Volere e potere

Torna a casa Fedeli d’amore. Il nuovo spettacolo di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, in scena al Teatro Rasi di Ravenna

Potremmo raccontarvi di un testo che, nella stratificazione di rimandi e simbolismi, monta come un mare in tempesta, onda su onda. Di una nebbia mattutina o crepuscolare che cala pesante sui campi come quella di Theo Angelopoulos; o si inoltra come voce, eco di Monna Gostanza da Libbiano, che nelle campagne portava soccorso alle donne, in un clima tra stregoneria e superstizione, in una bruma che celava l’indicibile, senza poterlo, però, nascondere all’occhio consapevole della guaritrice. La medesima consapevolezza dolorosa di un asino che, come in Au hasard Balthazar, si fa carico della croce di un’umanità disumana e che trova, nell’espressività vocale di Montanari, la propria voce. Di una stratificazione di significati che irrompe nella denuncia poetica, rimandando alle teorie dei fedeli d’amore (di cui il titolo), ma anche a quella doppia lettura del simbolismo dantesco, ormai largamente accreditata, che riconosce sotto quali spoglie si celi la Chiesa e quali abiti nuovi vesta l’Imperatore; perché il malaffare italiano è storia ormai millenaria e l’invettiva di Martinelli non risparmia nessuno – non meno di quella dantesca.

Potremmo parlarvi di un connubio vocalità/musica, dove la parola si pasce del suono e la musica sposa o si contrappone al recitativo – sempre dotato di grande espressività. In scena, non un accompagnamento più o meno melenso, o un intermezzo, bensì un fraseggio polifonico dove al preregistrato si sovrappone la tromba suonata dal vivo da Simone Marzocchi, e la voce di Ermanna Montanari compone un’autentica opera rock in cui Luigi Ceccarelli e Marco Olivieri sono anch’essi protagonisti assoluti, eppure al servizio dell’ensemble.

Potremmo descrivervi un uso di video, luci, giochi d’ombre che non appare mai come stucchevole ossequio ai dettami del Fus che premiano la multimedialità. Non un capriccio registico né tanto meno un’appendice spuria per baloccare lo spettatore. Bensì elementi integranti di una scatola magica, quale può essere il teatro – in grado di sorprendere e stupire, far pensare ed emozionare.

Potremmo raccontarvi di un ritmo crescente, di quella marea che tutto travolge, che scroscia come pioggia sulle nostre membra dolenti, che si erge come Teahupoo – l’onda perfetta – rifrangendosi, insieme muro visivo e sonoro, nel finale, a riva. Un the end never ending, che ci vede sdraiati sulla sabbia, stremati, a disegnare cerchi nella rena, per quel bisogno tutto umano e appena accennato, a fior di labbra, di un ritorno, dell’eterno ritorno.

Potremmo… Ma non vogliamo. Perché come un buon vino va sorseggiato, ed è inutile perdersi dietro le descrizioni leziose dei sommelier, uno spettacolo va visto, sperimentato, vissuto a fior di pelle.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Rasi

via di Roma, 39 – Ravenna
martedì 4 dicembre, ore 21.00

Il Teatro delle Albe/Ravenna Teatro ha presentato:
Fedeli d’Amore
Polittico in sette quadri per Dante Alighieri

di Marco Martinelli
ideazione e regia Marco Martinelli ed Ermanna Montanari
in scena Ermanna Montanari
musica Luigi Ceccarelli
tromba Simone Marzocchi
regia del suono Marco Olivieri
spazio e costumi Ermanna Montanari e Anusc Castiglioni
ombre Anusc Castiglioni
disegno luci Enrico Isola
tecnico luci e video Fagio
tecnico ombre Alessandro Pippo Bonoli
assistente luci Luca Pagliano
consulenza iconografica Alessandro Volpe
produzione Teatro delle Albe/Ravenna Teatro
in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia 2018 (Progetto cofinanziato dal POC Campania 2014-2020) e Teatro Alighieri di Ravenna

www.ravennateatro.com

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