Plauto e Goldoni, perdono

Al Teatro Trastevere, fino al 4 aprile, è in scena Festa della Repubblica, commedia che fa rimpiangere il Bagaglino.

È indubbio che la tradizione italiana della commedia teatrale sia fiore all’occhiello della nostra storia e cultura; non solo, sarebbe anche impossibile comprendere la storia del teatro e il significato di tutta la drammaturgia occidentale se non facessimo riferimento a tutti quei grandi episodi, dall’antichità alla modernità, che hanno inteso l’ambiente teatrale come luogo di divertissment e occasione di evasione. Il teatro, se è arte, è anche spettacolo, perciò occasione esemplare per poter trasmettere messaggi morali mentre si ride e si trascorre una serata in allegria: da Plauto in poi, infatti, la maschera, lo stereotipo, il malinteso, la messa in scena di limiti e vizi privati sono diventati elementi che dalla scena teatrale sono passati prima al cinema, poi, in tempi più recenti, alla televisione. Questo per dire che la commedia è un genere importante che non può essere adottato in maniera approssimativa e banale, perché il passaggio da Goldoni ai Vanzina è sempre in agguato; questo diventa evidente quando si assiste a uno spettacolo come Festa della Repubblica, in scena al Teatro Trastevere fino al 4 aprile.

Il sottotitolo Cortocircuito teatrale non si capisce a cosa si riferisca: magari è un tentativo di dare una dignità a un testo inconsistente, pasticciato, spesso volgare senza necessità di esserlo e, peggio ancora, ingenuo quando tenta di darsi un tono con riferimenti goffi all’attualità politica e alla cronaca (considerando quanto sia di pessimo gusto scherzare sulla mafia di questi tempi). Sembra di assistere a una di quelle recite che fanno in piazza nei paesi di provincia, con la differenza che anche il folklore popolare ha un suo senso in un contesto ben determinato; qui i personaggi sono imbarazzanti, involuti, contraddittori, e se fosse comparso il gay di turno che fa allusioni sessuali e il tizio che balbetta di continuo, non ci sarebbe stato di che stupirsi. Un vortice insensato che produce solo rumore, altro che cortocircuito: la messa in scena è oltretutto trascurata, mentre suggestiva è la pensata di adottare una forma di “montaggio” sdoppiando la scena e mettendo in parallelo due eventi lontani. Anzi, ancora più suggestiva è la destrutturazione temporale dove i piani narrativi si incastrano senza seguire il naturale corso del tempo cronologico; però anche in questo lo spettacolo sembra voler essere altro dal teatro, magari cinema, anche se “cinema brutto”, magari anche televisione, forse Zelig o qualche altro programma costruito attorno a macchiette da Bagaglino. In altri termini, va bene fare commedia, scelta anche condivisibile da parte di un teatro importante come il Teatro Trastevere, ma anche la commedia, seppur non sia facile, va fatta bene.

Lo spettacolo è ancora in scena:
Teatro Trastevere
Via Jacopa de Settesoli, 3 – Roma

Festa della Repubblica. Cortocircuito teatrale
di Giancarlo Nicoletti
drammaturgia e regia Giancarlo Nicoletti
grafica e video Marko Carbone
assistente alla regia Valentina Migliore
scene Giovanna Sottile
aiuto regia Sofia Grottoli, Matteo Volpotti
con Stefania Fratepietro, Giancarlo Nicoletti, Valentina Perrella, Luca Di Capua, Matteo Montalto, Pierpaolo Saraceno, Alessandro Giova

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