Le inevitabili cicatrici lasciate dal tempo

Sul palcoscenico del Teatro i gli intensi “assoli corali” dell’autore Philippe Minyana, parte del ricco cartellone della rassegna Face à Face – Parole di Francia per scene d’Italia.

Parole che sembrano note, da cantare e ascoltare. Parole per raccontare e ricordare, o semplicemente per “dire”, per fare rumore, riempiendo silenzi altrimenti troppo lunghi e imbarazzanti.

Sono le parole le protagoniste assolute dei due atti unici Dovresti venire più spesso e Risalendo la strada ho incontrato fantasmi, tratti dal Trittico del tempo dell’autore francese Philippe Minyana, in scena al Teatro i di Milano, nell’ambito della rassegna Face à Face – Parole di Francia per scene d’Italia. Come spiega lo stesso autore, intervenendo durante lo spettacolo: «Le opere raccolgono scampoli di conversazioni, vicende realmente vissute legate alla quotidianità che, insieme, compongono un quadro più ampio e articolato, fornendo una diversa versione della realtà».

Insieme al tempo, le parole costituiscono il filo conduttore delle due storie, guidando gli spettatori all’interno di due vicende lontane tra loro, ma per certi versi molto simili, accomunate da un pervasivo senso di perdita (degli affetti, del tempo passato), contrastato in qualche modo da un’insopprimibile voglia di riscatto, di recupero dei giorni trascorsi, ormai parte di un passato irrimediabilmente perduto.

In Dovresti venire più spesso, interpretato abilmente da Clara Galante, le parole compongono quasi una partitura musicale mentre snocciolano la storia di una donna tornata nel suo paese d’origine per far visita ai parenti. Arrivata nel piccolo borgo di provincia, Francine si rende conto di come in quel luogo il tempo trascorra lento e indolente, quasi “congelando” una parte della realtà, ma rendendo sfuggente e irriconoscibile l’altra parte, quella più profonda e legata agli affetti, nascosta dalla mancanza di un reale dialogo con i propri cari, fermo a un livello superficiale e fine a se stesso. Viene a galla così il difficile rapporto che la protagonista ha con sua madre, un rapporto fatto di silenzi e di discorsi vacui. Il vero “dialogo” tra le due donne avrà paradossalmente luogo soltanto attraverso una lettera, inviata dalla madre alla figlia, in cui emergerà finalmente il profondo legame che lega l’una all’altra.

A dare voce al secondo “assolo corale”, Risalendo la strada ho incontrato fantasmi, l’attore Graziano Piazza, che incarna una sorta di viaggiatore alla scoperta dei luoghi del suo passato, attraverso una strada punteggiata di case e fantasmi, la cui esistenza è testimoniata soltanto dalla presenza delle loro voci. Prende vita così un monologo-dialogo che rasenta la follia, confondendo momenti realmente vissuti dal protagonista con desideri e situazioni semplicemente immaginate.

La grande forza evocativa del primo “assolo”, in grado di avvolgere completamente lo spettatore nella storia, dando sostanza alle vicende narrate, si stempera nel secondo testo, che perde parzialmente compattezza, rendendo meno immediata la comprensione delle vicende e del loro profondo significato e lasciando il pubblico nel dubbio che si tratti di un viaggio più onirico che cosciente, di una sorta di periplo dettato da una bizzarra immaginazione e non di un consapevole percorso interiore alla riscoperta di un passato realmente vissuto.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro i
Via Gaudenzio Ferrari, 11 – Milano
lunedì 9 maggio

Face à Face – Parole di Francia per scene d’Italia presenta:
Dovresti venire più spesso e Risalendo la strada ho incontrato fantasmi
due atti unici dal Trittico del tempo che passa di Philippe Minyana
traduzione di Anna D’Elia
regia di Alessio Pizzech
con Clara Galante e Graziano Piazza
produzione di Fondazione Teatro Vittorio Emanuele di Noto/Armunia/Festival Quartieri dell’Arte – Viterbo

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