasi sospese nel corso della rappresentazione, talmente isolate che è difficile ricordarsi cosa sia stato detto, quando la voce si perde nello scorrere delle azioni.

Sono tanti piccoli momenti che lasciano allo spettatore il compito di riordinarli – o disordinarli – per dare un senso a ciò che vede o per decidere che, nella memoria, un senso non c’è e ci si deve lasciare trasportare da un continuo flusso di coscienza.

La messinscena non è comunque avvolta nel silenzio perché permangono, in sottofondo, i rumori che rimandano a quelli della strada – la colonna sonora che accompagna, inconsciamente, chiunque viva in una grande città – ma anche suoni ambientali ed effetti. Il risultato è un lavoro molto interessante, che recupera una dimensione altra, allontanandosi dal testo – come banale collana di parole. L’elemento musicale ha anch’esso la sua importanza e, sebbene, l’attore non reciti, le canzoni riempiono alcuni vuoti. Che siano significative o meno, questo sta al pubblico deciderlo, scegliendo come collocarle all’interno dello spettacolo. Tutto ciò comporta una partecipazione mentale molto attiva da parte dello spettatore, dato che la performance prevede la proposizione di singoli momenti, dei quali non si spiega alcunché a livello logico-consequenziale. Spesso si ha quindi la sensazione di perdersi durante lo spettacolo: non tutte le azioni assumono il medesimo significato per ognuno di noi e, di conseguenza, se esiste un messaggio, non è possibile che lo stesso sia univoco.

A conferma di ciò, la spiegazione che Matteo Lanfranchi dà della prima parte del titolo: «La tragedia diventa strumento di indagine della sofferenza – di Dukkha: il termine sanscrito pressoché intraducibile che indica l’incapacità di essere soddisfatto, la frustrazione. In una delle sue forme, Dukkha si manifesta come la sofferenza dovuta al cambiamento, alle aspettative violate, all’impossibilità di far durare i momenti felici. Alla privazione di ciò che sembra poterci soddisfare.»

La compagnia resta in scena al Teatro Guanella fino a domenica 30 gennaio con lo spettacolo Elogio del disagio, terza e ultima parte del progetto Dukkha. La seconda parte, la performance Aggregazione, ha vinto nel 2009 la Biennale Giovani Artisti d’Europa e del Mediterraneo.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Guanella – Campo Teatrale

Via Dupré, 19 – Milano
fino a mercoledì 26 gennaio

Dukkha – Azione privata
un progetto di Matteo Lanfranchi
sound design Roberto Rettura
produzione Effetto Larsen
con il sostegno di Cattivi Maestri, Confni Festival
menzione speciale SubUrbia ’08
progetto vincitore bando GAI – Movin’Up ’08
un ringraziamento particolare a Eccentrici Dadarò, Emanuele Crotti, Velvet Factory (RN)

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