Una tragedia borghese

Al Teatro Era di Pontedera, vanno in scena in anteprima Edipo Re ed Edipo a Colono. Ottima prova di Mauri e Sturno ma, per il resto, poche innovazioni sotto il cielo.

Perché riproporre oggi Edipo? Delle due tragedie sofoclee, sicuramente Edipo a Colono ha legami con l’attualità davvero pregnanti. La guerra, la migrazione, il bisogno di pace e rifugio, il timore di essere scacciati e la capacità di accoglienza e rispetto sono temi che riportano in primo piano l’universalità della tragedia greca, aldilà dei suoi legami con la nostra matrice psicologica o culturale.
Purtroppo, questi allestimenti hanno proposto una versione “attualizzata” di Edipo Re (che resta, al contrario, un testo più confinato nell’ambito della psiche o della natura umana), e una classica di Edipo a Colono.
Entrando un po’ più nel merito, si nota che l’attualizzazione operata da Andrea Baracco è comunque parziale. I costumi sono ispirati a una post-modernità incerta (il Pastore di Laio sembra il pescatore killer di I know what you did last Summer; Creonte ha le fattezze e il completo di un gangster alla Mackie Messer); la scenografia (a parte nel finale, in cui si apre in una visione oltremodo suggestiva della fine di Giocasta) è a metà strada tra un esterno di periferia e la fiancata di una nave, con videoproiezioni che non aggiungono nulla al discorso e sembrano conformarsi al gusto per la multidisciplinarietà; e un microfono che ogni tanto compare ma la cui funzione semiotica risulta dubbiosa. La recitazione non pare seguire una direzione univoca: Glauco Mauri ed Elena Arvigo (nel ruolo di Giocasta) hanno una buona impostazione, tipicamente da tragedia, scandiscono bene le parole, controllano la respirazione e le pause, si immergono e si distanziano dai personaggi con giustezza. Sturno vira verso il dramma borghese, è più realistico e, sebbene convincente, in parte stonato di fronte alle prove di Mauri e Arvigo. Gli altri attori sono monotòno, spesso gesticolano o si muovono eccessivamente, non colgono le sfumature emotive o ideologiche, e ricoprono il proprio ruolo senza capacità di evolvere nel corso dell’azione. Il coro di anziani tebani, infine, ridotto a un unico personaggio, interpretato da Ivan Alovisio, riempie il palco di passi e sembra intonato a un solo registro: la rabbia. Mancano la supplica, la preghiera, il dubbio, l’incredulità, la gioia per la rivelazione e la tristezza per la sorte di Edipo. Una “attualizzazione”, quindi, più di contenitore che di contenuto, che non riesce a restituire la grandiosità della tragedia sofoclea né a legare le apparenze più attuali a un contesto e a un testo nostri contemporanei. Una tragedia borghese (se detta tragedia, in teatro, non fosse un ossimoro, e la tragedia tout-court, come ricordava anche Dürrenmatt, non fosse più possibile in questo ”ultimo giro di ballo della razza bianca”).
Dopo un breve intervallo va in scena Edipo a Colono che, sebbene abbia maggiori potenzialità di legarsi al nostro vissuto, è diretto da Glauco Mauri in maniera classica – ma pulita e coerente. Scenografia minimale (ed essenziale); i membri del coro (uniformati nel saio bianco) che, all’occorrenza, si svestono per ricoprire i ruoli di Teseo, Creonte, Polinice e del Messaggero (un Roberto Sturno davvero in parte nell’epilogo); gestualità e movimenti corali asciutti, posizionamento sul palco esteticamente valido. Ottima prova di Mauri che conferma la sua maestria, ma che non trova il giusto corrispettivo negli altri interpreti.
Applausi soprattutto all’Edipo a Colono da una platea di over 60 – forse più consona a un teatro di tradizione che a un Centro per la sperimentazione e la ricerca teatrale, com’è – per vocazione e mission – il Teatro Era.

Foto di Manuela Giusto

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Era – Centro per la sperimentazione e la ricerca teatrale

Parco Jerzy Grotowski
via Indipendenza – Pontedera (PI)

sabato 5 novembre, ore 21.00 e domenica 6 novembre, ore 18.30
Glauco Mauri e Roberto Sturno presentano:
Edipo Re ed Edipo a Colono
di Sofocle
con Glauco Mauri, Roberto Sturno, Ivan Alovisio, Elena Arvigo, Laura Garofoli, Mauro Mandolini, Roberto Manzi e Giuliano Scarpinato
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
musiche Germano Mazzocchetti
regia Andrea Baracco (Edipo Re) e Glauco Mauri (Edipo a Colono)
produzione Compagnia Mauri Sturno – Fondazione Teatro della Toscana

1 commento

  1. Da studente attore avrei molto da ridire quando si parla di una Elena Arvigo con una recitazione:” di buona impostazione, tipicamente da tragedia, che scandisce bene le parole, che controlla la respirazione e le pause, che si immerge e si distanzia dai personaggi con giustezza.”
    le parole vengono si scandite, ma senza senso, lei non è minimamente dentro il personaggio. Penso sia la Giocasta peggiore che abbia mai visto, rasenta veramente il ridicolo. Lo spettacolo in se è ridicolo, e lo spettatore o lo prende a ridere (come ho fatto io) o altrimenti è costretto a fischiare e a protestare. Ma il pubblico è assuefatto e non riesce più a ribellarsi.

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