Estremismo e minimalismo a passo di danza

indexAl teatro Mercadante di Napoli, due compagnie di danza internazionale si esibiscono con Extremalism, il corpo in rivolta, una riflessione sentita e appassionata sul corpo e la sua capacità di espressione di un disagio generazionale.

Uno spettacolo essenziale e minimale quello andato in scena il 18 e 19 giugno al teatro Mercadante di Napoli all’interno della rassegna teatrale Napoli Teatro Festival che, a partire dal 3 e fino al 28 giugno, ha invaso e invaderà il capoluogo campano di arte, musica, cultura e danza.
Extremalism è uno spettacolo per menti sensibili: nonostante il corpo in rivolta la faccia da padrona, è la mente la vera protagonista del dramma che si perde in infiniti e irruenti passi di danza, di braccia, di gambe, di sguardi, di nervi che si ripetono ritmicamente sino a diventare un mantra che scaccia via pensieri ed energie negative.
Extramalism unisce due compagnie di danza internazionali, il Ballet National de Marseille e l’ICKamsterdam, in occasione della celebrazione del ventesimo anniversario della collaborazione dei coreografi Emio Greco e Pieter C. Scholten.
Trenta danzatori in scena, ventiquattro di Marsiglia e sei di Amsterdam, trenta corpi, trenta riflessioni autonome – e nello stesso tempo corali – su quesiti che sono e resteranno irrisolti perché umani: come si comporta il corpo in circostanze estreme? Come reagisce a una crisi?
«Extremalism – si legge nelle note allo spettacolo – è il nostro urlo di battaglia, un urlo fisico in tempo di crisi».
Ma di quale crisi stiamo parlando?
La crisi è quella dell’uomo contemporaneo che – privato delle certezze forse ingannevoli, ma di certo rassicuranti del passato- si ritrova gettato in pasto alle belve, in mezzo al mare della precarietà del presente e dell’impossibilità del futuro.
Dinanzi a tutto questo, alla fame, allo stress, ai disagi psichici, alle nuove solitudini, alla digitalizzazione dei rapporti interpersonali, all’immigrazione, al terzo, ma anche al primo mondo, alle false democrazie, alle vere dittature, al tramonto di ogni responsabilità, ai problemi col cibo, all’ansia, alle nuove depressioni, alla difficoltà di rimanere semplicemente esseri umani, il corpo impazzisce e si mostra in tutta la sua vulnerabilità.
Non regge il peso del tempo, ma soprattutto non regge il peso della mente, in rivolta.
La danza diventa così un atto performativo, espressione di un disagio, di un meccanismo che si è inceppato e non sa come e da dove ripartire. Ma la danza è anche cura dell’anima, medicamento liberatorio e catartico, portatore di quiete e di pace.
Il titolo dello spettacolo Extremalism è contrazione di due termini: estremo e minimalista, aggettivi che trovano la loro declinazione in ogni aspetto della performance in scena.
Dalla musica del compositore islandese Valgeir Sigurosson che ha costruito la sua partitura sul tema con sette composizione, alla scenografia dell’artista Henk Stallinga che ha creato la scultura di luce Chain Reaction, ovvero una istallazione in movimento che gira su se stessa, come un pianeta alla ricerca della propria dimensione temporale e spaziale.
Dai costumi neutri ed essenziali che vanno dal nero al color carne dei danzatori, alle coreografie decisamente contemporanee che però – prima di essere tali – hanno attraversato la danza classica, quella moderna, quella tribale, quella buto e tutto ciò che è artisticamente attraversabile e, quindi, superabile.
È una danza decisamente contemporanea perché si stacca da tutti i parametri e le congetture della danza del passato: non la perfezione dei corpi, ma la loro scomposizione. Non il mantenimento della forma e dell’equilibrio, ma l’irruzione delle particolarità. Non l’ordine e l’asetticità del movimento, ma il sudore grondante e il respiro affannato dei danzatori a scandire il passare del tempo (contestualmente e metaforicamente) e lo sforzo dei corpi in tensione che per 95 minuti mantengono la scena.
Fa piacere ricordare che in tempi così duri in tema di immigrazione, di emergenza da Ventimiglia a Lampedusa, di Istituzioni e Stati europei scarica barile, Extremalism porta in scena danzatori multietnici a ricordarci che l’arte non ha pregiudizi né confini; fa piacere, oltretutto, che questo messaggio parta da una città interculturale per eccellenza come Napoli.
Lunga vita allora alla danza, portatrice di valori sani, al teatro, luogo d’arte e cultura, al corpo, non prigione, ma tempio sacro dello spirito.
Rimbalzano dalla memoria le parole di Rita Levi Montalcini: «il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente». Ci perdonerà il premio nobel per la Medicina. Noi siamo il corpo e la mente alla ricerca costante del meccanismo perfetto che non si compie, ma che intanto ci lascia sognare, escludendo i giorni in cui, purtroppo o per fortuna, ci fa disperare.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Mercadante
Piazza Municipio 1, Napoli
Il 18 e il 19 giugno 2015

Extremalism, il corpo in rivolta
ideazione e coreografia Emio Graco, Pieter C. Scholten
drammaturgia Jesse Vanhoeck
scultura di luce Henk Stallinga
sound design Pieter C. Scholten
musica Valgeir Sigurdsson
luci Henk Danner
design costumi Clifford Portier
produzione Ballet National De Marseille, ICKamsterdam
in coproduzione con Holland Festival, Festival Montpellier Dance 2015, Maison De La Culture D’Amiens
ICKamsterdam è sostenuto da Stichting Ammodo

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