Amori spinosi

Benedicta Boccoli e Maximilian Nisi sono i protagonisti al Teatro della Cometa di Fiore di cactus di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy. In scena fino al 22 ottobre con la regia di Piergiorgio Piccoli e Aristide Genovese.

La stagione della Cometa è iniziata con un grande classico del teatro, Fiore di cactus, che vanta varie trasposizione cinematografiche tra cui Cactus Flower, appunto, con Walter Matthau e Ingrid Bergman diretti nel 1969 da Gene Sakse e il più recente Mia moglie per finta con Adam Sandler e Jennifer Aniston. Entrambi i film si rifanno però a un successo teatrale ispirato a sua volta a una commedia francese.
Al centro della vicenda, geometrie amorose che vanno oltre il triangolo in mezzo al quale si trova Il dentista Giuliano Foch, scapolo convinto, che per evitare il matrimonio fa credere all’amante Tonia di avere moglie e tre figli. Quando la donna viene tratta in salvo dal dirimpettaio Igor, dopo un tentato suicidio con delle pillole alle erbe, Giuliano preoccupato promette di sposarla. C’è però un problema: Tonia vuole conoscere la moglie del dottor Foch. Entra così in ballo Stefania, l’irremovibile infermiera, sua segretaria, che sulla scrivania gelosamente custodisce un cactus. La burbera signora, segretamente, ha sempre avuto un debole per Giuliano e questa potrebbe essere un’occasione per uscire allo scoperto.

A dar anima e corpo al dottor Foch e alla sua segretaria, i bravissimi Maximilian Nisi e Benedicta Boccoli, con l’arduo compito, riuscito in parte, di caratterizzare i propri strambi personaggi senza cercare di somigliare ai tanti che si sono alternati sulla scena, nel corso degli anni, nei medesimi ruoli. La Boccoli è padrona sicuramente della scena risultando sexy fin da subito, con la divisa da infermiera, diversamente da quanto dovrebbe essere il suo personaggio, reso più goffo invece con il tailleur e il cappello solo in un secondo momento. Un Fiore di cactus che sboccia immediatamente, dunque, senza attendere il finale e con una metamorfosi costruita al contrario. Nisi, impeccabile con il camice, tra pubblico (nel suo studio medico) e privato (sul letto con Tonia), divide la scena sia con la Boccoli che con Anna Zago, ma con quest’ultima, nonostante la bravura e la simpatia dell’attrice, ogni scena risulta poco credibile. Non c’è una presenza scenica alla pari, per cui quella che dovrebbe essere una coppia di amanti, paradossalmente, insieme non funziona, semplicemente per una questione di ruoli, tanto che la Zago sarebbe risultata più credibile nei panni della segretaria del dottor Foch.
La commedia, inoltre, seppur farcita di deliziose battute tra innumerevoli equivoci, ha una durata eccessiva. Due e ore e mezza appesantiscono molto quella che, nell’insieme, è una storia che appare prevedibile anche agli occhi di chi segue gli eventi per la prima volta. La regia di Piergiorgio Piccoli e Aristide Genovese non ha dato tra l’altro nessun tipo di modernità, ambientando la pièce nei nostalgici anni ’80, ben sottolineati da intramontabili hit e costumi dell’epoca. Una ventata di freschezza, con riferimenti ai giorni nostri, avrebbe sicuramente ravvivato l’atmosfera rendendo il tutto più brillante, senza intrappolare quel Fiore di cactus in un terreno troppo asciutto.

La scenografia di Adriano Pernigotti è funzionale. La sala di attesa, dove si alternano gli ossessivi pazienti di Foch, si tramuta spesso, in poche mosse, nell’appartamento di Tonia e nella disco Smile, dove si incontrano/scontrano i protagonisti; proprio in questo ambiente i dialoghi risultano un po’ lunghi e a volte quasi improvvisati tra un ballo e l’altro.

Fiore di cactus resterà in scena fino al 22 ottobre, il giusto tempo per qualche accorgimento a un testo che è una metafora della vita in grado di tenere lo spettatore sulle spine.

Lo spettacolo continua:
Teatro della Cometa
via del Teatro Marcello, 4 – Roma
fino a domenica 22 ottobre
orari: da martedì a venerdì ore 21.00, sabato ore 17.00 e 21.00, domenica ore 17.00
(durata 2 ore e 30 minuti circa intervallo escluso)

Fiore di cactus
di Pierre Barillet, Jean-Pierre Grédy
regia Piergiorgio Piccoli, Aristide Genovese
con Anna Zago, Piergiorgio Piccoli/Daniele Berardi, Thierry Di Vietri, Matteo Zandonà, Anna Farinello, Ilaria Pravato, Federico Farsura
musiche Stefano De Meo
scenografia Adriano Pernigotti
realizzazione scene Palcobase
luci e fonica Samuel Donà
fostumi Rosita Longhin
direzione tecnica Claudio Scuccato – Sia Idee

produzione Teatro de Gli Incamminati e THEAMA Teatro

1 commento

  1. Non condivido molte delle critiche negative fatte allo spettacolo. Soprattutto la critica sulla lunghezza della durata. Su questo presupposto dovremmo tagliare tutti quei classici teatrali più lunghi di un tot tempo. Perché di classico si tratta per questa commedia trascritta da Tonino Pulci.
    Opinabile anche la scelta del periodo, gli anni ’80. A me è piaciuta molto.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.