Il tempo di dire basta

logo-Teatro-Lyrick-2013[1]In scena con una rappresentazione unica al Teatro Lyrick di Assisi, Perugia, Ferite a morte: uno spettacolo drammatico a tratti claustrofobico, che avanza per mezzo di contrasti utilizzando un linguaggio leggero, ma dai toni ironici e grotteschi tipico della Dandini. Una Spoon River in cui viene data voce alle donne vittime di femminicidio.

La pièce è stata anticipata da una chiamata di Serena Dandini in diretta telefonica con il pubblico. L’autrice e regista dello spettacolo ha annunciato che Lella Costa non sarebbe stata della serata a causa di un grave lutto familiare. La spiacevole notizia non ha apportato modifiche alla rappresentazione, che è andata in scena in versione integrale con tre attrici: Giorgia Cardaci, Orsetta De Rossi e Rita Pelusio che hanno interpretato anche le parti della Costa. Nel finale tre ragazze di Coop si sono poi esibite in un reading.

La scena teatrale è sobria: un leggìo, un grande schermo sullo sfondo, una scrivania che ha sul lato frontale un monitor su cui vengono proiettate immagini evocative dei racconti. La musica viene utilizzata per passare da un racconto all’altro.

«Avevamo il mostro in casa e non ce ne siamo accorti». Serena Dandini per il suo primo testo teatrale ha attinto a piene mani dalla cronaca e dalle indagini giornalistiche per dare voce alle donne che hanno perso la vita per mano del marito, del compagno, di un amante o di un ex fidanzato. L’intero spettacolo è stato costruito su una intuizione: e se le vittime potessero parlare?. L’autrice ha fatto in modo che queste donne fossero libere, almeno da morte, di raccontare la propria versione dei fatti.

«Ma, neanche mio marito se ne era accorto. Lui che aveva il mostro dentro». Ciò che si vuole evidenziare è come non basti urlare a squarciagola per farsi sentire da una società civile che ritiene la questione da risolvere in famiglia,  come si evidenzia nel racconto in cui una donna si trova da mesi dentro a un pozzo e senza che nessuno riesca a trovarla, nonostante le grida di aiuto. Eppure è stato suo marito a spingerla nel baratro.

«Sono rimasta in cinta cinque volte, ma di figli ne ho solo tre». Altro racconto, altra drammatica, solita storia, quello dello spirito di una delle donne che – in una triste battuta – svela tutto il proprio malessere: «Mi sono venuti a noia i broccoli e ho capito di essere in cinta». Si tratta di una frase che denota una profonda solitudine perché la donna si è sentita talmente abbandonata da non dover neanche confermare con un test di gravidanza o un consulto medico il proprio stato. Semplicemente svolgendo la propria quotidiana attività di casalinga ha intuito l’essere nuovamente mamma., tenendo però tutto nascosto. «Uno l’ho perso appena nato, mentre uno mi è rimasto nella pancia di sette mesi, sono morta prima».

«Perché prendi la benzina papà? La macchina va a diesel». L’innocenza del bambino si scontra con l’efferatezza e la crudeltà dell’uomo adulto che neanche di fronte alla voce del figlio vacilla nel proprio gesto. Ciò che è ancor più grave è il voler giustificare il marito anche da morta: «Non avevamo il mostro in casa, ci pensava a me. Mi ha colpito con una vangata, senza avrei sofferto molto di più». Molto spesso le vittime di violenza tendono a perdonare il proprio aggressore e a sminuire le colpe degli abusi da parte di questi.

«Il bambino lo avrei chiamato Vito, come il nonno». Spesso i racconti delle donne decedute si sono conclusi con delle postille che racchiudono della triste ironia e la dolcezza tipica del sesso femminile.

Peccato lo possano fare solo da morte.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Lyrick
Via G. D’Annunzio s.n.c , S. M. Angeli – Assisi, Perugia
sabato 25 ottobre

Ferite a morte
scritto e diretto da Serena Dandini
con Lella Costa
e con Orsetta de’ Rossi, Giorgia Cardaci, Rita Pelusio
aiuto regia Francesco Brandi
collaborazione ai testi a cura Maura Musiti

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