Alla ricerca di un senso

Al Teatro i, due pedine e due attori interpretano gli enigmi di Beckett in un ottimo Finale di Partita.

Leggendo le informazioni riguardanti lo spettacolo e non fermandosi al titolo e al nome dell’autore si trova una frase che racchiude il senso e l’originalità della rappresentazione: “Allestimento da scacchiera per pedine e due giocatori”. I protagonisti di Finale di Partita di Samuel Beckett – uno tra i più significativi ed enigmatici autori del Novecento – sono Hamm, un anziano signore impossibilitato ad alzarsi e cieco, e Clov, suo badante, incapace, al contrario, di sedersi e, più in generale, di fermarsi. Ma in questa sorprendente rappresentazione firmata da Teatrino Giullare – tra l’altro, vincitrice del Premio Nazionale della Critica e del Premio Speciale Ubu – i due personaggi sono delle vere e proprie pedine di legno posizionate su una scacchiera e manovrate (e, a loro volta, interpretate) in maniera eccezionale da due attori mascherati. Al limite del tavolo si trovano due piccoli bidoni della spazzatura, dai quali talvolta emergono i genitori di Hamm – sempre sotto forma di burattini. Negli angoli della scacchiera: due finestrelle, una rivolta verso la terra, l’altra verso il mare – unici accenni all’esistenza di un mondo esterno e simbolo di una realtà desolante e inafferrabile. Infine, il tavolo è illuminato da una lampada e da un riflettore, che proietta le ombre degli attori e delle pedine-personaggi sul fondo della scena, nell’oscurità incombente della sala.

Come spesso accade negli spettacoli di Beckett, non vi è una vera e propria trama: i due personaggi litigano, viaggiano di ricordi quasi insignificanti, cedono a momenti di profondo silenzio, vivono di ripensamenti – frequente la frase: «Ma lascia perdere…». Hamm aspetta la medicina, Clov guarda fuori dalle finestre. E non succede niente. Anzi, come più volte ripete Hamm: «e intanto si va avanti». La vita dei protagonisti e, di conseguenza, lo spettacolo alternano momenti di routine a silenzi densi di significato – esaltati dal battere delle mani o dei piedi dei due manovratori – mentre frasi enigmatiche e pregnanti scorrono, amplificate dallo sguardo degli attori puntato verso il pubblico.

Gli enigmi aprono infinite domande e problematiche: ci si chiede se i vecchi siano nei bidoni perché ormai “cestinabili”, se l’uomo è talmente insensibile da non provare più nulla di fronte alla scoperta della morte di una persona. Se il finale di partita consista in un inevitabile scacco. Cosa rappresentano le pedine. Ma soprattutto: che senso ha tutto questo? È uno dei cardini e dei grandi dilemmi della drammaturgia di Beckett: il significato delle sue opere, quello della vita. Emblematica una frase di Hamm che rompe un momento di silenzio: «E se la nostra esistenza avesse un significato?», partendo, quindi, dal presupposto che un significato non c’è.

E ancora: chi sono i veri protagonisti di questa rappresentazione? Le pedine o gli attori che le muovono? Probabilmente le pedine rappresentano la condizione dei due manovratori e, più in generale, dell’uomo. Ma allora, anche noi siamo delle pedine? Manovrate da chi? Non ci sono risposte. Non le forniscono né Hamm e Clov, né gli artisti di Teatrino Giullare, né Samuel Beckett. Forse perché l’uomo non è in grado di darsene.

Enigmatico e affascinante.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro iFinale di partita
di Samuel Beckett
(allestimento da scacchiera per pedine e due giocatori)
diretto e interpretato da Teatrino Giullare
scenografia e figure Cikuska
maschere Fratelli De Marchi
 
La personale di Teatrino Giullare presso Teatro i continua:
venerdì 13 e sabato 14 gennaio:
La stanza
di Harold Pinter
 
domenica 15 e sabato 16 gennaio:
Alla meta
di Thomas Bernhard
 
domenica 15 gennaio:
Lotta di negro e cani
di Bernard-Marie Koltès

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