A metà del cammino / A medio camino

All’Escenari Joan Brossa di Barcellona è andato in scena il concreto ed emblematico dramma di una ragazza che, aggirandosi “affamata” nel circolo vizioso tra amare e farsi amare, accompagna il pubblico alla scoperta della propria identità attraverso il racconto di un passato oscuro fatto di desideri e paure.

Castellano

En el Escenari Joan Brossa de Barcelona se ha puesto en escena el concreto y emblemático drama de una chica que, rodeándose “hambrienta” en el círculo vicioso entre el amar y el hacerse amar, acompaña al público al descubrimiento de su identidad a través de la narración de un pasado oscuro hecho de deseos y temores.

La escena está puesta de maniera simple con la protagonista y su “compañero” sentados en tumbonas y en fruente de una “mancha” azul como el mar. El nino – Allà on és més fàcil veure-s’hi se dedica a una de las desgracias más terribles de nuestra época contemporánea, la anorexia, un tema que la dramaturga Irene Petra Zani describe con lucidez y severidad a través la narración intimista de una mujer y de su “novio”, un sexy toy boy vestido con ropa de policía y usado como “caballero” indestructible. La suya es una historia en la que estan «siempre juntos», un amor que es «especial», no «como los demás» y que representa la necesidad de tener un Otro con el que dialogar sin sentirse juzgados por la mirada de los demás, por la mirada que falta o se mal interpreta y sin tener que soportar el consiguiente estigma social.

Entre el misterio de un cuerpo que, por cada kilo, parece desaparecer en un trágico deseo de “volar” y de unas palabras que chocan contra una pantalla y no pueden conversar con quien podría dar el ayuda necesitado, la chica ofrece la narración de la propia historia y, con esa, el último bastión de una identidad que se está alejando del tiempo y del mundo y que, en el vacío que tiene delante y en la ausencia que siente dentro, se preocupa para encontrar desesperadamiente la solución en un contacto empático. Ya la mujer siente que está al final de su camino y sólo una acción “heroica” le llevará una razón “de existir”, quitándole el juicio de los demás y reconciliándose con su propia imagen para poder afrontar el mar.

Premiado en la VII edizione del Premio di drammaturgia DCQ-Giuliano Gennaio y seleccionado para Fabulamundi en 2018, el texto parece capaz de jugar con instantes de aparente serenidad, auténtico dolor y momentos de desgarrador sarcasmo, describiendo los trastornos psíquicos y los abusos infantiles, y además si los sentimientos dominantes de la joven son la ansiedad y la aprensión, es la angustia la emoción principal que se transmite al público.

No faltan las ocasiones de hacer una cínica risa y la dramaturgia parece robusta en estructurar una protagonista andante entre las renuncias del cuerpo y los huecos del alma: el diálogo monologado en una frenética danza de palabras y la coherencia del desarrollo narrativo “precipitan” los espectadores en el abismo hacia algo cuyo nombre da tan miedo como hace el mar para quien no sabe nadar.

A pesar de este sugestivo punto de partida, la restitución técnico-performativa ha dejado más de una perplejidad, a partir de sonoridades demasiado cursi, de la actuación “emocionada” y del uso evocador del dibujo luces con su elemental alternancia de tonalidades cálidas y frías. Por lo tanto, la dirección de Loredana Volpe ha parecido ir sin éxito al servicio de la interpretación de Enka Alonso, rodeándola con pocos elementos de escena para tratar de “intensificar” su sentido dramático y para concentrar en sus gestos y en sus palabras toda la atención del público y, en este sentido, la misma actuación ha resultado demasiado patética, estática al llevar a cabo un processo de happy ending y sin la capacidad de “saberse mover” de manera creíble entre las opciones, el dolor y las dificultades existenciales de la protagonista.

Por lo tanto, siguen siendo evidentes tanto la diferencia entre la dramaturgia original y la elección de cómo llevarla a una escena teatral, como la incapacidad de no haber puesto en escena de manera adecuada una criatura que de ser una tragedia intimista y poética muy reconocible se ha convertido en una “forma teatral” de mero pietismo.

