Dalla sfera alla spirale

Il Festival organizzato da Teatro Akropolis a Genova entra nel vivo, con la lettura pubblica firmata da Marco Martinelli a Villa Durazzo Bombrini.

Uno spettacolo teatrale che non è.
I primi venti minuti durante i quali Martinelli, lentamente, svolge la tela che racchiude al suo interno una pietra preziosa: l’idea di come e quale tipo di teatro si ritiene utile e necessario per l’artista ma anche per tutto il mondo che lo circonda.
E poi quaranta minuti in cui il regista e drammaturgo analizza a tutto campo i comportamenti utili versus quelli utilitaristici, il coinvolgimento del pubblico, i rapporti interpersonali – dentro e fuori la scena – e molto altro.
Un teatro che si interroga sul presente pur non dimenticando gli agganci con il passato; che produce stimoli e suscita curiosità; che non vuole essere accattivante perché questo assicurerebbe un pubblico fidelizzato; un teatro che vuole fare partecipe l’intera comunità della costruzione di quel luogo ove tutti hanno qualcosa da apportare (siano essi sul o di fronte al palco).
Un luogo ampio, che abbracci tutte le fasce d’età, persone provenienti anche da Paesi altri, con spettacoli che intercettino i diversi livelli culturali di chi si accosta al teatro.
Un luogo ove convivono persone che operano di libera scelta – non per una questione monetaristica o di cassetta (la qual cosa obbligherebbe a certe scelte e a comportamenti non voluti) – ma dove i ruoli non siano identificabili con la remunerazione economica, bensì legati esclusivamente alle capacità e ai bisogni di ognuno. Questo anche per evitare di finire nella rete dei finanziamenti pubblici che, a oggi, impongono scelte scellerate – quali il ricorso ad attori di richiamo, la riproposizione sempre degli stessi titoli, la produzione bulimica e non necessaria.
Martinelli pone per obiettivo, al contrario, la ricerca di un luogo che non sia chiuso, non una sfera, bensì una spirale che parta da un punto (luogo/persona/comunità) allargandosi e coinvolgendo a questo processo l’intera polis. Un fare teatro che è frutto di discussione, comportamenti e confronto serrato dove ognuno porta il suo contributo, per quanto piccolo, per superare il disgusto verso la politica di questi ultimi trent’anni, incentrata sull’arrivismo e i privilegi, anziché sull’impegno a comprendere la società e i suoi bisogni. Per una politica che sia al servizio di una comunità e non più tronfia, nella sua posizione al vertice della piramide. E siccome tutto è politica, pubblico e privato, anche il teatro non può che essere – in questo senso – politico.
Un ritorno a un fare teatro che è anche artigiano, ove il percorso si traccia giorno dopo giorno, errore dopo errore, dove nulla è dato per scontato e, pur nelle mille difficoltà, permette di esplorare e ricercare approcci altri di comunicazione, rappresentazione e nell’incidere su quanto avviene nel vivere sociale.
E l’amore verso il teatro e i suoi interpreti è simbolicamente racchiuso nell’ultimo movimento, in cui lo stesso Martinelli si fa spettatore (come nel teatro greco, dove il coro era composto da interpreti/spettatori), in attesa di quella magia che trasforma la parola in azione, l’immaginario in carne e sangue, la morte in vita.

Foto di Giampiero Corelli

Lo spettacolo è andato in scena all’interno del Festival Testimonianze Ricerca Azioni:
Villa Durazzo Bombrini

Genova
giovedì 13 aprile, ore 21.00

Marco Martinelli/Teatro delle Albe presentano:
Farsi Luogo
Varco al Teatro in 101 movimenti
(lettura pubblica, ingresso gratuito)

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