Nuova vita a Cechov

castello-pasquiniAl Festival Inequilibrio di Castiglioncello, la compagnia Macelleria Ettore porta in scena i Racconti del maestro russo, in uno spettacolo insieme docile e feroce.

Un iniziale silenzio, ossessivo, malizioso, riempito dai gesti afosi dei quattro attori, che si guardano, si squadrano, si annusano con gli occhi. Distesi su un prato artificiale, seduti su un ceppo di legno, un divano, appoggiati a un lampione, abbandonati al caldo che li soffoca, ci si chiede come saranno le loro voci, se Čechov sarà tradito, storpiato, ridicolizzato. Poi, grazie alla regia felice di Carmen Giordano, e al magma interiore dei quattro in scena, le paure svernano. Qui non si finisce nella fossa comune della banale rappresentazione. Lo spettacolo si eleva dalla natura per guardarla dall’alto e riprenderla da angolature sempre diverse eppure sempre uguali, per tornare, infine, a incarnarsi in essa.

Le novelle di Čechov sono intessute di malinconia allo stato impuro e ironica tensione verso un punto di fuga, che confonde lo spettatore pur essendo in grado di mostrargli le molteplici direzioni di un’esistenza. Il grottesco, il nonsense, l’ottusità cattiva, il patetico, il decoro che strozza l’anima, si susseguono senza soluzione di continuità. Tutto questo – e altro – nei racconti dell’autore russo è un filo sottile che soffoca, lentamente, fino a che non manchi l’aria e si sia costretti a piangere di piacere o a ridere di disperazione.

L’atmosfera di questa Russia è incomunicabile – al pari dell’atomo, che non si vede a occhio nudo, pur esistendo. Attuare questa pressione atmosferica aliena, che nessuno strumento scientifico può misurare, è stata l’impresa riuscita a Macelleria Ettore. Una ruota dove i racconti si intersecano e sfumano con poche azioni suadenti, in un’armonizzazione rara, in battere, poi in levare, mai statica. Un’umanità che sfila in cerchio e vive il suo momento inglorioso e civettuolo; che si svela per quello che è, impaurita e confusa, ubriacona o vedova inconsolabile. Il crescendo delle scene è una costruzione in divenire, cementificata da una recitazione davvero in stato di grazia. Maura Pettorruso, soprattutto, è incisiva, rabbiosa, sensibile agli sbalzi d’umore. Angelo Romagnoli è una piuma che sembra piombo, un buffone puro, emozionante.

Questo è solo il primo spettacolo di una trilogia dedicata allo scrittore e drammaturgo russo, che terminerà nella Stagione 2016/2017 con Il giardino dei ciliegi. Se Carmen Giordano continua così, siamo già impazienti di vedere il suo prossimo lavoro.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno di Inequilibrio 2015:
Castello Pasquini

piazza della Vittoria, 1 – Castiglioncello (Li)
giovedì 2 luglio, ore 21.00
Macelleria Ettore_Teatro al kg presenta:

Senza trama e senza finale
testo e regia Carmen Giordano
con Claudia De Candia, Stefano Pietro Detassis, Maura Pettorruso e Angelo Romagnoli
disegno luci Alice Colla
scena e costumi Maria Paolo Di Francesco
musiche originali Renzo Rubino
organizzazione Daniele Filosi
consulenza drammaturgica Fausto Malcovati
una produzione TrentoSpettacoli in coproduzione con Armunia Festival Costa degli Etruschi e Centro Servizi Culturali di Trento

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