Frammenti di Festa

Al Teatro L’Aura di Roma, Ivan Festa è il protagonista del monologo Fragments. In scena fino al 22 aprile.

Dopo il successo di critica ottenuto con Pasolini a Villa Ada, Ivan Festa “prende in prestito alcuni inizi da Harold Pinter e Martin Crimp” per farne un monologo. Nasce così Fragments, uno spettacolo ricco di quesiti per i quali non ci sono risposte.
Entrando scalzo in scena nel racchiuso Teatro L’Aura, dopo un’introduzione musicale, Festa racconta così parti di storie, iniziando dal Kullus di Pinter, da quando costui «si curvò verso il camino e distese le dita», per poi prendere una stanza in cui «la finestra era chiusa se faceva caldo, e aperta, se faceva freddo».
L’attenzione si sposta successivamente sulla giovane e bella Anne, «felice del proprio corpo», con un ragazzo fisso, vestiti, scarpe, ma «grazie al porno avrà dei soldi in banca… Potrebbe fare la modella… Potrebbe dipingere, fare la nuotatrice. Anne potrebbe cambiare. Ha visto il mondo dallo spazio, le increspature delle montagne… Ha diffuso informazioni sulle fibre ottiche…». Anne è una di tante. «Il porno le sta costruendo quel tipo di sicurezza e indipendenza che molte ragazze le invidierebbero» poiché «Il porno di fatto è un modo di mantenere il controllo, perché invece di consumare le immagini le produce».

Intervallato dal canto delle cicale, ecco ora l’attore seduto ai piedi del palco introdurre «un breve racconto apparso su una rivista, in cui una giovane studentessa si reca nell’ufficio del suo professore, si siede sulla cattedra gli passa un biglietto che apre e legge: ‘Alle ragazzine piace essere sculacciate’. Storia accaduta o inventata, non lo ricorda, è stata sculacciata poi? E il professore che cosa ne ha dedotto?». Una storia o brano autobiografico di cui non si conosce il finale. Domande senza risposte.
I racconti si susseguono, spesso non si comprende dove inizia l’uno e termina l’altro. Si narra così di una madre e un figlio che si abbracciano, «dopo tanti anni, dopo tanto». Un racconto sulla forza del perdono e delle varie emozioni vissute. Entrambi «ridono e piangono nella cucina dove (lui) era stato spettatore delle terribili liti tra i suoi genitori». Si respira il sapore agrodolce delle cose. «La famiglia è il cuore delle cose». Il tintinnio di varie gocce d’acqua scandisce questo monologo che narra “una o tante possibili vite, traducendo in spazio la forma con cui si espande naturalmente l’universo, il disordine.” Così Festa spiega FrTeatro L’Auraagments. frammenti, innumerevoli, in cui ognuno idealmente può inserire i propri.

“Quale vita costruiamo, che parte attiva abbiamo in essa? Quale è il nostro ruolo? E soprattutto perché ho la sensazione che l’unico atto che ci viene concesso e che già comprende gli avvenimenti futuri è solo il principio o un continuo inizio?”. Queste sono solo alcune domande che l’attore-autore si pone e sulle quali poggia lo spettacolo, interessante, ma forse troppo ambizioso, presente sulla scena de L’Aura fino al 22 aprile, con i suoi limiti dichiaratamente voluti.

Lo spettacolo continua:
Teatro L’Aura
vicolo di Pietra Papa, 64 (angolo con Via Pietro Blaserna, 37) – Roma
fino a domenica 22 aprile
orari: da giovedì a sabato ore 21.00, domenica ore 18.30
(durata 40 minuti circa senza intervallo)

Fragments
di Ivan Festa
con Ivan Festa
foto Giuditta Martinicchio

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