La danza infinita

Al quarto giorno di attività, l’Oriente Occidente Dance Festival di Rovereto torna a ospitare una delle compagnie di danza contemporanea più originali del panorama internazionale, i Peeping Tom, questa volta con un dittico coprodotto dal Festival stesso, per una serata votata all’inseguimento del sé nei labirinti della mente.

Proseguendo un lavoro di ricerca espressiva che dura ormai da più di venti anni, la coppia Gabriela Carrizo-Franck Chartier (in arte, Peeping Tom) riesce ancora una volta a portare sulla scena un’opera angosciante e sublime, dove la scenografia si fa partitura e i corpi degli interpreti note esplosive tra le sue righe. Come già accaduto per il “recente” Moeder o il più classico Le Salon, anche in Dyptich: The Missing Door & The Lost Room (versione abbreviata del Tryptich che includerebbe anche The Hidden Floor) l’ambientazione detta il passo di danza diretto da Carrizo-Chartier, rinvigorendo ancor di più il vocabolario unico della compagnia belga, per l’occasione rinfoltito di nuovi/e e flessuosi/e performer. Mettendo in atto un’operazione di recupero apertamente in contrasto con i dettami della spettacolarizzazione contemporanea, che vorrebbe una produzione e una serializzazione dell’arte più simile a quella di fabbrica che non a quella teatrale, con un ricambio di spettacoli frenetico e consumistico in cui anche l’opera più strepitosa ha vita ed eco brevissime, i Peeping Tom ripropongono due performance brevi (tre nel Tryptich) create tra il 2013 e il 2017 per il Netherlands Dance Theatre (NDT 1), offrendole qui in una sequenzialità cronologica e stilistica “rattoppata” alla perfezione da un geniale ponte metateatrale in cui lo spazio scenico, già di per sé sospeso in una grottesca zona del crepuscolo, si rivela in tutta la sua nudità, mentre gli interpreti sono impegnati «a recitare la propria finzione».

Imprigionati in una stanza che non ha nulla da invidiare al Grand Overlook Hotel di kubrickiana memoria, gli abitanti dei luoghi della mente di The Missing Door si fanno fautori e testimoni degli ultimi istanti di vita di un uomo che, disperatamente, «performs a lonely battle with time, space and those who are absent». Scanditi da un paesaggio sonoro in rapida corrosione e osservati con attenzione da un signore troppo barbuto e occhialuto per non ricordarci uno psicoanalista austriaco piuttosto famoso, i protagonisti e le protagoniste di questa prima performance mettono “in corpo” un linguaggio torrenziale che non si traduce mai “in parola” (come spesso accade nelle produzioni firmate Carrizo-Chartier), ma che riesce comunque a farsi foriero di tutte quelle sfumature di senso e intenzione tipiche dell’oralità. Le pulsioni, «i desideri inconsci e le utopie» si fanno così carne, comunicandosi con forza e scandendo con precisione la complessità emotiva di un’anima frammentata e vagabonda che cerca nell’abbraccio un’ultima certezza.

Una volta consumatasi anche l’ultima goccia di vitalità degli abitanti della prima stanza e non appena ricostruita l’ambientazione per la seconda (non senza celia e orgoglio scenografico), ecco che subito veniamo immersi nella sincronicità di un tempo circolare in cui storie di perdite, abbandoni e solitudini fuoriescono liquide da ogni angolo e pertugio di scena, regalandoci una vera e propria camera delle meraviglie umane in cui sguazzare felici e conturbati. In The Lost Room, il discorso passa dalla morte al ricordo che si ha di essa e, più in generale, del passato: «memories are often not a literal reproduction of the past, but instead rely on constructive processes that are sometimes prone to error and distortion. We think we remember correctly, but then it turns out we’ve given shape to a story as we see it in present or even future time. Thus, present and future events are capable of influencing the past, our memories and ability to remember». E quale migliore ambientazione di una nave lambita da un mare in tempesta per un’imponderabilità cronologica in cui la linea dell’orizzonte sparisce tra le nere onde dell’attimo presente? Per quanto minimo, poi, lo scarto stilistico tradisce un cambio di regia e ideazione, e la pièce di Franck Chartier si fa più eterea e tormentata della precedente, arrivando perfino a scomporre e dissecare i corpi dei propri interpreti, già vessati dai venti, ingoiati dalle pareti e risputati fuori dalle tenebre.

Attraverso linee infinite che si sgiungono e congiungono continuamente, sfidando i limiti della corporeità umana e dando a Konan Dayot, Fons Dhossche, Lauren Langlois, Panos Malactos, Alejandro Moya, Fanny Sage, Eliana Stragapede e Wan-Lun Yu un’ottima occasione per mettere in mostra le proprie innegabili capacità coreutiche (strappando più di cinque minuti di applausi al gremito e distanziato pubblico del Teatro Zandonai), i Peeping Tom raccontano la fragilità dell’esistenza con un lirismo e una delicatezza ad oggi ineguagliati nel panorama danzereccio internazionale, confermandosi ancora una volta una delle compagnie più interessanti nel mondo occidentale della sesta arte.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno di Oriente Occidente
Teatro Zandonai
corso Bettini 78 – Rovereto (TN)
lunedì 6 e martedì 7 settembre
ore 20:30

Peeping Tom presenta
Dyptich: The Missing Door & The Lost Room
creazione e regia Gabriela Carrizo e Franck Chartier

danza Konan Dayot, Fons Dhossche, Lauren Langlois, Panos Malactos, Alejandro Moya, Fanny Sage, Eliana Stragapede e Wan-Lun Yu
con la partecipazione di Maurizio Lucenti
assistenza artistica Thomas Michaux
composizione musicale e arrangiamento Ismaël Colombani, Annalena Fröhlich, Louis Clément Da Cost, Eurudike De e Beul Raphaëlle Latini
scenografia Justine Bougerol e Gabriela Carrizo
luci Tom Visser
costumi Louis-Clément Da Costa, Seoljin Kim e Yi-chun Liu
confezionamento costumi Wu Bingyan, Sara van Meer e Lulu Tikovsky
direzione di scena Giuliana Rienzi
assistenza di scena Clement Michaux
tecnico del suono Tim Thielemans
tecnica luci Bram Geldhof

produzione Peeping Tom
coproduzione Opéra National de Paris, Opéra de Lille, Tanz Köln, Göteborg Dance and Theatre Festival, Théâtre National Wallonie-Bruxelles, deSingel Antwerp, GREC Festival de Barcelona, Festival Aperto/Fondazione I Teatri, Torinodanza Festival/Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Dampfzentrale Bern e Oriente Occidente
con il supporto di Tax Shelter of the Belgian Federal Government e Flemish Government

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