Ritratti d’autore

Proponiamo la prima parte dell’intervista al regista residente al Teatro di Rifredi di Firenze, dove si sta dedicando a un work in progress per riavvicinare i ragazzi delle superiori al teatro e per aiutarli a superare il divieto alla socialità dell’ultimo anno.

Scuola, socialità, migrazioni. Tre temi ‘caldi’ soprattutto in tempo di pandemia benché i dati ufficiali del Ministero degli Interni smentiscano gli attacchi di panico delle forze politiche e le filippiche dei media sulla presunta invasione delle nostre coste. Nel 2020, in effetti, gli sbarchi sono stati 34 mila a fronte dei 23 mila del 2018 ma dei 181 mila del 2016 e, nei primi 6 mesi dello scorso anno, i nuovi permessi di soggiorno a extracomunitari sono stati meno della metà del primo semestre del 2019.

Edoardo Zucchetti, regista, e il Teatro di Rifredi, hanno quindi deciso di coniugare tali temi in un unico progetto che avrà la durata di un intero anno – tempo inusitatamente lungo per i ritmi usa e getta del teatro italiano imposti dai parametri quantitativi del Fus sulle produzioni – intitolato Banco di Prova, che coinvolge una serie di classi dell’Istituto Tecnico Statale per il Turismo Marco Polo di Firenze, in presenza, permettendo agli studenti di affrontare il discorso migrazioni in modo creativo e partecipativo in tempi di distanziamento e solitudini.

Volendo discorrere con Zucchetti sia sull’attuale situazione teatrale italiana sia del progetto, abbiamo creato ancora una volta una partnership tra InTheNet e Persinsala.it, suddividendo l’intervista in due parti tematiche – confidando che vorrete leggerle entrambe.

Come nasce l’esigenza e l’idea di Banco di prova, progetto sulla cittadinanza globale?
Edoardo Zucchetti: «Nell’ambito di Migrazioni Project. Dopo un paio di spettacoli teatrali e altre attività ideate per portare avanti il work in progress multidisciplinare, Angelo Savelli mi ha chiesto di sviluppare un progetto specificamente per il Teatro di Rifredi che, di partenza, doveva essere triennale. All’inizio pensammo a una serie di spettacoli che, però, data la tematica, non sembravano graditi sia a livello politico sia alle istituzioni per ottenere i relativi finanziamenti e dovemmo congelare il progetto. L’impasse si è sbloccata a fine 2020, grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, che ci ha finalmente fornito i fondi per svilupparlo. Il percorso che abbiamo ideato, a questo punto, durerà un intero anno – il che è quasi un unicum nel teatro italiano – e, come regista ospite del Rifredi, sono stato incaricato non solamente di dirigere lo spettacolo finale, bensì di portare avanti tutte le varie fasi presso l’ITT Marco Polo, dove abbiamo costituito undici (ma forse saranno dodici) gruppi-classe in cui operare – il che corrisponde a circa 250 ragazzi coinvolti. Di base avremmo dovuto presentare due spettacoli teatrali, uno all’inizio del percorso e un altro alla sua conclusione ma, viste le restrizioni del momento, abbiamo optato per degli approfondimenti sui testi, poi una serie di step in classe tra i quali dei workshop e, alla fine, lo spettacolo di chiusura. L’intero percorso è pensato per riavvicinare i ragazzi al teatro, sia come spettatori sia come attori – durante i workshop; e ancora, come autori – dato che gli abbiamo chiesto loro di sviluppare dei temi sui quali stanno lavorando – e come critici, quando assisteranno, in teatro, allo spettacolo Eneide. Il mio sogno, poi, è portarne una riduzione a Lampedusa, dove c’è l’hotspot spesso alle cronache dei nostri quotidiani».

Banco di prova rientra nel più ampio Migrazioni Project. Ce lo racconta?
E. Z.
: «Migrazioni Project ha una scadenza simbolica, che è il 2050. Se si pensa che il Teatro di Rifredi ha compiuto quarant’anni, è altrettanto plausibile che un artista o una Compagnia possa voler sviluppare un progetto creativo su più decadi. D’altronde Migrazioni Project nasce nel 2016, quando Ai Weiwei aveva esposto i gommoni di fronte a Palazzo Strozzi (l’installazione s’intitolava Reframe ed era composta da 22 gommoni di salvataggio, n.d.g.), era uscito il libro di Pietro Bartolo (Lacrime di sale. La mia storia quotidiana di medico di Lampedusa fra dolore e speranza, n.d.g.), e Gianfranco Rosi aveva realizzato il documentario Fuocoammare (premiato con l’Orso d’Oro per il miglior film al Festival di Berlino, n.d.g.). Inoltre, vivo in un quartiere di Firenze dove è presente un certo meticciato e, di conseguenza, conosco io stesso alcuni migranti – giovani ma anche più anziani presenti sul nostro territorio anche da trent’anni. Di conseguenza, ho deciso di trasformare il tema delle migrazioni nella base del mio lavoro non solamente come regista teatrale, ma anche come documentarista e negli altri campi nei quali opero, come la fotografia, la scrittura, la musica e perfino l’opera. Una sorta di contenitore che spero diventi presto multimediale, aprendo un sito ad hoc anche con i work in progress dei miei lavori».

