Il Festival d’Annecy, kermesse dedicata al cinema di animazione, arriva in Italia. Il Centro Culturale Francese di Milano gli dedica un’intera giornata.


Giovedì 10 dicembre, serata dedicata ai cortometraggi di animazione, scelti e selezionati tra le numerose pellicole che hanno partecipato al Festival d’Annecy. Al Centro Culturale Francese sono stati proiettati in totale dieci film, tutti realizzati con tecniche sofisticate e suggestive – visti i risultati – e, dati i passi in avanti che ogni anno compie l’animazione cinematografica, non c’è da stupirsi. Ciò che invece ha colpito piacevolmente, è stata l’attenzione riservata alla sceneggiatura. Ogni film possiede, infatti, una trama ben costruita, in nessun caso soffocata dalla fame di effetti speciali.

La mancanza quasi totale del parlato permette di apprezzare i tanti altri linguaggi utili alla comunicazione. Mentre tutti i film aiutano a riflettere, con la leggerezza e la freschezza che solo un cartone animato può regalare, divertendo sia i bambini che gli adulti, ma riservando anche altri piani di lettura.

Da segnalare Slavar, di H. Heilborn, documentario sui bambini schiavizzati nel Sudan, visti attraverso un’ intervista condotta da una giornalista a due vittime, liberate dopo un periodo di schiavitù. La pellicola affronta un tema delicato con particolari a volte brutali, alleggeriti dal fatto che la storia è raccontata sottoforma di cartone animato, il che aiuta a guardare il futuro con speranza e rende meno drammatica la visione della realtà. In questa dimensione il pubblico adulto può esercitare il proprio occhio critico, guardando le cose da un altro punto di vista, in forme diverse da quelle convenzionali – riuscendo così ad analizzarle e capirle.

A volte si pensa che la visione di immagini, anche se brutali, ci aiuti a comprendere determinate situazioni. Ma in una società ormai avvezza alle brutalità trasmesse quotidianamente in tv, la violenza non è più l’eccezione ma la regola. Al contrario, sentire la voce di due bambini e vedere un cartone animato, dove più che le immagini contano i suoni e le ombre, sono modi di rendere straniante – come Brecht insegnava – l’essenza del dolore di un’infanzia strappata.

Molto interessante, a livello estetico, Madagascar, carnet de, di D. Bastien. Diario di un viaggio nell’isola africana, si apprezza per il rimando a diverse forme artistiche. Si passa infatti da sequenze costruite come quadri eseguiti con la tecnica del puntinismo, ad altre che richiamano il mondo dei fumetti o, ancora, gli acquerelli e, infine, sequenze che utilizzano la tecnica dello stop motion.

Nel complesso il Festival si è rivelato ricco di proposte interessanti sia a livello di effetti speciali, sia per i messaggi veicolati dalle diverse pellicole – con un occhio attento al tema del diverso e al pericolo dell’omologazione, vista come annullamento della personalità. Messaggio questo particolarmente evidente in Ex-E.T. di B. Bargeton e L’homme à la Gordini di J.C. Lie.

Ancora una volta, la manifestazione francese si riconferma un importante appuntamento per il cinema di animazione di alta qualità.

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