Al Teatro Franco Parenti, una rilettura originale dei drammi di Pirandello.


«Mi venne in mente che quella era la commedia sulla famiglia borghese che Pirandello avrebbe forse voluto scrivere ma non aveva osato». Andrea Camilleri presenta così questa commedia, alla quale ha collaborato in quanto attento conoscitore del drammaturgo siciliano.

Il tema centrale sono i disagi e le nevrosi familiari, ma soprattutto i maltrattamenti e i soprusi subiti dalle donne. Questo era l’argomento di cui Pirandello, come rivela Camilleri, probabilmente non aveva avuto il coraggio di scrivere e mettere in scena, a causa di situazioni difficili all’interno del suo nucleo familiare.

In effetti c’è molto, moltissimo di Pirandello: la prima scena che ricorda l’inizio di I sei personaggi in cerca d’autore con la preparazione del palco, i nomi dei personaggi (Mommina, Leone, ecc.) e determinate situazioni – come il rapporto tra il padre e la figliastra, battute copiate da numerosi brani e incollate formando una sorta di collage, la struttura su più livelli. Non mancano gli effetti stranianti: ad esempio si gioca su un cellulare che squilla in platea e che ripropone nel pubblico la discussione su finzione-realtà che Pirandello aveva lanciato negli anni Venti. Curiosa e originale anche la scelta di mostrare simultaneamente sul palco tre vicende separate in una soluzione a incastro in cui i diversi piani sono collegati dalle medesime parole pronunciate dai diversi personaggi.

Interpretazioni degli attori ottime; in particolare si distingue, seppur con una parte di secondo piano, Diego Ribon nel personaggio di Leone (che recupera molto del personaggio di Leone Gala di Il giuoco delle parti).
Ma non è tutto oro quel che luccica e questa commedia soffre di molti chiaroscuri. Appaiono, ad esempio, fuori luogo e fastidiose le molte parti cantate; ma, soprattutto, sono esagerati i passaggi di tono, mai supportati da qualche elemento di raccordo: si passa così dai bei ricordi alle accuse, da una sonora imprecazione ai felici auguri di compleanno alla madre per i suoi sessant’anni – senza una parola, un suono, un’immagine che leghi i due sentimenti, esasperando i passaggi dal tragico al comico.

A pensarci bene anche Pirandello, talvolta, celava molto e lasciava gli spazi vuoti per riflettere. Sempre Camilleri scrive: <>. Il problema è che di tasselli ne mancano parecchi e il puzzle risulta incompleto. Quel che si ottiene è sì Pirandello, ma un Pirandello sminuito, svuotato, nevrotico.
Il progetto era eccezionale, ma la riuscita poteva essere migliore.

Lo spettacolo continua:
Teatro Franco Parenti
via Pier Lombardo 14 – Milano
fino al 14 febbraio
orari spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00 – domenica ore 16.30

Festa di famiglia
drammaturgia e regia di Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariangela Torres
collaborazione alla drammaturgia di Andrea Camilleri
da testi di Luigi Pirandello
con Manuela Mandracchia, Sandra Toffolatti, Mariangela Torres, Anna Gualdo, Fabio Cocifoglia, Diego Ribon
produzione Teatro Di Roma, Mercadante Teatro Stabile Di Napoli, Artisti Riuniti

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