Pedagogia e poetica: dialogo aperto

A Bologna si discute di teatro con chi il teatro lo fa: artisti, compagnie, operatori e università. L’ultima giornata di Performazioni 2019, l’International Workshop Festival organizzato e promosso da Instabili Vaganti nel capoluogo emiliano, vede cinque momenti di confronto e dialogo tra realtà italiane e straniere, la teoria confondersi e sovrapporsi alla pratica, due spazi – il LABOratorio San Filippo Neri e il DAS, Dispositivo Arti Sperimentali – trasformarsi in location d’eccezione tra storia e contemporaneità.

Allain e Guccini

La mattinata, nella cornice storica del LABOratorio San Filippo Neri, si apre con un’analisi ampia delle materie teatrali a livello universitario, grazie alla presenza del professor Gerardo Guccini, dell’ateneo bolognese, e del professor Paul Allain, arrivato appositamente dall’Università del Kent. I due docenti hanno dialogato fra loro sulle differenze e le complessità, ma anche sulle affinità elettive e i comuni intenti pedagogici nell’insegnamento delle materie di ambito performativo, sulle possibili interconnessioni con le arti figurative, sulla moltiplicazione delle cattedre a seguito della Riforma Berlinguer, sull’importanza della storia e di solide basi teoriche (che sembrano essere trascurate dai piani di studio anglosassoni) ma anche di un approccio più pratico – che è, al contrario, lontano dall’impostazione ancora pervicacemente storico-teorica di quelli italiani. Il professor Guccini ha anche puntualizzato come la mancanza, all’interno dei programmi delle scuole superiori, delle discipline teatrali come materia d’insegnamento (ovviamente esercitata da professionisti del settore) sia un problema a livello di sensibilizzazione delle fasce più giovani verso questa antica arte e per l’inserimento dei laureati in materie teatrali nel corpo docente (con conseguente mancanza di sbocco professionale). All’ombra della Brexit e delle ricadute economiche e organizzative che avrà, anche a livello universitario, entrambi i professori hanno puntato il dito sull’importanza degli scambi internazionali per una crescita ottimale degli studenti, ma anche per la costruzione di progetti transnazionali così importanti per la veicolazione del sapere e il finanziamento della ricerca.

Rita Maffei

Dopo una breve pausa sono intervenuti Rita Maffei, condirettore del CSS, Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia – capofila dell’Ecole des Maître – e Instabili Vaganti per Performazioni, ossia il primo Festival italiano dedicato alla formazione grazie ai suoi workshop (che quest’anno hanno visto la presenza, tra i maestri, del drammaturgo e regista uruguaiano, Sergio Blanco). In un Paese come il nostro, dove la parte pratica è demandata dalle università a scuole professionali e accademie, l’Ecole – brillante intuizione di Franco Quadri – è il master che si caratterizza per un insegnamento di largo respiro, grazie alla presenza di maestri europei. Ossia registi che, per un intero anno, tengono una serie di laboratori strutturati in piena autonomia e rivolti a professionisti tra i 24 e i 35 anni che abbiano almeno due anni di esperienza alle spalle, provenienti dai Paesi che aderiscono all’iniziativa. Quest’anno, in particolare, sono quattro – e, per la precisione Italia, Francia, Belgio e Portogallo. Dal canto loro Instabili Vaganti hanno raccontato del carattere itinerante che distingue il loro insegnamento, grazie a workshop che dirigono in tutto il mondo (dal Messico agli Stati Uniti, passando per la Corea del Sud) e alla presenza, a Bologna, di giovani performer italiani e stranieri che, all’interno del Festival, possono incontrare maestri provenienti da Paesi lontani (quali lo stesso Blanco). Entrambe le esperienze, quindi, hanno dialogato sull’importanza di un respiro internazionale per chi, oggi, svolga una professione artistica e/o teatrale e dell’arricchimento che si ottiene ricevendo input da culture e tradizioni anche distanti dalle nostre. Infine, sia Rita Maffei che Anna Dora Dorno e Nicola Pianzola hanno voluto sottolineare la distinzione tra workshop, master e/o laboratori seriamente finalizzati alla crescita professionale degli allievi e forme ibride che sostituiscono i tempi di prova per la messinscena di nuovi spettacoli, privando i giovani professionisti di giornate regolarmente retribuite.

Dopo la pausa pranzo, ci si è ritrovati al DAS, uno spazio multimediale recentemente aperto dal Comune di Bologna per ospitare realtà con caratteristiche artistiche diverse. Come da programma, in un festival dedicato alla formazione, si è deciso di offrire ai presenti una masterclass diretta dal professor Allain. Dopo tante parole un momento di pratica davvero partecipato e dedicato all’importanza del respiro nella recitazione, ma anche nella nostra vita quotidiana, Beginning with Breath.