[riduci]

Ambientato in una scena semplice, dove la protagonista è seduta accanto al proprio “compagno” su sdraio da spiaggia e sopra una “chiazza” azzurra a simboleggiare il mare, El nino – Allà on és més fàcil veure-s’hi è dedicato a una delle sciagure più terribili della nostra epoca contemporanea, quella dell’anoressia, un tema che la drammaturga Irene Petra Zani descrive con lucidità e severità, utilizzando la lente della narrazione intimista di una donna e del suo bambolotto, un sex toy vestito da poliziotto e usato come “cavaliere” indistruttibile. La loro è una storia in cui si sta «sempre insieme», si è «speciali» e non «come gli altri» e che rappresenta la necessità di un Altro con cui dialogare senza sentirsi giudicati da sguardi (in)desiderati, mancanti e senza subire il conseguente stigma sociale.

Tra il mistero di un corpo che, di chilo in chilo, sta per scomparire in un tragico desiderio di “volare” e di parole che sbattono contro uno schermo senza poter interloquire e chiedere il sostegno di cui si avrebbe bisogno, la ragazza offre, nel racconto della propria storia, l’ultimo baluardo di una identità che si sta allontanando dal tempo e dal mondo e che, nel vuoto che ha di fronte e nell’assenza che prova dentro, si affanna alla ricerca disperata di un contatto empatico. La donna sente ormai di essere giunta alla fine del proprio cammino e solo con un atto “eroico” riuscirà a trovare una ragion “d’esistere”, a spogliarsi del giudizio altrui e a riconciliarsi con la propria immagine per così affrontare il mare.

Il testo, premiato alla VII edizione del Premio di drammaturgia DCQ-Giuliano Gennaio e selezionato per Fabulamundi nel 2018, gioca con istanti di apparente serenità, autentico dolore e momenti di straziante sarcasmo descrivendo il percorso dal disagio psichico agli abusi nell’infanzia; inoltre se i sentimenti dominanti della giovane sono l’ansia e dell’apprensione, sarà invece l’angoscia l’emozione principale a essere veicolata al pubblico.

La drammaturgia è robusta nello strutturare l’erranza della protagonista tra rinunce del corpo e vuoti dell’anima e, senza mancare l’occasione di una cinica risata, il dialogo monologato in una frenetica danza di parole e la coerenza dell’intreccio che accompagna la trama fanno precipitare lo spettatore nell’abisso verso qualcosa il cui nome fa paura come il mare per chi non sa nuotare, verso un disturbo che non guarda in faccia al “genere”.

Nonostante avesse a disposizione questa suggestiva base di partenza, la restituzione tecnico-performativa ha lasciato più d’una perplessità, a partire dallo stucchevole ambiente sonoro e dalla ricerca di un uso evocativo del disegno luci con una elementare alternanza di tonalità fredde e calde. Infatti, se la regia di Loredana Volpe ha cercato senza successo di porsi al servizio dell’interpretazione di Enka Alonso, circondandola con pochi elementi di scena per provare a “intensificarne” il senso drammatico e a concentrare sui suoi gesti e sulle sue parole tutta l’attenzione del pubblico, la stessa recitazione è risultata eccessivamente patetica e statica nel condurre – con occhi perennemente sbarrati e sorrisi forzati – all’happy ending mostrando di non sapersi “muovere” in modo credibile tra le scelte, il dolore e le difficoltà esistenziali della protagonista.

Rimangono dunque evidente tanto lo scarto tra il contenuto originario e la scelta sul come portarlo in una scena teatrale, quanto l’incapacità di non aver saputo individuare le vesti adatte per presentare allo spettatore una creatura che dall’essere una riconoscibile tragedia individuale è risultata convertirsi nel semplice pietismo.

Escenari Joan Brossa
Carrer dels Flassaders 40, Barcelona

El nino – Allà on és més fàcil veure-s’hi
a partir de Il bambolo — dov’è più facile guardare de Irene Petra Zani
traducción del italiano Joan Casas
dirección Loredana Volpe
interpretación Enka Alonso
música en directo y espacio sonoro Enka Alonso
ayudante de dirección Xavier Pàmies
escenografía y vestuario Cia. La Salamandra
fotografía Xavier Pàmies
iluminación Daniel Gener
sdiseño gráfico Loredana Volpe

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