Milano di ieri e di oggi

Al Tieffe Teatro, parole e musica per descrivere Milano tra integrazione e tradizioni.

Partiamo da un un passo dello spettacolo: durante un monologo, un’attrice rievoca le strade e i luoghi di ritrovo di Milano del passato: corso Buenos Aires, Porta Vittoria, corso di Porta Romana, il Carcano… In apparenza la città è sempre la stessa, ma lo spettacolo ci rivela che, al contrario, viviamo in una Milano completamente differente. La presenza dell’Orchestra di Via Padova è assolutamente significativa in questo senso: un complesso di 15 musicisti dalle diverse origini e nazionalità che inserisce elementi africani e islamici nelle musiche tradizionali milanesi, quali Il Bonzo di Jannacci, Benvenuto il luogo dove di Gaber, perfino Milano degli Articolo 31.

È questo, sostanzialmente, il focus dello spettacolo: un innesto di elementi di culture altre nel contesto milanese. È il problema dell’integrazione, che ai giorni nostri, grazie ai trasporti facili, la globalizzazione, diventa centrale e, talvolta, tema di conflitti, verbali e fisici.

El nost Milan si fonda su un’alternanza tra brani musicali e brevi scenette rappresentate dagli attori della compagnia Tieffe Teatro, che tra comicità («la pulpeta milanese») e humour toccano argomenti diversi e offrono molteplici spunti di riflessione: il razzismo («E tu, bianco, che puoi diventare rosso, pallido, verde, chiami me uomo di colore?»), la religione e la libertà di culto (viene menzionato l’editto di Milano di Costantino), la ricchezza e la povertà, la paura dell’altro (nel buio della notte, ad esempio).

Un’alternanza musica-parole vincente, anche se talvolta diventa uno schema un po’ ripetitivo. Straordinaria l’orchestra, ottimi gli attori. Da applausi il finale con Ho visto un re di Jannacci, che si conclude con un vocalizio arabeggiante. E siamo di nuovo al nocciolo della questione: tradizione e integrazione. E se la scelta di terminare questo pezzo con tonalità islamiche è sicuramente un’idea interessante e significativa per ribadire il senso dello spettacolo, in altre occasioni, forse, ci si spinge troppo oltre. Per molti, le tradizioni devono rimanere intatte. Stona, ad alcune orecchie, quel Ragazzo della via Gluck di Celentano aggiornato con sonorità reggae e qualche nota africana. Se vogliamo avvicinarci al nuovo che avanza, non dobbiamo comunque dimenticare il nostro passato. Le nostre storie, cultura e arte devono essere la base di partenza per garantire una piena integrazione in futuro. E perciò è indispensabile anche un pizzico d’ironia, come dimostra con garbo e intelligenza la versione americanizzata del classico milanese Oh my little Madonaina.

Forse il momento più toccante è un intervento dell’eccezionale Marco Balbi che fantastica un breve scambio di battute col Duomo stesso, simbolo di Milano e spettatore di secoli di storia, guerre, Imperatori, grandi condottieri («E ti ricordi di Napoleone?»), popoli e genti. E il Duomo, dopo aver visto gli spagnoli, i francesi, gli austriaci, cosa penserebbe della società di oggi?

Spettacolo interessante, originale e innovativo. Sicuramente significativo della Milano (e dell’Italia) di oggi, in bilico tra nostalgia del passato e timore del nuovo.

Lo spettacolo continua:
Tieffe Teatro Menotti
via Ciro Menotti, 11 – Milano
fino a domenica 25 settembre, ore 21.00

El nost Milan
elaborazione drammaturgica Emilio Russo
con gli attori della compagnia Tieffe Teatro e l’Orchestra di Via Padova
direzione musicale Massimo Latronico
con Marco Balbi, Francesca Gemma, Alberto Onofrietti, Federica Debri, Roberta Lidia De Stefano
luci di Mario Loprevite

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