Suggestioni emotive e liquidità luminose

Il Parco delle Energie (Ex Snia) di Roma ospita l’ottava edizione del festival Eclettica.

Eclettica è un festival senza finanziamenti, organizzato da tre associazioni attive nella promozione della cultura critica e indipendente, in seno a un lavoro attivo per la riqualificazione dei territori e delle periferie attraverso l’arte: Kollatino Underground, Post.it, Artempoo.
Dal 13 al 21 luglio, nella verde e ampia cornice del Parco delle Energie, si svolgerà questo fortunato e innovativo esperimento culturale, giunto all’ottavo anno di programmazione.
Nell’arco dei nove giorni della manifestazione, si alterneranno numerosi artisti della scena indipendente italiana con performance di teatro sperimentale, azioni performative, videoinstallazioni, fotografia, nuovo circo, cinematografia, laboratori di educazione ambientale, forum e incontri per immaginare e proporre percorsi di sviluppo locale sostenibile, legati alla valorizzazione delle risorse del territorio.
L’ingresso è gratuito a partire dal pomeriggio e l’accesso agli spettacoli e alle performance prevede una sottoscrizione libera.

Nell’ambito di Eclettica, la compagnia Santa Sangre propone il suo Sei gradi, uno spettacolo che sa di futuro e ipertecnologia; una riflessione di percezioni, luci ed emozioni a ridestare l’attenzione dello spettatore su uno degli elementi vitali e precari dell’esistenza umana: l’acqua.
Sulla scena, in una silenziosa penombra destinata a rompersi, una danzatrice androgina, coperta da un abito di struttura metallica e carta, separata dal pubblico da una lastra di vetro. Al di sopra di esso, un monitor, a proiettare fasci di luce scintille e bagliori luminosi, che tormentano e avvolgono il corpo della performer. C’è distanza tra il pubblico e l’alcova scenica, ma anche questa teca è destinata a rompersi, almeno emozionalmente. La danzatrice scandisce il respiro del movimento, mentre orde di ologrammi la investono. Dalla cellula degli inizi il corpo danzante progredisce, in una sorta di genesi evolutiva, e al contempo il suono liquido accompagna la protagonista nel suo rapporto con l’acqua, elemento cardine della performance. L’invasivo e pervasivo calore emozionale sprigionato nella danza si evolve nel sincopato momento della “siccità”: l’acqua viene sottratta al momento performativo e cessa il suo suono; l’abito cyber della danzatrice si decompone e un acceso arido senso accompagna lo sguardo degli spettatori. Ma come in tutti i circoli vitali, la fine coincide con l’inizio e magicamente, dagli ologrammi alle gocce rumorose, l’acqua torna a scorrere, restituendo linfa al microambiente dell’umanoide: l’androgina si muove tra gli scatti luminosi, creando forme, evocando ed emozionando l’inconscio sensitivo degli spettatori in un racconto in movimento, visivo, sonoro e performativo allo stesso tempo.
Il titolo deriva dai sei i gradi del surriscaldamento della superficie terrestre, come principio di un’apocalittica desertificazione, esterna e interiore, a ben pensarci.
Lo spettacolo, psichedelico ed emozionalmente invasivo, da tenerlo a lungo nel ricordo, è di complessa composizione. Al termine della performance abbiamo chiesto ai Santa Sangre di raccontarci come e perché abbiano deciso di mettere a punto Sei Gradi.

Cosa è Sei Gradi?
Santa Sangre:
«Sei gradi è uno spettacolo del 2008; qui l’elemento simbolico, che spesso accompagna le performance, è l’acqua. Questo tema è un po’ il filo rosso che conduce lo spettacolo: l’acqua come elemento vitale, un excursus sulla sua abbondanza e sulle conseguenze della sua carenza. Sei gradi parte dall’interrogativo sulle conseguenze del surriscaldamento terrestre con un approccio che non pretende di essere scientifico, ma sottolinea la reazione emotiva rispetto a un cambiamento del pianeta Terra».

La vostra performance si avvale di un apparato scenico e sonoro fondato sulla tecnologia elettronica. Come funziona esattamente il sistema che avete creato?
S.S.:
«Il sistema scenico adoperato per questo spettacolo è un sistema di riflessione della luce su di un vetro, che crea l’illusione di avere un ologramma in scena; oltre al video frontale ci sono altri due video, che creano l’ambientazione e riproducono un microcosmo all’interno dello spazio scenico. L’approccio non concettuale ma emotivo della messa in scena è volto al tentativo di portare lo spettatore all’interno di questo microcosmo, e di farlo emozionare: prima per la bellezza dell’acqua, poi, sottraendola, per stimolare in chi guarda una sensazione di mancanza rispetto a questo elemento fondamentale. Lo spettacolo si chiude infatti con una immagine di aridità e di morte, anche se poi la sensazione sonora ultima è l’ottimistico ritorno del suono delle gocce d’acqua; tutto ciò, per dare ciclicità allo spettacolo e per affermare, simbolicamente, che dopo la desertificazione tutto si può ricreare».

Il movimento corporeo, si fonde con il momento sonoro e con quello visivo, in una danza affiatata: in che relazione sono questi elementi nella trama complessa della performance?
S.S.: «In questo spettacolo vi è una equilibrata sinergia degli elementi audio-video con l’azione corporea sulla scena; questa è una modalità interna della nostra Compagnia, rintracciabile in ogni progetto di performance. Il punto focale del nostro percorso è quello di lavorare senza una gerarchia di linguaggi. Ci sono punti dello spettacolo in cui il corpo dirige e il video e l’audio accompagnano, ma questo rapporto viene costantemente ribaltato e ricostruito».

Lo spettacolo è andato in scena:
Parco delle Energie (Ex Snia)
via Prenestina, 175 – Roma
venerdì 13 Luglio, ore 23.00

Sei gradi. Concerto per voce e musiche sintetiche
di Compagnia teatrale Santa Sangre

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