Il mito si rinnova

Eugenio Allegri porta in scena, con la regia di Muscato, Edipus di Giovanni Testori, dalla Trilogia degli Scarrozzanti al Teatro Puccini di Firenze.

Uno spettacolo in lingua grammelot, frutto delle sperimentazioni linguistiche di Testori, che scrisse la Trilogia degli Scarrozzanti contenente l’Edipus, appunto.
Terzo atto della Trilogia, viene dopo l’Ambleto e il Macbetto, i due episodi in cui la Compagnia rivede in modo originale le tragedie shakespeariane, finendo per distruggerle di fatto. E anche l’Edipo sofocleo subirà lo stesso destino a causa dello scioglimento della Compagnia.
Il primo attore, l’unico rimasto in scena, reinterpreterà l’Edipo da solo, prestando voce e corpo a tutti i personaggi e infondendovi le proprie emozioni a seconda dello stato d’animo. Il testo e, di conseguenza, la messa in scena rappresenteranno, quindi, la fragilità e la sensibilità dell’attore, e la sua condizione di precarietà continua.
Eugenio Allegri sostiene che si tratti di un’opera che “mette a confronto e scontro l’individuo contro tutte le regole e tutte le leggi” – la forza del singolo che, da solo, va avanti nonostante tutto. In questa visione, si ritrova la dimensione dell’attore della Commedia dell’Arte, ma anche del clown, avvolto nella sua malinconia. L’imperativo di fare ridere e di piacere al pubblico nascondendo, al contrario, dolore e disperazione. Di fronte a noi anche “l’ultimo degli scarrozzanti”, che tenta di difendere il proprio mondo e il proprio lavoro, con i pochi mezzi che possiede, ossia i costumi e le battute. Da una parte, c’è la lotta proficua e nobile di portare a termine la tragedia sofoclea; dall’altra, lo stravolgimento del testo e del senso dei personaggi, influenzati, forse, dal rancore dell’uomo nei confronti dei colleghi che lo hanno abbandonato. Il capolavoro sofocleo si presta a rappresentare la rabbia e la perfidia scaturite dalla delusione e dal tradimento. L’attore, abbandonato dalla Compagnia e dalla propria compagna (la prima attrice), distrugge l’Edipo originale, e il suo protagonista, consapevolmente vendicativo verso i propri genitori – dai quali si sente tradito e a causa dei quali è escluso dal potere.
Uno spettacolo di non facile intendimento, a causa del grammelot, ma di una efficacia notevole grazie al testo, ma soprattutto alla maestria di un attore, Eugenio Allegri, che rivendica la tradizione italiana della Commedia dell’Arte contemporanea – sempre a rischio di scomparsa. Commovente, nella sua lotta per tirare avanti uno spettacolo fragile e precario, a causa dell’assenza della Compagnia. Uno spettacolo, metafora del nostro tempo, in cui il teatro si ribella alle violenze che gli giungono dall’esterno, ma anche dall’interno.
Non sappiamo quanto consapevolmente, ma ci pare cada a pennello una tra le tematiche del testo e dell’intera Trilogia, ossia quella dello stravolgimento dei classici – scelta che può portare fino all’obnubilamento dell’originalità e contemporaneità dei classici stessi.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Puccini

via delle Cascine, 41 – Firenze

Edipus
con Eugenio Allegri
regia Leo Muscato
una produzione di Pierfrancesco Pisani, NidodiRagno e OffRome In collaborazione con Infinito s.r.l

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