Morini e Frigerio

Si è tornati a sedersi per l’incontro con le Compagnie: Teatro Akropolis, Teatro del Lemming, Lenz Fondazione e Teatro dell’Orsa – che si sono confrontate sulle loro diverse esperienze sia formative sia poetiche.
Il primo intervento, a causa di impegni di lavoro serali, è stato quello di Monica Morini che, insieme a Bernardino Bonzani, ha mostrato le immagini di Argonauti ma anche il progetto Reggionarra. Ne è emersa la loro ricerca sulla memoria e sulla necessità di mantenerla viva, anche in spazi diversi da quello teatrale, e di riproporla attraverso un teatro di narrazione che coinvolga il territorio. Un teatro in grado di far emergere nuove figure, legate anche all’attuale fenomeno migratorio, e di creare momenti di condivisione e di coinvolgimento di ampie fasce della popolazione (trasversali per età e provenienza etnica) sulle dinamiche socio-culturali in atto. Mescolare le radici e i ricordi, trovando le similitudini antropologiche, ma anche indagare le differenze e trasformarle in fonti di arricchimento collettivo: queste alcune tra le linee guida sulle quali si sono mossi i fondatori e condirettori del Teatro dell’Orsa in questi anni, sia nei loro laboratori che nel loro fare teatrale.
Il Teatro del Lemming – che ha sintetizzato ottimante il nocciolo del confronto con la definizione “ogni pedagogia è finalizzata a una poetica” – ha raccontato, attraverso le voci di Diana Ferrantini e del suo fondatore, Massimo Munaro, il proprio modo di affrontare il rapporto tra spettatore e performer attraverso i cinque sensi. Un metodo di lavoro, di conoscenza ma anche di condivisione dello spazio, dei saperi, della nostra comune matrice antropologica che da molti anni caratterizza la Compagnia e che, a livello drammaturgico (sui generis), trova nel mito la possibilità di trasformare una particolare tecnica laboratoriale (il lavoro sui cinque sensi, appunto) in un’esperienza artistica decisamente unica.
Anche per Teatro Akropolis il recupero del mito sta alla base di un serio lavoro che, da anni, ne caratterizza l’impegno formativo (con il laboratorio Arabesco) e la necessità creativa. Il coro ditirambico, il teatro prima dell’avvento della tragedia (e della parola) come teorizzato da Nietzsche, è l’oggetto d’indagine – non finalizzata a un’immediata ricaduta scenica – di Clemente Tafuri e David Beronio, che orientano la loro ricerca sulle possibilità espressive del corpo del performer e sull’uso dello stesso in contesti culturali differenti (basti pensare all’attenzione che dimostrano per il butoh). Specificità della Compagnia, anche la rielaborazione teorica delle esperienze fatte all’interno dei libri che pubblicano con la loro Casa editrice, Akropolis Libri (premiata dagli Ubu nel 2017), che permette loro di conservare la memoria e, soprattutto, di trasmettere le esperienze fatte agli artisti che, negli anni, li affiancano nelle loro produzioni teatrali.
A conclusione del giro d’interventi, l’interessante esperienza di Lenz Fondazione. Come ha raccontato Elena Sorbi, presente con Michele Pascarella, l’incontro della Compagnia con gli attori sensibili – ossia diversamente abili, ospiti degli ospedali psichiatrici anche giudiziari, eccetera – attraverso una serie di laboratori, ha portato Maria Federica Maestri (alla direzione artistica di Lenz) e Francesco Pititto (presidente) a sviluppare creazioni artistiche originali. L’idea base del loro lavoro, sia drammaturgico che registico, è sempre quella di trovare, nella nostra contemporaneità, figure che possano rispecchiare e incarnare quelle della tradizione drammaturgica. Esemplare, a questo proposito, il lavoro fatto sul Macbeth – sul delitto senza consapevolezza o coscienza della colpa – con ospiti di un ex Ospedale psichiatrico giudiziario, e sfociato nello spettacolo omonimo agito anche da uno tra i pazienti.

