Una scarica di emozioni concentrate in dieci minuti.

Sala buia e musiche elettroniche, tutto concorre a creare un’atmosfera da film dell’orrore. Ma a teatro la paura è amplificata perché il film dell’orrore lo si guarda da dentro, catapultati direttamente sul palco, senza schermi che facciano da filtro. La sala è buia. Musiche graffianti riempiono la scena. All’improvviso fasci di luce sul palco a illuminare i personaggi: grotteschi – i volti coperti da gigantesche maschere inespressive, in pose plastiche.

Di nuovo buio. Musica sempre più insistente e poi ancora luce. Tutto è un colpo di scena. I primi minuti dello spettacolo – ideato dalla compagnia Zaches Teatro – sono questo: emozioni allo stato puro – sembra che tutto possa succedere. Ci si guarda intorno per capire quale sarà la prossima mossa. Gli attori non si muovono quando sono illuminati, e quando si accendono i riflettori non si sa dove siano. Sono vicino a noi? La paura dell’ignoto, l’incontrollabilità di quello che succede in scena: queste le corde toccate. Poi, però, l’assenza di una storia – lo stesso libretto di sala consiglia di non cercare un filo logico ma di lasciarsi guidare dalle sensazioni – e lo smorzamento dei toni, toglie allo spettacolo il suo alone di mistero e la sua forza di coinvolgimento. Lo spettatore si trova nella condizione di aver già vissuto tutto nei primi attimi della performance e, quindi, niente lo stupisce più. Sul finale ritorna qualche colpo di scena, ma la vera forza di Faustus! Faustus! è concentrata nei primi minuti di performance.

Le sensazioni che si vivono appena si stabilisce un contatto visivo e uditivo con la scena sono intensissime, ma prolungate nel tempo inducono lo spettatore a una sorta di rassegnazione: ci si abitua a tutto – anche alle forti emozioni e, questo, è stato l’effetto dello spettacolo.

L’impatto emotivo, anche se per poco, è risultato comunque fortissimo, complice anche una scenografia che, con un essenziale telo nero posizionato a semicerchio, restringeva il campo d’azione rendendo lo spazio scenico angusto e soffocante e restituendo la sensazione di essere inghiottiti. Uno sguardo più approfondito va invece rivolto al simbolismo presente nello spettacolo. In particolare, il dado è uno degli elementi fondamentali presenti sulla scena.

Questo oggetto, con la sua ambiguità, le sue facce, i suoi rovesci e la sua casualità, sta a rappresentare il destino: l’unica cosa che per l’uomo è ancora incontrollabile.

Lo spettacolo è andato in scena:
Spazio Pim Off

via Selvanesco, 75 – Milano

Faustus! Faustus!
Zaches Teatro
regia Luana Gramegna
con Luana Gramegna, Samuele Mariotti e Francesca Valeri
scene, maschere e oggetti Francesco Givone
music & live electronics Stefano Ciardi
manipolazione Enrica Zampetti
realizzazione costumi Anna Filippi
organizzazione e promozione Enrica Zampetti

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