Lontani dal circo, lontani dal teatro

Già ammirati in Meraviglia, i Sonics tornano a Roma con la loro ultima creazione acrobatica, Duum, spettacolo di circo contemporaneo andato in scena al Teatro Olimpico.

Cenci e stracci sono distesi sullo sfondo scenografico. Su di esso, se la compagnia azzarda una sorta di imagoturgia, vale a dire di partitura drammaturgica “parallela” costruita attraverso immagini e proiezioni, l’intenzione dell’allestimento sembra strutturarsi lungo due assi fondamentali.

Il primo è narrativo ed è introdotto dall’incipit esposto verbalmente al pubblico da un personaggio entrato sornione dal fondo della platea e il cui volto risulta nascosto/spersonalizzato da una maschera à la Familie Flöz. Il suo nome è Serafino e il suo ruolo sarà quello di “iniziarci” all’interno di una storia fantastica. Siamo infatti in un mondo mitologico, nel cuore della Terra, in un luogo dove l’umanità si è ritirata in seguito all’oblio di quella Meraviglia alla cui riscoperta, con l’aiuto di ballerini acrobati, Serafino proverà a condurre gli abitanti di Agharta dopo un lungo e triste letargo.

Se questa direttrice, come è evidente, si dipana con “fanciullesca” semplicità e linearità, ciò accade perché l’ambizione di Duum risiede interamente nel secondo asse – quello performativo – che i “protagonisti” sviluppano attraverso gesti che, sia in solitaria sia in ensemble, risuonano all’unisono nel comporre i microquadri della performance. Il controllo fisico è a tratti eccellente, in altri momenti meno sicuro, ma la difficoltà degli esercizi ammette la possibilità di sbavature o incertezze, comunque gestite con esperienza, come nel caso di alcuni rallentamenti, della presa invertita delle semi-svastiche luminose o di figure non riuscite al primo colpo. In particolare, è stato il virtuosismo con il cerchio a sgomentare per la brillantezza e per la capacità con cui ha saputo incastonarsi con la frenesia ritmico-melodica scritta dagli stessi Sonics.

Peccato, però, che tale numero sia stato l’unico momento autenticamente “circense” in senso contemporaneo. Infatti, nonostante gli indubbi meriti nell’esecuzione corporeo-performativa, Duum lascia perplessi sul fondamentale aspetto del suo significato complessivo che, a oggi, non sembra ancora modularsi nella giusta “intonazione” scenica.

Spettacolarità, costumi di bella essenzialità e una narrazione semplicemente accostata non bastano, purtroppo, a sganciare la percezione che le varie acrobazie che si alternano in pochi minuti possano “dispiegarsi” in dinamiche sinceramente teatrali. Il coinvolgimento visivo è infatti totalmente centrato su quella che appare essere più una ginnastica artistica che non una esibizione di nouveau cirque, come dimostra il poco pathos e l’intermittenza con cui gli spettatori si lasciano andare emotivamente agli applausi – chiamati dallo stesso Serafino con ampie sbracciate.

Tra danza e acrobazia aerea, la seconda tende a prevalere nettamente e l’interpretazione dei performer risulta troppo rigida e “fredda” per enucleare valori e immaginari che vadano al di là del semplice apprezzamento dell’audacia e della compostezza delle forme assunte.

Luci e musica poco significanti e un susseguirsi di esibizioni non danno né forma a metafore prosaiche, né a suggerimenti poetici: alla sapienza nell’uso dei tessuti e delle strutture sospese da parte di atleti contorsionisti e possenti, belli e leggeri, sembrano allora mancare gli adeguati “nervi” coreografici ed è per questo che il loro circo si mostra ancora lontano tanto dal plasmare intuizioni autenticamente teatrali, quanto dal far sì che un’esposizione ginnica possa dirsi e darsi as performance.

Riportiamo le parole di Alessandro Pietrolini che ci scrive invitandoci a segnalare che Duum «a buona parte del pubblico è piaciuto».

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Olimpico
Piazza Gentile da Fabriano 17, Roma

Duum
con Compagnia Sonics
creato e diretto Alessandro Pietrolini
costumi Ileana Prudente, Irene Chiarle
produzione Equipe Eventi
2 tempi di circa 40 minuti

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