Molto “Rumore” per Raffa

Fabio Canino riporta in scena Fiesta, lo spettacolo cult dedicato alla Carrà a venti anni dal fortunato debutto, con la regia di Piero Di Blasio. In cartellone fino al 26 novembre al Teatro Sala Umberto di Roma.

Nel foyer della Sala Umberto di Roma trionfano bellissime ed eleganti gigantografie della Raffa Nazionale, scatti di Marinetta Saglio, che ritraggono il caschetto biondo più noto della televisione italiana, e non solo, a cui Fabio Canino, suo grandissimo ammiratore, già vent’anni fa aveva dedicato lo stesso spettacolo.

Fiesta era già in programma in questa stagione, ma dopo la morte di Raffaella Carrà, avvenuta lo scorso 5 luglio, lo spettacolo è ora un tributo a colei che ha sempre abbracciato il mondo gay, divenendone un’icona.
Lo stile così unico e le tante innovazioni portate su quel piccolo schermo, già all’inizio degli anni ’70, accompagnate da canzoni dai ritornelli vivaci quanto inneggianti alla libertà sessuale, hanno fatto della Carrà un mito, unico e inimitabile, capace di arrivare a tutti quegli animi sensibili come Luca, interpretato proprio da Canino, che ogni 18 giugno (compleanno della Carrà), si ritrova con un gruppo di amici per festeggiarla.

In un appartamento in cui tutto parla di Raffa – dai quadri con la sua immagine, alla musica, che parte spesso e volentieri, mettendo sull’attenti i partecipanti – la serata, in onore alla diva della Tv, pian piano prende forma, tra battibecchi, confronti e tanta nostalgia.

Ad arricchirla ci sono Renato (Diego Longobardi), infermiere esuberante fissato per il fitness e per i bei ragazzi, Ivano (Sandro Stefanini), truccatore estroso di una nota influencer, nonché aspirante scrittore e Giuseppe (Simone Veltroni), “l’etero con dubbi”, collega di Luca, che viene sottoposto per primo al “gioco della verità”, tenendo in mano la statuina di Raffaella, alla quale Luca è oltremodo legato.
La spumeggiante serata, però, inizia a movimentarsi nel momento in cui alla porta suona Massimo (Antonio Fiore), aitante poliziotto, che si definisce eterosessuale al 150%.
Sarà lui a catturare d’ora in poi l’attenzione di tutti, ma sarà soprattutto il pubblico a decidere come finirà la Fiesta, dopo che Luca e Massimo hanno iniziato a simpatizzare.

È in questo momento che Canino oltrepassa la linea del palcoscenico per interagire con la platea, a suon di battute (immancabile quella sull’affossamento della proposta di legge Zan), mentre presenta i tre finali ideali, che il pubblico sceglierà per alzata di mano.
A una prima parte dello spettacolo caratterizzato da un botta e risposta dei protagonisti, che mettono in risalto vizi e virtù della comunità LGBT con quel “Plus”, ironicamente pronunciato da Fabio Canino, Fiesta si arricchisce di quel qualcosa in “più” quando Luca risponde alla domanda fatidica che tutti gli pongono, ossia perché ama così tanto la Carrà. Un momento più intimo, meno chiassoso, come invece è tutto il resto dello spettacolo.

Sicuramente la scrittura di un copione “leggero” è da apprezzare, ma troppo spesso la festosa commedia s’imbatte in un agglomerato di retorica, in cui a farla da padrona sono tanti luoghi comuni, farciti di sottili battute, che della Carrà, fulcro della Fiesta, ne restituiscono un’immagine troppo frivola e abusata. Se qualche anno fa, in modo più pacato, tutto questo funzionava, oggi il sapore di uno spettacolo così condito andrebbe ridimensionato per ricavarne una struttura più solida, che possa raggiungere un pubblico più trasversale, senza volerne necessariamente attirare solo una nicchia.
Questa riflessione nasce soprattutto scrutando sguardi sopra la mascherina e ascoltando i commenti di chi in sala non ha approvato del tutto i siparietti comici e auto-ironici degli attori, tutti molto calati nei loro personaggi, ma che in quell’arcobaleno di colori stigmatizzano troppo comportamenti e costumi.

Raffaella Carrà del resto è stata apprezzata e ammirata ben oltre i confini nazionali e il vero tributo sarebbe vedere ora come un’intero condominio farebbe Fiesta, unito in suo nome, senza discriminazioni e senza necessariamente etichettarla come Regina a capo di un unico “mondo”, quello gay, troppo inflazionato in questo contesto.
Fabio Canino, oltre ad attore e sceneggiatore della commedia, sembra esserne anche regista, tanto è padrone dell’intera scena; è invece Piero Di Blasio a dirigere l’allegra compagnia, che si sofferma poco sulle canzoni, quando invece sulle note di Io non vivo senza te, poteva nascere un bel silenzio in grado di far comunque “Rumore”, così da spezzare il susseguirsi mitragliante di parole.
Lo spettacolo, con i suoi finali a sorpresa proseguirà fino al 26 novembre alla Sala Umberto di Roma, ma il sabato sera, giorno legato per anni al nome della Carrà, si prende una pausa poiché Canino, in questo periodo, è anche uno dei giurati di Ballando con le stelle.
Quell’altarino posto al centro della casa ora ha un significato diverso, purtroppo, e non resta veramente che ballarci su per ricordare una donna incredibile, seppur senza Raffaella questa Fiesta non si può più definire fantastica.

Lo spettacolo è in scena:
Sala Umberto
via della Mercede, 50 – Roma
fino al 26 novembre
orari: da martedì a venerdì ore 21.00, domenica ore 17.00 e 21.00

Produzione OTI – Officine del Teatro Italiano presenta
Fiesta
di Roberto Biondi, Fabio Canino, Paolo Lanfredini
regia Piero Di Blasio
con Diego Longobardi, Sandro Stefanini, Simone Veltroni, Antonio Fiore
costumi Maria Sabato
scene Giacomo Celentano
movimenti coreografici Cristina Arrò (Ispirati alle coreografie originali di Gino Landi)

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