Storie di ordinario amore famigliare

paolo-grassi-milanoA tre anni dal successo de Il caso della famiglia Coleman, il giovane regista Claudio Tolcachir, esponente della “ondata argentina”, torna al Piccolo Teatro con la sua compagnia, Timbre 4, e uno spettacolo fresco e intenso, Emilia.

Arriva un’età in cui si hanno più ricordi che vita e i morti son più presenti dei vivi. Lo dice lei, Emilia, la niñera, che di vita sua ne ha avuta poca. Gli anni migliori sono stati quelli dedicati al piccolo Charlito, rinunciando a esser madre del proprio figlio per far la bambinaia a un niño non suo. E infatti, Charlito, appena compiuti i 17 anni è partito per fare l’università e lei si è trovata letteralmente a vivere in mezzo a una strada, con un’altra sola ragione di vita: un cane. E così via. Un’esistenza spesa a partecipare a mondi di altri, guardando la vita da uno spioncino.
Emilia e Charlito si rincontrano, lui è ormai è un adulto fatto, si è appena trasferito in una bella casa di Buenos Aires, e così la invita da lui: prima a conoscere la famiglia, poi a dormire, poi a restare.
Ci troviamo in una casa, ma fredda, non ancora vissuta, priva di ricordi; senza muri, ma claustrofobica; le pareti sono pile di coperte che gli attori usano come sedie o letti, eppure sembra manchi l’aria. Siamo in una famiglia composta da un padre che ostenta amore per il figlio e per la moglie, eppure in realtà non c’è vera famiglia e una violenza sotterranea e insieme esibita si mescola a un sotto testo di solitudine profonda che impregna ogni rapporto.
L’amore è detto e cercato, rincorso nel tentativo di renderlo reale e fermarlo, toccarlo. Emilia assiste come noi allo sgomitolarsi di complicate dinamiche famigliari. Il suo bambino, il suo Charlito, le appare per un attimo come uomo, finalmente, realizzato e felice. Non c’è niente di vero, il legame famigliare è in realtà intessuto di denaro, “trame così sottile da non vedere la cucitura” direbbe De André. E però arriva il momento in cui tutto si strappa ed Emilia si trova ancora una volta a uscire dall’ombra solo per rattoppare gli errori del “suo” bambino, la cui solitudine patologica si è trasformata in violenza mascherata da esuberanza.
L’efficacia della scenografia – fatta appunto di un recinto claustrofobico di coperte e di una porta, da cui gli attori entrano ed escono dalla casa-centro della scena – contribuisce a trasmettere la sensazione di tensione quasi isterica che scorre sotto l’euforia nevrotica di Charlito e del “figlio”, tanto quanto nel silenzio catatonico della “moglie”.
Quest’atmosfera costantemente sopra le righe è perfettamente interpretata dagli attori, forse solo Francisco Lumerman si può dire scada a volte nel caricaturale. Delicata e insieme frizzante Elena Boggan, capace di raccontare un’esistenza di retrovie e d’irrompere nella famiglia con racconti invadenti sull’infanzia di Charlito.
Nonostante la qualità dello spettacolo nel suo insieme, l’impressione è di uscire da teatro insoddisfatti. Manca qualcosa, forse un’urgenza condivisa, forse una scintilla che accenda lo spettatore e lo faccia innamorare del mondo di Tolcachir.

Lo spettacolo è andato in scena
Piccolo Teatro Grassi
via Rovello 2, 20121 Milano
dal 9 al 19 aprile 2015

Timbre 4 presenta
Emilia
scritto e diretto da Claudio Tolcachir
con Elena Boggan, Gabo Correa, Adriana Ferrer, Francisco Lumerman e Carlos Portaluppi
scenografie e assistente regia Gonzalo Córdoba Estevez
disegno luci Ricardo Sica
produzione Timbre 4
in coproduzione con Centro Cultural San Martin de Buenos Aires e Festival Santiago a Mil, Cile
in collaborazione con Teatro Pubblico Pugliese
in collaborazione con SIA Società Italia-Argentina
coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma

spettacolo in lingua spagnola con sovratitoli in italiano

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