Falstaff e l’allegra brigata

In scena, Le allegre comari di Windsor prendono la strada della commedia comica, in odore di macchietta, spensierata e mossa al divertimento.

Nel nuovo allestimento targato Politeama e firmato dalla regia di Roberto Cavallo non manca nulla. Il nome di spicco per attirare l’attenzione del grande pubblico (Ugo Pagliai torna sul palco del Silvano Toti Globe Theatre dopo aver interpretato uno splendido Re Lear nel 2008. Lui che è un attore pirandelliano, intenso, sceglie di vestire i panni di un personaggio iconico, un buffonesco marpione squattrinato e allegro, che è la quintessenza del vizio, appassionato del sugo della vita, votata alla convenienza, al gusto); non manca una messa in scena birichina, svelta ad acchiappare le eterogenee rappresentazioni di un intreccio leggero, pescandole nell’opera lirica, nel cabaret, nel cinema slapstick, nel varietà. D’altronde la commedia esonera da schemi rigidi e fintanto che la risata viene, insieme all’applauso, si è liberi di impugnare il testo shakespeariano e colorarlo in tono frivolo per una serie di scenette da non lasciare intuire alcuno spessore nei personaggi, caratterizzati più che da un ruolo psicologico e sociale, dal dialetto. Non manca una scenografia artisticamente eccentrica ed essenziale costruita con esosi arredamenti di legno intagliato, né costumi ampollosi e catalogatori delle mode storiche, con il giudice vestito da illuminista del Settecento, il parroco da puritano del Seicento, Falstaff in stile piratesco, i paggi con i cappelli napoleonici e le donne con abiti stile impero. Di musica, poi, ce n’è parecchia, Verdi al cambio di scena, il recitativo, la chanson francese e l’ensemble sgangherato tratto da Rossini, e puntualissimi giungono gli effetti sonori, il catino rovesciato è uno scroscio brioso. Interessante anche la scelta di presentare una nuova versione del testo, più attuale, talmente attuale da includere parole come “saccoccia” o “cicoria” genuinamente distanti dall’idea comune sulla contea del Berkshire inglese. E infatti siamo al Globe di Villa Borghese, nel cuore storico di Roma, pattugliato dal zelante personale Zètema prodigo nel far rispettare ogni obbligo e divieto. L’aria è fresca umida e ha il sapore di luglio, e gli spettatori ben vestiti si fanno le foto in posa davanti alle travi di legno, e nelle pause si assiepano in circoli minuti sciorinando le nozioni in materia scaricate da internet o rammemorate da Shakespeare in Love, beati dall’atmosfera e, in via puramente accessoria, da tutto quanto avviene in scena. Strano, perché in genere il pubblico di questo piccolo teatro che è un reale gioiello, una risorsa culturale e insieme un’esperienza di per sé, rimane entusiasta dall’incontro con i testi del Grande Bardo, quando sono ben realizzate e centrati. In questo caso, sembriamo tutti inciampati qui, in fila al bar, davanti ai bagni, in platea o nelle balconate. O forse è una sensazione personale. Ma è un peccato.

Lo spettacolo continua:
Silvano Toti Globe Theatre
largo Aqua Felix (piazza di Siena), Villa Borghese – Roma
fino a domenica 5 agosto, ore 21.15 (lunedì riposo)

Politeama Srl presenta
Falstaff e le allegre comari di Windsor
di Riccardo Cavallo
traduzione Filippo Ottoni
con Ugo Pagliai, Valentina Marziali, Daniele Grassetti, Franca D’Amato, Claudia Balboni, Stefano Patti, Gerolamo Alchieri
aiuto regia Mario Schittzer, Elisa Pavolini, Annalisa Biancofiore, Francesca De Berardis
disegno luci Umile Vainieri
costumi Susanna Proietti
disegno audio Franco Patimo

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