Libertà è partecipazione

L’appuntamento tutti i mercoledì di luglio è con Catherine Zambon reinterpretata dal Teatro delle Ariette.

Valsamoggia, mercoledì 15 luglio. Tra queste colline dai leggeri declivi il pensiero va a quei mesi durante i quali ci sono stati negati. Un periodo di sospensione della democrazia, come nel racconto di Catherine Zambon, messo in scena da Paola Berselli – sostenuta da un’ottima colonna sonora e dalla regia precisa di Stefano Pasquini.

Parole decantate con cura, che riverberano in questi luoghi coltivati con amore e diffidenza verso i metodi intensivi predominanti – intesi alla sola efficienza produttiva, con poco rispetto per i cicli naturali. “Dalla parte del cinghiale”, direbbe Stefano Pasquini. Ma alla fine siamo tornati, nelle strade, nei campi, in platee improvvisate, con la rabbia di coloro ai quali hanno tolto molto per incompetenza ed eccesso di protagonismo – quando non addirittura dolo, forse.

Come gli animali del racconto, siamo stati trattati da untori, o peggio bambini, dall’arroganza del potere. Lo stesso che, nel testo di Zambon, decide di azzerare la biodiversità, sterminando animali domestici e selvaggi, e rinchiudendo quelli da macello – senza preoccuparsi di come sarà il mondo dopo – omologato, appiattito, ridotto al silenzio.

Dopo, appunto. Un viaggio tra il surreale e il distopico con punte di poesie, e la voglia giovanile di contrastare la deriva arrivando sino al punto di sottrarsi – in modo drammatico – al gioco. Uno spettacolo, quello al quale assistiamo, sulla presa di coscienza individuale che, nella gioventù dell’altro da sé, trova la forza per partecipare ed essere coinvolti in una nuova progettualità. Una diversa comunanza con gli oppressi, in questo bel racconto, così diversi da noi eppure a portata di sguardo; e la difficoltà di comunicare, di capire e di farsi capire.

Se in E riapparvero gli animali si evocano virus provenienti dal mondo animale, nel nostro recente passato ci hanno isolati, rinchiusi, impauriti evocando spettri anche più fantasiosi: persino la sabbia o l’acqua del mare – a un certo punto – avrebbe potuto contagiarci nell’obnubilamento collettivo, mentre qualcuno forgiava assurdità che solo menti contorte – o con altri fini – avrebbe potuto inventare, coinvolgendo nella disinformazione giornali più o meno compiacenti e oltre alla pletora delle emittenti televisivi.

Il testo di Zambon è più reale e la denuncia palpabile di quanto si pensi. L’ultimo esempio di soli pochi giorni fa. Sbarcano dei disperati, come gli animali del racconto, sulle nostre coste. Alcuni sono positivi al coronavirus e in una società civile, essendo abbondantemente fuori dall’emergenza sanitaria, si dovrebbe facilmente trovare i luoghi adatti ove ricoverarli. Non dovrebbero servire le prese di posizione di governatori regionali per sollecitare le istituzioni, bensì buonsenso, organizzazione e compassione.

Ma così non è. L’Italia è il vero teatro dell’assurdo, dove il sipario si alza costantemente sui medesimi atti d’orrore. L’occhio dello spettatore, questa sera, abbandona la fioca luce delle lampade per scrutare il cielo stellato mentre la voce di Paola Berselli ci raggiunge per ricordarci che, se non possiamo nemmeno reagire, allora è meglio escludersi – togliere il disturbo con un gesto tanto terribile quanto significativo.

Il dibattito che segue, in un freddo sempre più pungente, sembra non afferrare il gesto di ribellione appena ascoltato – almeno finché non irrompe Genova 19 anni dopo, con la sua voglia di ribellione – anche eccessiva per certi aspetti – ma che poneva, in modo radicale, la domanda di un cambiamento. Innanzi tutto nel modo di produzione. E poi la richiesta di una democrazia più partecipativa, del rispetto per l’ambiente e la diversità (anche la biodiversità), le battaglie contro gli Ogm, la fine dei diktat di una globalizzazione che massifica e appiattisce. Quel sogno infranto, affossato dalla brutale repressione del potere.

A distanza di quasi vent’anni, nel dibattito di stasera è palpabile lo smarrimento, un’accettazione ai dettami imposti dall’alto. Bello spettacolo, che suscita anche una certa rabbia per non aver reagito, anche noi, in modo più concreto; e un invito a una riflessione attenta per un ritorno alla “normalità” che comporti una maggiore partecipazione e le istanze forti di un cambiamento duraturo.

 

Lo spettacolo continua:
Teatro delle Ariette
via Rio Marzatore, 2781
Valsamoggia (BO)
mercoledì 22 e 29 luglio 2020, ore 20.30

E riapparvero gli animali
testo di Catherine Zambon
traduzione e regia Paola Berselli e Stefano Pasquini
con Paola Berselli
Territori da Cucire 2020 con il sostegno di Comune di Valsamoggia e Regione Emilia-Romagna
in collaborazione con Fondazione Rocca dei Bentivoglio

Foto di Alessandro Accorsi

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