Resoconti, incontri, scontri

teatro-guanell-milano-80x80Al Campo Teatrale fino all’1 febbraio il nuovo “testo-confessionale” di César Brie che attraverso la semplicità più spiazzante porta in scena le realtà più complesse da esprimersi: Ero, il ricordo, l’amore, la paura, la morte.

César Brie ci ha abituati a spettacoli che non sono d’ immediata percezione. E per fortuna: se tutto, nell’arte, fosse sempre chiaro e inconfutabile, oppure eclatante e sensazionale, avremmo i sensi anestetizzati alla poesia. Brie, invece, riesce a essere sorprendente con la più spiazzante semplicità. Parte del pubblico assiste allo spettacolo seduto sul palco, sentendo tutte le vibrazioni di un racconto autobiografico che, percorrendo sentieri di rose, girasoli e foglie secche, parte dal complesso e cosmopolita albero genealogico della famiglia di César per affrontare tutte le stagioni della sua vita. L’infanzia, la gioventù vissuta lontano dall’Argentina per inseguire l’arte a Milano, la maturità e le soddisfazioni artistiche, nonché le stroncature della critica e infine la paura della morte che incombe, ora che l’età inizia a farsi sentire con tutti i suoi pesi, quelli del fisico quanto quelli dell’anima. Ma è soprattutto per fare i conti con il bambino che è in lui, che César Brie decide di portarsi in scena in questa veste di “confessionale”. Un fanciullino che non va inteso solo nell’accezione pascoliana, perché l’infanzia di César ha significato tanta sofferenza e responsabilità, fin da piccolo. In uno dei tanti momenti toccanti dello spettacolo, César sembra mettere in una bara quello che era, per diventare finalmente grande: da piccolo non desiderava altro che diventarlo, ma, ora che lo è, non vorrebbe più esserlo. Eppure è tempo di essere responsabili.

Ma cosa vuol dire essere responsabili e adulti? Forse adattarsi ai gusti e al volere degli altri? Abbandonare lo stupore? Ecco che César riflette sulla sua arte, con tutte le stroncature che ha comportato, e capisce che se essere grandi significa essere prevedibili, significa asservimento ai poteri forti, ai gusti mutevoli del pubblico, ai pruriti della critica, allora lunga vita all’immaturità, alla spontaneità del bambino che cerca e vive stimoli veri, sentimenti forti, vita reale.

In scena da solo per un ora, Brie fa rivivere i personaggi con cui interloquisce attraverso oggetti semplicissimi eppure forti nella loro valenza simbolica. L’impatto emotivo è forte, soprattutto perché, come naufraghi, siamo condotti in un flusso di coscienza che non segue una traiettoria cronologica, ma si muove su stimoli e percezioni che arrivano come folate di vento che trascinano nel vivo di quel preciso ricordo. E proprio come una barca travolta da una tempesta marina, il pubblico rimane confuso ma affascinato al tempo stesso: ed è dolce naufragar in questo mare.

Lo spettacolo continua al
Campo Teatrale

via Cambiasi, 10 – Milano
dal 22 al 25 gennaio e dal 27 gennaio al 1 febbraio

Ero
testo regia interpretazione di César Brie
scene e costumi Giancarlo Gentilucci
musiche Pablo Brie
luci Daniela Vespa
produzione ARTIESPETTACOLO e César Brie
assistenza Tiziana Irti, Claudia Ciufreda, Marco Rizzo
ringraziamenti Gloria Bettelli, Giacomo Ferraù, Fernando Marchiori, Donato Nubile, Federico Manfredi, Umberto Terruso

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