compagnie a confronto

Il Convegno si è caratterizzato per un incontro/scambio a tutto campo che ha coinvolto anche parte del pubblico e gli operatori e artisti che hanno aderito alla giornata. Un terreno di approfondimento che ha reso visibile il grande lavoro e le specifiche ricerche che abbisognerebbero di maggiore riscontro e di un coordinamento più costante tra le stesse e con le diverse realtà, anche accademiche.
Tra gli interventi dalla platea, quello di Maurizia Settembri, Deus ex machina di Fabbrica Europa, che ha raccontato dello scambio proficuo tra giovani performer italiani e maestri internazionali i quali, proprio grazie al Festival, hanno sviluppato un dialogo creativo che ha permesso ai primi di crescere sia a livello professionale che umano. Angela Fumarola, in rappresentanza di Armunia e Inequilibrio Festival, ha messo l’accento sul fatto che le residenze di più compagnie negli stessi spazi e contemporaneamente permette loro scambi proficui a livello creativo e artistico. Ha inoltre sottolineato come l’attore sensibile (al centro anche dei laboratori promossi da Armunia, oltre che di Lenz Fondazione) può svelare allo spettatore, ma anche all’artista, un mondo sconosciuto. Andrea Macaluso ha riferito la particolarità del suo Lavoratorio che nasce, a Firenze, in un ex laboratorio artigianale per la produzione di borse, e che da quell’esperienza vuole ereditare la cura dell’artigiano recuperando, simbolicamente, anche una specificità del teatro, ossia la cura come incontro tra persone. La ricchezza degli interventi si è giovata anche del contributo di Carlo Massari, fondatore di C&C Company, che in Leggere Strutture sta portando avanti un progetto formativo, Anfibia, basato sulle molteplici sfaccettature dell’universo danza ma anche, riallacciandosi al discorso di Maurizia Settembri, sull’importanza della provenienza internazionale dei suoi maestri. Daniele Giuliani, per Teatro Nucleo, ha sottolineato l’importanza del fattore umano in ambito teatrale e, attraverso la sua lunga esperienza anche in laboratori con attori sensibili (termine che è entrato nel lessico comune durante l’incontro), ha sviluppato la convinzione che non vi possa essere un’autentica esperienza teatrale se manca l’emozione. A conclusione del giro d’interventi, ha preso la parola Paola Berselli del Teatro delle Ariette, che ha raccontato la propria esperienza a contatto con il mondo rurale e di un teatro che va verso lo spettatore, inteso come parte di una piccola comunità nella quale le Ariette creano momenti di formazione e condivisione collettiva e civile.Daddi Marconcini
L’ultimo momento d’incontro e scambio è stato con Dario Marconcini e Giovanna Daddi che, oltre a raccontare le specificità del metodo di lavoro del regista francese Jean-Marie Straub, che ha loro insegnato l’importanza della parola, intesa come nota in grado di creare armonie e movimenti (laddove il corpo del performer doveva rimanere immobile), hanno regalato ai presenti due momenti pratici e artistici di altissima qualità. Interpretando, prima, un testo à la Straub per mettere in evidenza la complessità vocale, ritmica ed espressiva della sua visione registica e, poi, Notte di Pinter, nel quale il regista Marconcini ha fuso con eleganza il lavoro sul testo ereditato da Straub con la sua particolare concezione del teatro – insieme visionaria e brechtiana, nel rifiuto del personaggio. Con la complicità dell’attrice e compagna, Giovanna Daddi, la conclusione del Convegno è stata un assoluto momento di bellezza.

Incontro, complessità, leggerezza, esperienza, condivisione, emozione, riconoscimento, dialogo, internazionalità, rispetto, cultura: l’intera giornata – ben calibrata nei tempi e organizzata con grande cura – ha dimostrato come ci sia più che mai bisogno di creare momenti in cui chi fa teatro, a ogni livello, possa confrontarsi nella massima libertà e nel rispetto reciproco. Come ha detto, a inizio Convegno – e durante l’incontro con Instabili Vaganti della sera precedente – Simona Frigerio: “in tempi in cui il dialogo sembra una bestemmia, il teatro si dimostra spazio di grande civiltà”.

Il Convegno Formazione è Ricerca ha avuto luogo nell’ambito di Performazioni Festival 2019:
giovedì 6 giugno
direzione artistica Nicola Pianzola e Anna Dora Dorno
coordinamento e moderazione Simona M. Frigerio
con il patrocinio di Kent University (GB)
con il supporto di Fondazione Del Monte di Bologna e Ravenna, Regione Emilia Romagna e Comune di Bologna

LABOratorio San Filippo Neri
via Manzoni, 5 – Bologna
ore 10.00
apertura e saluti istituzionali

dalle ore 10.30 alle 11.30
La formazione all’interno delle Università
intervengono Gerardo Guccini, professore dell’Università di Bologna; e Paul Allain, professore dell’Università del Kent (Regno Unito)

dalle ore 11.30 alle 13.00
Esempi di alta formazione teatrale
intervengono Rita Maffei, CSS di Udine / Ecole des Maîtres, master internazionale di alta formazione; e Anna Dora Dorno e Nicola Pianzola, PerformAzioni International Workshop Festival

DAS – Dispositivo Arti Sperimentali
via del Porto, 11/2 – Bologna

dalle ore 14.30 alle 15.30
Beginning with Breath
masterclass diretta dal professore Paul Allain

dalle ore 15.30 alle 17.30
L’esperienza delle compagnie teatrali: verso una rete dell’alta formazione nelle arti performative
intervengono David Beronio e Clemente Tafuri, Teatro Akropolis; Bernardino Bonzani e Monica Morini, Teatro dell’Orsa; Diana Ferrantini e Massimo Munaro, Teatro del Lemming; Michele Pascarella ed Elena Sorbi, Lenz Fondazione

dalle ore 17.30 alle 18.30
networking tra le compagnie e le realtà che aderiscono all’incontro
Maurizia Settembri, Fabbrica Europa; Angela Fumarola, Armunia/Inequilibrio Festival; Paola Berselli e Stefano Pasquini, Teatro delle Ariette; Daniele Giuliani, Teatro Nucleo; Andrea Macaluso, Il Lavoratorio; Carlo Massari, Leggere Strutture

dalle 18.30 alle 19.30
Metodo Straub. Dimostrazione di lavoro di Dario Marconcini e Giovanna Daddi
momento pratico in cui gli attori mostreranno l’esperienza di formazione fatta con Jean-Marie Straub sulla parola e la fonazione

Si ringrazia per le foto Massimiliano Martinelli

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