L’amore tragico di Gioachino Rossini

opera-de-lyonAncora una volta, l’Opéra di Lione ci delizia con un’intensa opera emozionante: l’Ermione di Gioachino Rossini. Sotto la direzione del maestro Alberto Zedda, l’orchestra e i cori dell’Opéra hanno proposto una partitura originale di un dramma ancora troppo poco conosociuto del grande autore pesarese. Le voci di Angela Meade, di Michael Spyres, di Dmitry Korchak e di Enea Scala hanno conquistato l’esigente pubblico lionese.

Definito dallo stesso direttore Zedda come un “immenso poema d’amore”, Ermione è un’opera tragica, che narra di “un amore terribile e disperato di una passione che sfugge al controllo della ragione, annichilisce ogni freno morale, avvilisce ogni comportamento nobile e generoso, sciocca ogni sentimento umano con la forza devastatrice e irreprensibile di una marea”. Facente parte del repertorio serio del compositore pesarese, Ermione è un’opera raramente rappresentata e che, fin dalla primissima rappresentazione del 27 marzo 1819 al San Carlo di Napoli, che fu un bruciante fiasco, ha diviso il pubblico in entusiasti e critici. Ed è proprio uno dei grandi meriti del maestro Zedda, membro fondatore della Fondazione Rossini, quello di aver riportato l’attenzione del pubblico su quella produzione, ben più ampia di quella buffa e celeberrima del compositore, meno rappresentata e conosciuta. Ermione è la sesta opera seria di Rossini, opera estremamente difficile da approcciare e ricca di elementi innovativi: proprio queste due caratteristiche resero quest’opera di quasi impossibile comprensività per l’epoca.

Nel marzo scorso, il direttore dell’Opéra di Lione, Serge Dorny, durante la conferenza stampa di presentazione della nuova stagione, aveva parlato di una stagione dedicata all’arte del ri-fare, della rammemorazione come dispositivo per riattivare le opera perdute, sconosciute o, oramai, consegnate ad una storia lontana. Dopo L’ange du feu, Ermione si inserisce perfettamente in questa linea di ricerca e, anche in questo caso, non possiamo che dirci non solamente soddisfatti, ma estremamente conquistati dalla scelta.

L’opera si apre con un’ouverture particolare dove, insieme alla parte musicale, vi è l’intervento del coro dei prigionieri troiani che sottolinea l’atmosfera cupa e dolorosa del dramma. Fin dalle prime note, abbiamo già tutto Rossini condensato. La trama musicale contiene aperture epiche, profondità drammatiche il cui côté oscuro è stemperato da classicità tipicamente rossiniane. Se i flauti sono soavi come il canto degli uccelli, gli archi si lanciano in una cavalcata sostenuta dagli ottoni: Rossini in tutto il suo splendore e la sua ricchezza.

L’entrata in scena di Ermione (Angela Meade) e di Pirro (Michael Spyres) è attesissima dal pubblico in sala e il loro dialogo rappresenta forse il punto più alto di tutta l’opera. Un glaciale inizio lascia spazio, subitamente, all’incontro palpitante di due anime tormentate dove, le fioriture vocali intessute dalla Meade hanno il loro contrappunto nella lucente oratoria di Spyres fino ad finale che rappresenta una grande novità per l’epoca: le due voci si seguono, incastrandosi in un gioiello vocale fatto di amore e di odio, di nostalgia e di vendetta, ma senza che l’esplosiva voce della cantante americana prenda il sopravvento. Il dialogo rappresenta un intarsio elegante e raffinato, vivace e profondo. Il tono muta radicalmente con il successivo dialogo tra Oreste (Dmitri Korchark) e Pilade (il nostro Enea Scala). Le pungenti voci maschili danno una sferzata all’opera, insinuando un dubbio entusiasta. Oreste dichiarerà il proprio amore per Ermione, mentre la musica che accoglie questo fervore dell’eros su di uno sfondo intriso di thanatos, si disgiunge, tra gli archi che accompagnano le parole d’amore e i fiati che le interrompono, come a significare un impossibile avvenire. Il primo atto si chiude con la presenza di tutti i personaggi sul palco: ognuno esprime le proprie passioni e queste formano un’intricata trama (Oresta ama Ermione ma ella ama Pirro. Questi la rifiuta poiché ama Andromaca che, a sua volta, ama solo Ettore e il figlio Astianatte). Nonostante questa ricca e contemporanea presenza dei personaggi, qui non vi è alcun dialogo ed ognuno si pone angosciati interrogativi. Il genio di Rossini crea un gioco dinamico in crescendo deliziando gli spettatori più esigenti.

Il secondo atto vede Pirro protagonista e la voce di Spyres si allinea al piglio decisivo del re dei greci, mostrandosi capace delle più grandi profondità, come della lucentezza discorsiva, e provvista di una lieve opacità negli
acuti che la rende indistinguibile. La vendetta di Ermione si delinea: ella chiede a Pirro di eliminare il marito fedifrago, pentendosi, immediatamente dopo, della sua decisione. Ma Oreste, accecato dall’amore che nutre per la bella Ermione, è già partito per la spedizione mortale. Quando ritornerà da lei, Oreste non troverà l’accoglienza desiderata, ma una donna distrutta dal rimorso e da una nuova forza vendicativa. La donna invoca le Eumenidi mentre Pilate accorre per salvare l’amico Oresta dal linciaggio del popolo.

L’Ermione di Rossini vista all’Opéra di Lione rappresenta, senza dubbio, uno dei migliori spettacoli proposti in questa città durante tutto il 2016. Opera raramente rappresentata, Ermione si è rivelata una scelta azzeccata da parte della direzione, magnificata dalla bacchetta di un Alberto Zedda energico, intenso.

Lo spettacolo è andato in scena:
Opéra de Lyon
Place de la Comédie – Lione
domenica 13 novembre ore 16.00 (rappresentazione unica)

L’Opéra de Lyon presenta
Ermione
di Gioachino Rossini

Azione tragica in due atti, 1819
Libretto Andrea Leone Tottola dall’Andromaque di Racine

durata 2 ore e 40 minuti
direzione musicale Alberto Zedda
Ermione Angela Meade
Andromaca Eve-Maud Hubeaux
Pirro Michael Spyres
Oreste Dmitri Korchak
Fenicio Patrick Bolleire
Pilade Enea Scala
Cleone Rocio Perez
Cefisa Josefine Göhmann
Attalo André Gass

orchestra e cori dell’Opéra de Lyon

produzione Opéra de Lyon in coproduzione con il Théâtre des Champs-Élysée di Parigi

www.opera-lyon.com

Angela Meade © Faye Fox

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