Allo Spazio Tertulliano si viene catapultati nella Spagna degli anni 30 – della Guerra Civile e delle grandi speranze, funestate dall’avvento del Nazi-fascismo – là dove storia e poesia, per un attimo, si fusero indissolubilmente.

Prima che inizi lo spettacolo, lo spettatore non ha ben chiaro a cosa sta per assistere: il titolo – El Duende – non è facilmente traducibile e la locandina, oltre a specificare che si tratta di Garcìa Lorca, annuncia un’attrice, un chitarrista e un bailador di flamenco.

Poi le luci si abbassano e Maria Pilar Pérez Aspa sbuca trafelata dal fondo della platea, come se fosse in ritardo a un appuntamento. Il clima è confidenziale e si comincia a parlare di “Federico” in tono familiare, come se fosse uno di noi. Si precisa subito: il racconto si apre all’inizio del 1933 alla vigilia della sanguinosissima Guerra Civile e termina con la morte dello scrittore, vittima del Franchismo.

In modo mirabile Perez Aspa coinvolge i presenti con la rievocazione di momenti felici e aneddoti che hanno per protagonista il poeta e la storia, sua personale e collettiva. La vita dell’uomo e i fatti precedenti la Seconda Guerra Mondiale si intrecciano, diventando un unico filo conduttore. La narrazione è inframmezzata dalla lettura di alcune poesie dell’autore spagnolo, recitate con grande intensità – in spagnolo o in italiano; e non importa se non si conosce la lingua e non si riesce a tradurre parola per parola: ciò che arriva è la potenza e l’essenza della Spagna con i suoi colori e i suoi ritmi, sottolineati anche dai piedi fatati di Rossano Tosi che, insieme al bravo chitarrista Antonio Porro, chiudono lo spettacolo con un lungo assolo che lasci
a sbalorditi per tecnica e bravura – inevitabile è scappato qualche applauso a scena aperta. In effetti, non si ha di fronte un ballerino, accompagnato da un musicista, ma un unico strumento ritmico ricco di pathos. Davvero incredibile come da due elementi tanto diversi – tacchi e corde – possano produrre gli stessi suoni e come questi si compensino tra loro in un dialogo serrato quanto affascinante.

Eccelsa prova di attrice quella della Perez Aspa, che nel finale commuove e sa commuoversi; lode infinita a questa sua idea di spettacolo, in cui una persona parla della sua terra, della sua storia e dei suoi autori come nessun altro avrebbe potuto fare.

Certo non è facile spiegare la traduzione di “Duende”, nemmeno a fine serata – spirito, ispirazione forse – ma di una cosa si è certi: questo spettacolo ne è intriso dall’inizio alla fine.

Lo spettacolo continua:
Spazio Tertulliano

via Tertulliiano, 68 – Milano
fino a domenica 6 febbraio
orari: da mercoledì a sabato ore 21.00 – domenica ore 16.00

El Duende
di e con Maria Pilar Pérez Aspa
Antonio Porro (chitarra)
Rossano Porro (ballador)
luci Piero Paroletti
Produzione ATIR

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