Teatro e scuola ha anche l’apporto del sociologo Ludovico Arte. Quale il suo ruolo?
E. Z.: «Ludovico Arte è il Preside dell’ITT Marco Polo ed è colui che ha reso e rende possibile tutto questo. Ci conoscevamo già in precedenza e più volte ci siamo scambiati delle idee su vari argomenti. Quando si sono realizzate le premesse per Banco di Prova, ho immediatamente proposto di coinvolgere l’istituto fiorentino. Inoltre, segue il lavoro che facciamo e dà consigli importanti. Ad esempio, abbiamo cambiato la fase 2 in corsa – che all’inizio doveva essere solamente un approfondimento sul tema della migrazione – proprio su sua indicazione. Avevamo cominciato ad analizzare e a restituire questi testi, da Virgilio a Ghali in Provino, e Arte mi ha consigliato di ripartire dal giovane cantante di origine tunisina per indagare tematiche scelte dai ragazzi stessi. Quindi, nella seconda parte, Caro Diario, analizzeremo le origini delle famiglie degli studenti anche perché abbiamo scoperto che quasi tutti sono figli dei movimenti migratori degli anni 90 e 2000. Molti sono di origine albanese o di altri Paesi dell’ex Jugoslavia. E dalle radici ci spostiamo per fare un discorso su ‘dove vogliono andare’».

La prima tappa è stata Provino: il lungo viaggio dell’umanità da Virgilio a Ghali. Azione in presenza o via dad? Quali testi avete scelto di analizzare e perché?
E. Z.: «Con la didattica a distanza abbiamo tenuto solo un paio di riunioni con i professori. L’intero progetto, al contrario, è in presenza e questa scelta è voluta perché serve a far riacquistare ai ragazzi il dialogo tra loro e tra loro, gli artisti e i professori. Durante gli incontri in classe o nell’aula multifunzionale, alcuni alunni hanno comunque assistito via Dad – però questo accade specialmente con i ragazzi a casa per problemi di salute e stiamo anche studiando come coinvolgerli ulteriormente anche da remoto. Teniamo conto che non tutti gli alunni frequentano la scuola in presenza, ma solamente il 50%. Per quanto riguarda i testi scelti, partiamo da Virgilio, indispensabile dato che lo spettacolo finale sarà l’Eneide – di cui abbiamo scelto il prologo. Di Pietro Bartolo abbiamo selezionato Mare Nostrum (primo capitolo del succitato Lacrime di sale, n.d.g.), in cui l’autore racconta di quando, da ragazzino, lavorava sui pescherecci del padre e, una notte, cadde in mare e fu salvato – esperienza che ricollega a quello che fa lui stesso, salvando con il proprio lavoro di medico i migranti. Per quanto riguarda Shakespeare avevamo pensato di lavorare sulla Tempesta, ma non funzionava e, quindi, abbiamo selezionato i Sonetti e uno in particolare che parla dell’amico, del viaggio, e quindi di tematiche che toccano un po’ tutti. Quindi ci siamo rivolti a un testo non drammaturgico, ossia una relazione statunitense sulle migrazioni, datata 1918, dove si legge che gli italiani – migranti – erano, in pratica, ‘sporchi, brutti e cattivi’. Una scelta, questa, dovuta anche al fatto che io stesso sono andato a Ellis Island nel gennaio 2020 e lì mi sono reso conto di cosa significhi essere un migrante e quello che abbiamo vissuto sulla nostra pelle di italiani. E infine, Ghali con Cara Italia (singolo pubblicato nel 2018 https://www.youtube.com/watch?v=z3UCQj8EFGk, n.d.g.), che è italiano ma di origine tunisina e canta questo motivo che, secondo me, è un pezzo-simbolo. Non a caso, l’ho spesso cantato in classe durante gli incontri, e se i ragazzi non conoscevano Virgilio perché in prima e seconda superiore non era ancora materia di studio, Ghali arrivava, lo apprezzavano e lo canticchiavano insieme a me. Del resto, questa Eneide si rifà anche a un articolo che lessi su Repubblica e che riguardava i 2.000 ragazzi provenienti da tutta Italia che si erano presentati alla scuola di teatro del Piccolo di Milano per il provino di ammissione. Quella specie di sciame migratorio, unito al libro di Bartolo, mi diede l’idea per scrivere un canovaccio che, adesso, si sta pian piano trasformando in uno spettacolo».

Quali professionisti e quali istituzioni la stanno affiancando nel progetto?
E. Z.
: «Ci avvaliamo di varie collaborazioni su più step del progetto. Ad esempio, la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale con il concorso DIMMI di Storie Migranti ci ha fornito alcuni scritti, da loro pubblicati, sulle esperienze dei migranti arrivati in Italia da tutto il mondo. Questa partnership sfocerà nella conservazione, nel loro archivio, di alcuni documenti da noi prodotti durante il progetto e la lavorazione dello spettacolo. Io stesso sto tenendo un diario giornaliero scritto a mano, i ragazzi stanno componendo dei temi e, alla fine, faranno anche le recensioni dello spettacolo che metteremo in scena a novembre – materiali che saranno tutti conservati. Inoltre, con il Tavolo regionale di Educazione alla Cittadinanza Globale abbiamo un dialogo aperto sull’intero in progress. Dopodiché c’è il Centro Interculturale di Pontassieve che ci sta supportando nel tutoraggio di un ragazzo, ospite qui in Italia, che è uno scrittore proveniente dalla Nigeria e che ha superato diverse situazioni problematiche in passato, il quale terrà anche lui un diario relativo al nostro lavoro. E infine abbiamo il supporto del Comune di Firenze, nella persona dell’Assessore Cosimo Guccione, che ci ha fornito il report 2020 sulla situazione dei migranti a Firenze. E non dimentichiamo Angelo Savelli del Teatro di Rifredi, sia come regista sia come autore. Last but not least, i professori dell’ITT Marco Polo, che hanno scelto volontariamente di partecipare al progetto e ci affiancano in ogni fase con i loro consigli ma anche come tramite tra noi e gli studenti».

L’intervista continua su www.inthenet.eu

Foto: Angelo Savelli ed Edoardo Zucchetti ©Marco Borrelli (tutti i diritti riservati).

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