Il curioso caso di Enrico IV

teatro-argot-studio-romaUn paio di guantoni rossi infilati sui pugni nervosi di un giovane atleta, Arialdo (Federico Le Pera), attraversano la scena, trascinando lo spettatore in un vertiginoso e rumoroso delirio cinetico.

Il frenetico movimento di un corpo impegnato in esercizi di flessioni e piegamenti viene doppiato dal penetrante crescendo del lamento di Ordulfo (Brenno Placido), appoggiato ad una stampella e fasciato mani e piedi dopo uno scontro violento con «il vecchio». L’entrata di Landolfo (Tiziano Panici), che si incorpora nel dialogo con la sua seria e triste rassegnazione, assicura la localizzazione della situazione scenica: siamo nel palazzo di Enrico IV, un uomo che, cadendo da cavallo durante un ballo in maschera, si convince di essere il re di Germania e di vivere nell’XI secolo. Da quel momento la sua famiglia costruisce intorno a lui una farsa, un palcoscenico di attori e comparse impegnati a recitare nel mondo della sua follia. Nell’originale pirandelliano la trattazione del tema della maschera ha un risvolto duplice: la pazzia dell’uomo si fa maschera per fuggire alla propria vita, ma anche strumento per smascherare gli altri e i loro inganni.
Con il suo Enrico IV (ma forse no) Matteo Tarasco sfida nuovamente le coordinate spazio-temporali, attualizzando senza sbavature i protagonisti di un classico – «Amo i classici, perché sono i testi più contemporanei che conosco» – attraverso un capovolgimento di prospettiva e la conseguente rifocalizzazione del conflitto esistenziale. Spazio unico dell’azione è lo scantinato del palazzo dove i tre giovani attori, contrattati da un invisibile Di Nolli, attendono il “chi è di scena” da un’inquietante sirena lampeggiante. Obbligati a recitare di volta in volta parti diverse, a seconda degli umori e capricci del “vecchio”, l’allarmante segnale li getta in una forsennata “vestizione”, durante la quale i violenti scontri verbali e fisici denunciano l’agonico svolgersi delle loro esistenze recitando un ruolo, soffocante e opprimente per Arialdo e Ordulfo, utile e vitale per Landolfo, che trova nei panni della farsa il suo modulo esistenziale. L’entrata di Said (Sidy Diop), emigrato gabonese contrattato anch’egli per recitare la parte del vassallo del re, fa esplodere il precario equilibrio di una situazione paradossale, rivelando dissidi e scissioni interiori. La vita vera di Said squarcia irreparabilmente la finzione, posta sino a quel momento non come transitoria sovrapposizione ma come diretta alternativa alla realtà. Un gioco di specchi metateatrali caratterizza l’ ultima parte dell’opera che, come sottolineato ripetutamente dalla critica, prende le tinte di un thriller o di un romanzo gotico, e svela la confusa oscillazione tra realtà e finzione, essenza e apparenza, luce e ombra, vita e morte.
I “fuori scena” producono un intermittente effetto di spaesamento e suggeriscono molteplici interrogativi che arrivano a mettere in discussione l’origine stessa della farsa: chi aziona la sirena? Chi c’è nei piani alti del palazzo? La verità, la finzione, la realtà, il teatro o la vuota oscurità di un nulla che travolge vite alla ricerca di palpitanti significati e convincenti identità?
Per una regia che conferma il corposo contributo a un’audace evoluzione drammaturgica, l’opera indaga tra le pieghe oscure del non detto, non raccontato, non visto, illuminando la scricchiolante impalcatura della farsa. Nessun re, nessuna corte in scena, occupata invece da quattro interpreti capaci di far vibrare le varie corde della problematica modernità.

Lo spettacolo continua:
Teatro Argot Studio
via Natale del Grande, 27 – Roma (Trastevere)
fino a domenica 12 ottobre 2014
orari: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.30
12 euro intero, 8 euro studenti/over 65/disabili, 6 euro gruppi (min 8 persone)

Enrico IV (ma forse no)
da Luigi Pirandello
drammaturgia e regia Matteo Tarasco
con Sidy Diop, Federico Le Pera, Tiziano Panici, Brenno Placido
spazio scenico e luci Matteo Tarasco
costumi Chiara Aversano
assistente alla regia Katia Di Carlo
foto di scena Pino Le Pera
comunicazione Danilo Chiarello
produzione esecutiva Marilia Chimenti

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