Spie come noi

Scuderie-Granducali-seravezza2Alle Scuderie Granducali di Seravezza va in scena Enigma. Testo di Stefano Massini interpretato con garbo e rigore da Ottavia Piccolo e Silvano Piccardi

Come nell’eccellente pellicola di von Donnersmarck, Das Leben der Anderen (Le vite degli altri), Oscar per il miglior film straniero nel 2007, Enigma di Stefano Massini tratta il tema spinoso dei faldoni della Stasi, dove erano raccolte tutte le informazioni sui personaggi che la DDR considerava in certo modo “pericolosi” per il regime – dagli insegnanti ai giornalisti, dagli intellettuali agli scrittori.
Lo spettacolo, ottimamente recitato e diretto, è però datato (sebbene scritto solamente nel 2009, in occasione dei 20 anni dalla caduta del Muro), e risente di un insieme di cliché che lo rendono piuttosto prevedibile fin dalle prime battute.
Innanzi tutto, in tempi di Person of Interest, l’immaginario collettivo è ormai avvezzo all’idea di un GF in grado di spiarci in qualsiasi momento (sul modello Echelon). A riprova, non ha fatto scalpore nemmeno il cosiddetto Datagate (del 2013), grazie al quale il mondo ha scoperto quello che il Guardian denunciava, ossia che “la Nsa aveva spiato le conversazioni telefoniche di 35 leader politici e militari mondiali, dopo aver ricevuto le utenze da intercettare da parte di responsabili governativi Usa”. Di fronte a questi fatti e a un universo politico dove il problema è controllare i controllori (chi sa, ad esempio, cosa stanno discutendo a porte chiuse i nostri dirigenti politici in merito al Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti?), l’anziano impiegato di Massini che seguiva da vicino i movimenti di sei cittadini della Germania Est fa davvero Ostalgie. Più interessante, oggi, sarebbe capire quando il cittadino europeo o statunitense abbia smesso di inorridire sui faldoni della Stasi decidendo che era accettabile derogare ai propri diritti (basti ricordare le norme contenute nell’Homeland Security Act o la pratica della Cia dell’extraordinary rendition).
La struttura dello spettacolo, di genere didattico, ben coniuga in certo qual modo un contenuto da DDR con i principi brechtiani. Ma come si accorse lo stesso Brecht (superando il teatro didattico con quello epico), la verbosità delle spiegazioni non sempre facilita la presa di coscienza del pubblico pensante, in quanto lo spettatore ha bisogno anche del divertissement.
Il dialogo e le contrapposizioni tra i due protagonisti (sempre misurati e credibili) è ricalcato, infine, su modelli ormai noti. Lo scambio di ruoli tra vittima e carnefice si è già visto in La morte e la fanciulla, nel cult Il portiere di notte e in molti altri drammi teatrali e pellicole, che denunciano situazioni non solamente di violenza ma anche di ambiguità morale ed etica perché, come scriveva Hannah Arendt in Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil (La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme), spesso è l’inconsapevolezza della portata delle proprie azioni, l’assoluta normalità del nostro essere e agire – e non la malvagità – a determinare il modo di vivere del singolo e della collettività in un regime totalitario.
Del resto, quello che si comprende bene è che la caduta del Muro di Berlino non ci ha consegnato un mondo né più sicuro né più felice. Mentre i conflitti armati si sono moltiplicati in maniera esponenziale, il nuovo regime economico di matrice liberista ha potuto gettare la propria maschera (non più pressato dallo spauracchio del Comunismo) per diventare quello che Sassen Saskia (nel suo libro, Espulsioni. Brutalità e complessità nell’economia globale) definisce come un insieme di “formazioni predatorie”.

Lo spettacolo è andato in scena:
Scuderie Granducali di Seravezza (Lucca)
domenica 10 gennaio, ore 21.15

Arca Azzurra Teatro e Ottavia Piccolo presentano:
Enigma
niente significa mai una cosa sola
di Stefano Massini
regia Silvano Piccardi
con Ottavia Piccolo e Silvano Piccardi
scene Pierluigi Piantanida
luci Marco Messeri
musiche originali Mario Arcari
con il contributo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. In collaborazione con Fondazione Terre Medicee

1 commento

  1. Ho visto lo spettacolo al suo debutto a Schio.
    E’ vero, lo scambio di ruoli fra vittima e carnefice non è certo cosa nuova, ma qui il gioco è un po’ diverso e dichiarato dall’inizio: lo spettatore sa che in ogni segmento almeno uno dei due personaggi mentirà e il gioco sta nell’individuare quale dei due (magari entrambi) in quel momento stia mentendo e su cosa stia mentendo, all’interno di un dialogo volutamente “normale” e credibile. Ognuno fa la sua mossa in questa partita all’interno di un meccanismo di progressivo disvelamento.
    Entrambi mentono ed entrambi sono rimasti intrappolati in un circolo vizioso desolante e senza senso che li vede incapaci di liberarsi dei meccanismi e dei fantasmi del passato.

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