Rebus per un occhio solo

Con la performance E (uno studio su Edipo) si chiude la rassegna teatrale di Lieto Fine Eventuale, un progetto del gruppo Industria Indipendente, realizzato negli spazi del Forte Fanfulla.

Un nuovo esperimento che fonde un classico della tragedia greca con il racconto di un dramma umano, vicino e condiviso.

L’Edipo Re di Sofocle rappresenta un caposaldo della letteratura e della tragedia greca: l’opera canta di come Edipo, re carismatico e amato, nel breve volgere di un solo giorno venga a conoscere l’orrenda verità sul suo passato: senza saperlo ha ucciso il suo vero padre per poi generare figli con la propria madre. Il testo offre una profonda analisi dei ruoli familiari e dei contrasti per l’acquisizione della propria identità: la figura del padre, da sconfiggere per “affermare” la propria autonomia identitaria e il desiderio di totale identificazione del figlio con la propria madre. Questo classico senza tempo pone l’uomo, senza consolazione alcuna, al centro del proprio destino: essere misero oggetto di un imperscrutabile disegno del Fato spietato, in un gioco di rispecchiamenti e rivalse nel quale ogni personaggio agente è un prevaricatore e un umiliato al tempo stesso. Il vero dramma di Edipo è forse proprio questo atto di consapevolezza del proprio destino.
Da questa figura archetipica dell’uomo accecato dalla verità, solo di fronte al macigno della consapevolezza, sembra nascere l’idea della performance-studio E (uno studio su Edipo).
La tragedia diventa attuale, come l’ultima notizia sul bollettino nero del telegiornale: il nostro Edipo parla il dialetto campano, ha una miriade di spille appuntate alla giacca che sembrano rottami e conosce più indovinelli e quiz di chiunque altro. Edipo brancola nel buio degli occhi, sembra fondamentalmente allegro mentre gioca con i ricordi che gli svolazzano davanti, come la gonna a balze della donna che amava e che ama con immutata devozione: è Giocasta, sua incestuosa madre, altare sublime e perverso dell’unione snaturata. Ride di follia Edipo, mentre cerca di verbalizzare e ricordare un passato che gli sfugge, un segreto che lo invade: ha ucciso un uomo, Edipo, ma è passato del tempo. L’uomo sfida l’uomo come il figlio sfida il padre, si muore e si sopravvive nella continuazione della specie; si coglie la verità come un dardo in mezzo al petto e allora arriva l’apnea: a testa in giù nella boccia del suo pesce rosso, Tiresia, Edipo boccheggia e riemerge in superficie cercando la forza di sopportare quello che ora conosce e ricorda.

Lo spettacolo è andato in scena:
Forte Fanfulla
via Fanfulla da Lodi, 5 – Roma
sabato 8 dicembre, ore 21.00

E (uno studio su Edipo)
di Erika Z.Galli, Martina Ruggeri
con Bernardo Casertano

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