Scacco alla Regina

Al Teatro Tor Bella Monaca, va in scena Elisabetta I, le donne e il potere, da un testo di di David Norisco sull’ultima sovrana della dinastia Tudor, con Maddalena Rizzi e la regia di Filippo d’Alessio.

Elisabetta I Tudor fu una delle più complesse e controverse figure dell’età moderna. Vittima di una lacerante relazione familiare con il padre Enrico VIII, da cui venne esiliata in giovanissima età nel palazzo di Hatfield, e con la sorellastra Mary, che per paura di essere deposta la confinò nella Torre di Londra, fu anche carnefice di Mary Stuart, la cugina che fece decapitare perché colpevole del complotto Babington. Con il trionfo contro l’Invincibile Armada spagnola portò l’Inghilterra e l’Irlanda, di cui riuniva le corone, nel novero delle potenze europee e seppe gestire senza fanatismo i contrasti civili e religiosi tra puritani, anglicani e cattolici, anche se in tal senso mostrò minore tolleranza in Irlanda e in altre zone dell’Inghilterra del Nord.

La vita e il regno della regina vergine furono lunghi e tormentati e sulla valutazione della sua statura politica esiste ancora una certa controversia storica. Tuttavia, due fatti sembrano trovare sostanziale unanimità: il primo è quello dei successi materiali degli anni  elisabettiani, caratterizzati come furono dalla prosperità economica, dalle vittorie militari e dallo splendore culturale e, in particolare, teatrale. Il secondo è relativo alla lucida consapevolezza con cui Elisabetta colse lo spirito del tempo, vale a dire il fatto che la monarchia anglo-irlandese, per sopravvivere e prosperare, dovesse assolvere alla necessità storica inerente alla costruzione di un immaginario assolutista.

Per esempio, la restituzione simbolica del proprio corpo in un’inedita ritrattistica che ne esaltava la sessualità mistica e l’autorità imperiale (come nel caso del celebrativo Ritratto dell’Armada) doveva esattamente provocare e stimolare la percezione della coincidenza tra sovrano e nazione – in un legame tanto identitario, quanto rappresentativo – come due entità potenti perché inviolabili.

Elisabetta non fu una femminista ante litteram, tutt’altro, ma non nascose quella che oggi chiameremmo differenza di genere e, una volta salita al trono, riuscì a incorporare l’autorità virile del potere nei propri attributi femminili.

Di fronte a un personaggio talmente sfaccettato da essere naturalmente teatrale e a un così vasto arsenale tematico, il testo di David Norisco presenta una pochezza e una banalità disarmante sia dal punto di vista storico-culturale, sia da quello drammaturgico. Elisabetta è una donna dai tratti pseudo-isterici, ripete compulsivamente le proprie contraddizioni nei confronti del popolo che odia e ama e da cui è odiata e amata, indugia puerilmente sulla propria sessualità con risatine e argomentazioni adolescenziali e svuota completamente la propria aura di monarca assoluta e la propria concretezza di donna.

Maddalena Rizzi mostra grande attenzione e concentrazione nel muoversi sul palco a mo’ di regina degli scacchi e nel non guardare mai direttamente il pubblico (come a restituire plasticamente la distanza che la separa dalla plebe), ma la sua generosità non compensa l’interpretazione scolastica con cui prova a «giocare su altri suoi sentimenti: la solitudine, il piacere di essere riuscita a sopravvivere nonostante tutto, il desiderio di urlare al mondo che abbiamo potere di farlo, e che dobbiamo prima di tutto convincere noi stesse».

L’eventuale guanto di sfida al patriarcato lanciato da una donna al potere e/o la contestazione della tradizionale immagine del femminile tramandata da Paolo di Tarso con la Prima lettera ai Corinzi a Timoteo secondo la quale «la donna impari in silenzio, in piena sottomissione» (sulla cui autenticità, in realtà, esiste un acceso dibattito), evaporano in una drammaturgia priva di spessore, enfasi o ritmo e finisce per vanificare la bella intuizione che caratterizza visivamente la pièce, ossia la costruzione della dinamica scenica da parte di Filippo d’Alessio e Tiziano Fario come se fosse «una partita a scacchi immaginata dagli uomini giocata da una donna» e abitata da splendidi manufatti raffiguranti alcuni pezzi (Cavallo, Alfiere, Torre, Regina) con cui Elisabetta si trova a interagire nel corso della ricostruzione della propria vicenda.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Tor Bella Monaca

via Bruno Cirino angolo Via Duilio Cambellotti
venerdì 31 luglio e sabato 1 agosto ore 21 – domenica 2 agosto ore 18

Elisabetta I, le donne e il potere
di David Norisco
con Maddalena Rizzi
regia Filippo d’Alessio
musiche Eugenio Tassitano
scene Tiziano Fario
costumi Silvia Gambardella
Produzione Seven Cults

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