Una questione di qualità

Grande momento di spettacolo al Teatro Metastasio di Prato, che dal 16 al 19 marzo ha ospitato Faust, una riuscitissima co-produzione Italia-Cina. Pubblico in piedi per gli applausi finali.

La sublime espressione dell’Opera di Pechino si sprigiona in un manufatto teatrale di inconsueta bellezza, Faust, dove il tormento occidentale di Goethe si staglia sulle movenze degli attori della China National Peking Opera Company. Il codice stilizzato di un’arte che racchiude danza, canto, recitazione, arti marziali, si rivela aperto alla contaminazione, complice anche il tocco registico europeo di Anna Peschke. Forma teatrale secolare, ufficializzata solo nel 1790, l’Opera di Pechino contempla una rete fittissima di gesti ed esecuzioni da interpretare fedelmente, più che percorso psicologico, traiettoria del corpo – come un guscio o un cerchio, all’interno del quale c’è spazio e materia. Avvicinata spesso alla Commedia dell’Arte italiana, prevede ruoli e maschere standard, secondo una fissità che consente di navigare all’interno di variazioni minuscole e che, a contatto con una regia nuova e diversa come quella della Peschke, permette innesti e attraversamenti. Anche l’ensemble strumentale, rigorosamente live, si muove tra “musica composta da autori italiani (per contrabbasso, percussioni, chitarra elettrica ed elaborazione elettrica), e musica composta da un autore cinese su modalità melodiche tradizionali (per 4 voci, jinghu, yueqin e percussioni cinesi)“.

La quarta parete, in questo spettacolo, è abbattuta, e ricorrono gli spunti metateatrali, dove gli attori escono ed entrano dalla narrazione.
Il rigore formale domina il palco, che lungi dall’essere arido, attua un minimalismo evocativo – come da tradizione, la sedia e il tavolo si trasformano nei vari ambienti – assieme a una leggiadria che trapassa ed eleva lo sguardo. L’aggiunta della tecnica del teatro delle ombre è un’ulteriore sfumatura esterna,che non congestiona ma ossigena la rappresentazione.
I quattro attori condividono grazia, padronanza impeccabile della scena, controllo di voce, gesto e pantomima – che dal tragico sfocia nel giocoso e nel folle. La tentazione diabolica di Mefistofele è incarnata da un formidabile Xu Mengke, accattivante seduttore del male, quando consigliere, quando pagliaccesco, quando temibile avversario. Margherita è Zhang Jiachun, candida attrice dal falsetto limpido, con gli occhi capaci di trasmettere quella perdita della ragione che la porterà all’infanticidio. Faust, l’uomo patetico diviso tra istinti carnali e sapere, peccatore pentito la cui occasione di riscatto è perduta, è Lui Dake, imponente e stolido. Zhao Huihui, acrobata e combattente, veste gli abiti di Valentino, il fratello di Margherita.
Faust sta bene, sta male, non sa come stare (per citare un gruppo punk nostrano), in ginocchio di fronte al pubblico, disperato, lucido su cosa ha causato alla donna che non ha saputo amare, ma solo possedere, e che ha sfregiato con un’indifferenza mortale. Ma il suo pianto si trasforma lentamente in una specie di ghigno, mentre le luci lo fanno scomparire.
Forse Mefistofele, questa volta, ha avuto la meglio.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Metastasio

via Cairoli 59 – Prato
da giovedì 16 a domenica 19 marzo

Faust
Una ricerca sul linguaggio dell’Opera di Pechino
di Li Meini
basato sul dramma Faust: prima parte di Johann Wolfgang Goethe
progetto e regia Anna Peschke
con Liu Dake, Xu Mengke, Zhao Huihui, Zhang Jiachun
musicisti Vincenzo Core, Wang Jihui, Niu LuLu, Laura Mancini, Giacomo Piermatti, Wang Xi
consulente artistico Xu Mengke
musiche originali Luigi Ceccarelli, Alessandro Cipriani, Chen Xiaoman
scene Anna Peschke
luci Tommaso Checcucci
costumi Akuan
materiali scenici Li Jiyong
coreografie Zhou Liya, Han Zhen
durata 1 ora e 30′
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione/ China National Peking Opera Company

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