Nella Centrale Idroelettrica di Trezzo sull’Adda, dal 6 al 23 maggio, la Cenerentola delle arti visive ha un ruolo da assoluta protagonista.

La nuova sala Bausch dell’Elfo-Puccini ospita una conferenza stampa quanto mai a tema: dal 6 maggio al 23 maggio, a Trezzo sull’Adda, avrà luogo la quindicesima edizione del Festival Adda Danza, uno tra i più seguiti nella provincia di Milano, tanto da registrare nella passata edizione il tutto esaurito. Oltre a dare un ampio spazio all’arte coreutica anche il côté architettonico è valorizzato da questo Festival, dato che lo spazio in cui si svolgeranno gli spettacoli è la Centrale Idroelettrica Taccani, esempio del meraviglioso stile Liberty.

Il Festival si apre con un compleanno: la compagnia Balletto di Roma, arrivata a mezzo secolo di attività, propone un doppio spettacolo in due diverse serate. Il 6 maggio va in scena una nuova versione di Otello, con la coreografia di Fabrizio Monteverde. Le musiche di Dvoràk fanno da leggero contrappunto ironico alle azioni dei ballerini, ambientate in un porto di mare, per sottolineare le partenze e gli arrivi di persone da mondi diversi. Mentre la seconda serata, venerdì 7 maggio, è di sapore argentino: la coreografa Milena Zullo rivisita uno spettacolo dell’anno scorso, Hora zero, e crea Contemporary Tango, che – come denuncia il nome – riprende i movimenti del tango, mescolandoli a un linguaggio più contemporaneo. La terza serata , domenica 9 maggio, è all’insegna della Spellbound Dance Company con Le quattro stagioni, che «abitano fuori e dentro un piccolo spazio, che […] sembra una casetta, una nave, un albero… un posto dove osservare le stagioni che mutano», come spiega il coreografo Mauro Astolfi, che spesso ha partecipato ad Adda Danza, e la cui formazione, prevalentemente internazionale, gli ha permesso di fare proprie esperienze diverse nel settore coreutico. Le musiche di Vivaldi sono mixate con quelle originali di Luca Salvadori – composte apposta per questo balletto – ovviamente non per suscitare un confronto impossibile con il grande maestro del passato, ma, parafrasando Salvadori, per avere più punti di osservazione e mettere a fuoco soggetti diversi, spesso sfuggenti.

Le serate di mercoledì 12 e venerdì 14 sono dedicate al coreografo Matteo Levaggi, formatosi alla scuola del Balletto Teatro di Torino, per il quale firma le tre creazioni di Trilogy: Primo toccare – della quale si rappresenta solo un estratto – Partita – su musiche di Bach – ed Echi e follie – su partitura originale del giovane compositore Lamberto Curtoni. In prima nazionale, invece, gli allievi del MAS, un’accademia triennale di preparazione professionale, affiancati da due danzatori del Balletto di Torino, mettono in scena Sheherazade one night, coreografia divisa in due parti: Melodia, con la musica elettronico-ambientale di Johann Johannsson e installazione video dei due artisti genovesi Corpicrudi, e Sheherazade Club, in cui il giovane Sheherazade – immaginato da Levaggi – concentrato nella ricerca del proprio io, affronta con la solitudine la coralità che lo circonda.

E sono di nuovo giovani danzatori, quelli del Junior Balletto di Toscana – compagnia che costituisce la struttura produttiva di tirocinio professionale della Scuola del Balletto di Toscana – a conquistare il palcoscenico domenica 16 maggio, danzando Sulle tracce di Diaghilev – ispirato al celebre direttore artistico dei Balletti Russi, che fece conoscere al mondo il genio di Vaslav Nijinskij. Lo spettacolo è composto da quattro brevi coreografie. À l’envers, di Alessandro Bigonzetti, riparte dall’ideale classico winckelmaniano di “nobile semplicità e quieta grandezza”; il Filo di Arianna, creazione di Arianna Benedetti, è una sequenza chiaramente ispirata al mito del Minotauro; il passo a due Le spectre de la rose, creato nel 2008 da Fabrizio Monteverde, è coreografia audace di una delle produzioni dei Balletti Russi; e per finire, Sagra della primavera, ideata da Cristina Rizzo per un corpo di ballo composto da 12 danzatori maschi, ha la qualità di partire dalla tradizione per creare qualcosa di completamente nuovo.

La compagnia Balletto dell’Esperia, giovedì 20 maggio, presenta tre titoli della tradizione coreutica, rivisitati da altrettanti coreografi contemporanei. Si parte con La morte del cigno, firmato dal francese Thierry Malandain – rivisitazione del pezzo di Fokine composto per Anna Pavlova e proposto ad Adda Danza da tre danzatrici. A fare da contrappunto alla scelta di moltiplicare le interpreti femminili, L’après-midi d’un faune è invece danzato da un duo maschile, con la coreografia di Eugenio Scigliano, che vuole così esaltare l’aspetto mascolino del ruolo. Chiude la serata una composizione di Paolo Mohovic, I quattro temperamenti, nel quale la distizione maschile/femminile è sottolineata da un’interpretazione quasi animalesca dei primi opposta all’eleganza e raffinatezza delle ultime.

Il festival si conclude dedicando due serate alla compagnia argentina Tangokinesis con le coreografie di Ana María Stekelman, Happy Hour, ad Adda Danza in prima nazionale, e Nuevo Tango. La tradizione del tango argentino ripensata e mostrata in una nuova e originale forma compositiva, mescolando i tangheros classici a ballerini moderni e classici. La compagnia, grazie alla lunga collaborazione tra gli artisti, riesce a raggiungere un’armonia e una sincronia incredibili.

«Nonostante i numerosi problemi dovuti alla diminuzione dei finanziamenti da parte degli Enti pubblici per le attività dello spettacolo, si è comunque riusciti a organizzare il festival», spiega Fiorenzo Grassi – Presidente dell’Associazione Culturale MilanOltre, e uno tra gli organizzatori. E il pubblico risponde in modo positivo a questo evento, a dimostrazione del fatto che la danza è un ottimo investimento, oltre che dal punto di vista economico anche da quello culturale. Dalla patria del Maestro Enrico Cecchetti, uno dei più importanti codificatori della danza classica, del resto, non ci si può aspettare che il perpetuarsi della tradizione di una delle arti più antiche che l’uomo abbia conosciuto.

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