«Vince chi crede di poterlo fare» (Virgilio)

teatro-argot-studio-romaGrande successo di pubblico, con ben due repliche over, per Eneide – Ciascuno patisce la propria ombra al Teatro Argot, «esito di un percorso di residenza e sostegno produttivo realizzato in collaborazione con Dominio Pubblico».

Eneide è un allestimento le cui fragilità sono evidenti, del quale – nonostante l’alto tasso di emotività attoriale – non sfuggono di certo la scolasticità di diversi elementi tecnici, dalla scenografia alla regia, che funzionano bene fintantoché rimangono al servizio delle (ottime) interpretazioni e di un testo funzionale nel volgersi in forma di lamento elegiaco, incrociando così gli aspetti personali delle tre donne narranti a quelli dell’eroe cui prestano voce, anima e cuore.

La creatura di Matteo Tarasco, che ha emozionato il pubblico dell’Argot per ben quattro giorni e sei repliche di sold out, agli acclarati meriti accompagna alcune sbavature drammaturgiche che, più che come criticità, ci piace pensare possano essere stonature e sfumature di colore. In un certo senso, serie nella misura in cui facilmente evitabili se non fosse per quell’eccesso di ambizione con cui (non di rado) gli artisti macchiano una altrimenti più opportuna semplicità.

Tuttavia, non si può certo accusare un regista di eccesso di ego, senza negargli quel diritto al «diventare ciò che sei» che poi ne costituisce l’essenza più propria. Una smania che in questo caso si riscontra proprio nel non lasciare tutta la scena alle protagoniste, attrici convincenti nel versare fiumi di lacrime ed esprimere vocalmente i propri patimenti amorosi come bramosi e passionali personaggi alla Marlowe, meno nelle minime e precarie dinamiche sceniche imposte da una direzione indiscreta anche per l’imposizione di un accompagnamento musicale pesantemente ridondante, incapace di isolare l’attenzione sui volti trasfigurati e sulle voci vibranti delle tre donne.
Un disturbo palesatosi, non a caso, con particolare evidenza nelle (poche) circostanze di silenzio (i momenti più coinvolgenti dell’intero racconto), come la variazione emotiva della trasformazione in ombra degli ultimi due quadri e la chiusura con il bell’effetto – finalmente – dell’alterazione cromatica dal rosso (che cinge le pareti della scena e i corpi con evidente intento simbolico) al verde.

C’è, però, una peculiarietà che obbliga a guardare a questa Eneide con una attenzione non da critico tout court.
Si tratta, infatti, di un esperimento nato all’interno di una scommessa più grande, ossia Dominio Pubblico, la stagione congiunta che vede coinvolti lo storico teatro di Trastevere e il Teatro dell’Orologio.
Una esperienza nata, speriamo, con l’intenzione di durare e a cui auguriamo di riuscirci, non fosse altro per la reale e non chiacchierata capacità di investire sul futuro con la formazione di un gruppo di Under 25, presente a ranghi quasi completi per l’occasione, oltre che per la qualità artistica di un cartellone non sempre innovativo, ma comunque alto.

Lasciarsi andare a valutazioni immediate di un allestimento così complesso, nato solo pochi mesi fa e praticamente dal nulla, significherebbe omologare il teatro a prodotto di consumo che deve presentarsi immediatamente finito per essere apprezzato.
Pensiamo, invece, che un contesto fertile – perché favorevole, paziente e di supporto – sia un fattore indispensabile anche per registi esperti, interpreti notevoli e organizzazioni rodate, e per poter avviare la nuova narrazione in un mondo (del teatro e non solo) dove si è ancora giovani superate le soglie dei quarant’anni, mentre i veri giovani continuano a essere educati fin dalla scuola alla reiterazione di una tradizione tanto grande quanto stantìa.

E se la critica non vuole limitarsi a una semplice funzione descrittiva dell’esistente, se la scommessa era rompere il ghiaccio in un paese dove tutto è immobile, allora non si potrà che riconoscere nello straordinario successo di pubblico di questa ennesima tappa di Dominio Pubblico, una testimonianza del valore costruttivo della strada intrapresa dai teatri Argot e dell’Orologio, e la riprova – magari – della sua giustezza.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno di Dominio Pubblico:
Teatro Argot

via Natale del Grande, 27 – Roma (Trastevere)
7 – 8 febbraio ore 21.00, 9 febbraio ore 17.30 – REPLICHE SPECIALI domenica ore 21.00 e lunedì ore 21.00

Arte e Spettacolo Domovoj
Eneide – Ciascuno patisce la propria ombra
tratto da Virgilio, Ovidio, Marlowe
di Matteo Tarasco
con Viviana Altieri, Nadia Kibout, Giulia Innocenti
costumi Chiara Aversano
assistente alla regia Katia Caselli
collaborazione artistica Luca Gaeta
fotografie Pino Le Pera
organizzazione Marilia Chimenti
esito di un percorso di residenza e sostegno produttivo realizzato in collaborazione con Dominio Pubblico

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