L’eroe della ricerca del piacere

teatro-stabile-torinoAl Teatro Carignano di Torino va in scena Falstaff: l’eroe rinasce dall’opera shakesperiana per mano di Giuseppe Battiston, che porta in scena un elogio alla vita e al corpo.

Nel buio della luce del teatro Carignano di Torino, un intreccio di corpi scomposti e nudi si aggira alla ricerca del piacere.
Vino, sesso, un linguaggio colorito e piuttosto diretto: questi gli unici elementi che fanno da rivestimento a un set scenografico composto solo di voci e di corpi che, nel caos, si combinano per celebrare la vita.
Un tempo sospeso e teso solo alla continua ricerca di piacere non già dell’anima, ma solo del corpo, perché è il corpo il contenitore di un contenuto inafferrabile quale il sé. E se del sé non è possibile tenere le fila, l’io fisico e corporale diventa il nuovo protagonista di una vicenda di fughe e inseguimenti tutti diretti verso l’inconsistente meta del bene stare. Allora trova spazio e si fa avanti un io che si compiace del piacere più viscerale e corporeo possibile, che si afferma e si ribadisce soltanto attraverso il proprio contenitore, corpo, in una continua tensione verso se stesso e non oltre.
Giuseppe Battiston interpreta egregiamente le virtù del corpo, di chi conosce il modo di accarezzarsi il ventre e l’ego, di godere di tutto il tempo della vita, avanzando tra le pieghe dei giorni con la tronfiezza e la superbia di colui che sa di essere nella giusta direzione.
La tensione e la ricerca dell’eterno del piacere sono caratterizzate da un eterno ritorno, alle quali si oppone l’inequivocabile esistenza di un altrettanto eterno palesarsi del reale. Tale duplicità si esplica bene nei due volti impersonati magistralmente da Battiston, Falstaff ed Enrico IV insieme. Da molle eroe del piacere a sovrano algido e duro, l’attore tenta e, riesce molto bene, a mescolare le due anime della natura umana: corpo e psiche, ricomponendole egregiamente in un volto solo, che assume ora l’aspetto dell’uno, ora l’aspetto dell’altro.
L’occhio combinatorio dello spettatore è dunque chiamato a osservarsi nelle svariate sfaccettature della natura umana e a ricomporsi in un’unità fisico-mentale che Giuseppe Battiston vuole sollecitare.
Dalla rappresentazione della sfasatura tra corpo-mente si erge anche la possibilità di rappresentare un dissenso altro e tutto tipico della dinamica padre-figlio. Prendendo ispirazione dalle parole del Kafka di Lettera al padre, Andrea de Rosa porta in scena anche un’altra scissione umana, quella rappresentata dalla continua ricerca di approvazione che caratterizza il rapporto genitoriale. Una frattura che trova luogo nel contrasto tra il sé più autentico e quello riconosciuto dal contesto di appartenenza, da cui Falstaff non viene accettato.
Una rottura interiore ed esteriore, una tensione, una ricerca, un viaggio, che si conclude nel sorriso dolce amaro di chi sa che questa vita la si può vivere solo ridendo, e deridendola.

Lo spettacolo continua:
Teatro Carignano

Piazza Carignano 6, Torino
fino al 2 novembre 2014

Falstaff
da Enrico IV/ Enrico V di William Shakespeare
Traduzione Nadia Fusini
Adattamento e regia Andrea De Rosa
con Giuseppe Battiston, Gennaro Di Colandrea, Giovanni Franzoni, Giovanni Ludeno, Martina Polla, Andrea Sorrentino, Annamaria Troisi, Elisabetta Valgoi, Marco Vergani
scene e costumi Simone Mannino
luci Pasquale Mari
suono Hubert Westkemper
movimenti scenici Francesco Manetti

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