Il bambino arcobaleno: piccola ode alla tolleranza

Un folto pubblico accoglie al Teatro di Rifredi di Firenze Fa’afafine. Mi chiamo Alex e sono un dinosauro e lo spettacolo, già oggetto di accese polemiche, ammalia ancora una volta gli spettatori.

Alex è un bambino un po’ diverso dagli altri, perché non ha ancora deciso se essere un bambino o una bambina. E oggi è un giorno un po’ diverso dagli altri, perché vuole dire al suo amico Elliot che gli vuole bene, ma non come a tutti gli altri, gli vuole bene un po’ di più. Si prepara ad affrontare questa giornata speciale insieme a un gruppetto di amici: due pupazzi, una bambola, un maialino di gomma e Natalia, modella laureata in ingegneria aerospaziale. Occorre decidere la mise più adatta – la felpa gialla o il vestito da principessa? Meglio il cerchietto di Minnie o la maschera di Thor? Le scarpe da ginnastica o quelle col tacco della mamma? Forse una e una sono la soluzione migliore… Ma i genitori di Alex, che sbirciano sgomenti dal buco della serratura, non capiscono l’importanza di questa giornata, né perché il figlio voglia vestirsi da femmina per uscire: è una cosa che gli concedono di fare in casa per gioco, ma lui è un bel maschietto! «Perché questo bambino non è come tutti gli altri?». Perché Alex non vuole scegliere se essere maschio o femmina, vuole essere tutto insieme, come l’ornitorinco, l’unicorno, e i dinosauri? O come i fa’afafine, persone che vivono a Samoa e «sono maschi​ o femmine quando vogliono, ma a nessuno importa». Proprio ai fa’afafine Alex chiede aiuto, perché lo vengano a prendere e lo portino sulla loro isola insieme a Elliot. Ma le cose non vanno affatto come il bambino aveva sperato e telefonate impreviste distruggeranno i suoi piani e le sue speranze. Infine i genitori, sospinti dal figlio a una nuova consapevolezza, sapranno accompagnarlo ad affrontare questo mondo ostile, o forse solo tristemente ottuso.
Se nell’Italia di oggi è difficile parlare di omosessualità, ancora più difficile è trattare l’argomento dei gender fluid – ovvero persone senza un’identità di genere fissa – specie se il protagonista è un bambino. Giuliano Scarpinato, ispirandosi al libro di Lori Duron, non solo ha avuto il coraggio di portare in scena questo scomodo tema, ma l’ha fatto egregiamente, con intelligenza e delicatezza estreme. Ci ha raccontato con grazia e senza affettazione i dubbi, i conflitti e le angosce di un bambino profondamente diverso, eppur sempre un bambino, in un mondo che non sa capirlo e che lo ferisce. Un solo attore, lo straordinario Michele Degirolamo, ha stregato il pubblico con una recitazione precisa ma scanzonata, ironica e drammatica, proprio come si addice a un bambino. Scene di rara bellezza hanno deliziato e commosso: un bacio scoccato in un vortice di pesci rossi, le rivendicazioni di un amore acerbo ma tenace, la stramba prova di solidarietà di due genitori nei confronti di un figlio speciale.
È bastato l’essenziale: un attore, un video, un’unica ambientazione. Nulla mancava per creare una magica suggestione che ci ha raccontato con garbo una storia dolce e dura allo stesso tempo, una favola moderna ma che affronta i temi antichi del rispetto e della tolleranza.
Lo spettacolo, vincitore di numerosi premi e patrocinato da Amnesty International, è stato al contempo oggetto di acceso dibattito per lo scottante tema trattato e fermamente osteggiato in tutta Italia dall’estrema destra politica e dai movimenti cattolici. Anche a Firenze ha incontrato una dura opposizione da parte della diocesi che ha cercare di scoraggiare le famiglie dall’assistere a uno spettacolo che «propaganda l’ideologia gender» e che sarebbe oltremodo pericoloso e confondente per i bambini.
La rappresentazione, nonostante il tentativo di boicottaggio, è stata accolta da un pubblico foltissimo ed eterogeneo, costituto in gran parte da famiglie con bambini. Allo spegnersi delle luci di sala è sceso il silenzio sulla platea, poco prima riempita da urla e corse. E calato il sipario al termine dello spettacolo, sono esplosi gli applausi; sui volti innumerevoli sorrisi e nessuna smorfia, se non quelle necessarie a nascondere qualche lacrima.
Grazie Alex, abbiamo bisogno di storie come questa.


Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro di Rifredi

via Vittorio Emanuele II, n° 303 – Firenze
sabato 18 febbraio, ore 21.00 e domenica 19 febbraio, ore 16.30

Fa’afafine. Mi chiamo Alex e sono un dinosauro
testo e regia Giuliano Scarpinato
con Michele Degirolamo
e in video Gioia Salvatori e Giuliano Scarpinato
progetto scenico Caterina Guia
luci Giovanna Bellini
visual media Daniele Salaris – Videostille
illustrazioni Francesco Gallo – Videostille
produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia – Teatro Biondo di Palermo

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.