Ritratti d’Autore

 

A.R.E.M., che abbiamo visto in scena al Teatro dell’Orologio di Roma, non ha nulla dello spettacolo canonico: a metterlo in scena sono tre attrici, ma il copione è scritto dal pubblico e la scenografia costruita da entrambe le “parti”. Tuttavia, pur cambiando a ogni replica, A.R.E.M. possiede i crismi per ambire a essere un classico e noi di Persinsala vogliamo raccontarvi qualcosa di speciale attraverso le parole delle sue ideatrici.

Le risposte sono collettive e racchiudono il pensiero delle tre attrici di A.R.E.M., Francesca Farcomeni, Noemi Parroni e Elena Vanni

Come, con quale preparazione specifica e da quale esigenza nasce uno spettacolo come A.R.E.M. Agenzia Recupero Eventi Mancanti? Se voleste definirlo con tre immagini, una per ognuna, quali scegliereste?
A.R.E.M.: «A.R.E.M. è stato possibile grazie ad un training specifico nato all’interno dello Spazio Compost di Prato. Un luogo di ricerca indipendente dove, dal 2009 un gruppo di attori provenienti da tutta Italia, guidati da Cristina Pezzoli e Letizia Russo, lavorano sulla regia e drammaturgia in tempo reale, con l’intento di creare attori autori di sé stessi. Qui, nel 2011, ci siamo incontrate. A.R.E.M. nasce dalla necessità di rimetterci in bilico, di spostare il limite, ritrovare e intensificare il legame tra lo spettatore e l’attore. Nasce dalla necessità di condividere un processo di creazione che si costruisce in quel momento e grazie alla partecipazione di tutti. Dalla voglia di restituire al pubblico un ruolo attivo senza coinvolgerlo fisicamente, ma responsabilizzandolo. Nasce da una sfida. Le immagini per definire A.R.E.M.? Per Elena, un trampolino dal quale temi e desideri saltare, per Noemi una corsa a 300 km all’ora, per Francesca due fili elettrici che col contatto provocano un’ accensione».

Viene da pensare che esista una struttura fissa, accanto a una “flessibile” (i ricordi dei partecipanti), che vi permetta di condurre in maniera così salda lo spettacolo. È così?
A.R.E.M.: «Esiste un canovaccio, esistono delle linee guida che riguardano ogni personaggio, il suo rapporto con l’agenzia e con il tema dei ricordi. Il nostro compito è far si che riflessioni e relazioni nascano da quello che accade in scena, vengano suggerite dai ricordi e dagli spunti degli spettatori. C’è una struttura forte, ma aperta, che ci permette di disegnare ogni sera una storia diversa».

Leggendo i feedback lasciati dal pubblico e ascoltandone i commenti al termine dello spettacolo, prima che A.R.E.M. inizi appare essere comune una sensazione di pudore rispetto al fatto che il sogno scelto possa essere il proprio; tuttavia, la situazione sembra via via ribaltarsi e negli spettatori sembra diventare dominante la curiosità di vedere il proprio sogno “recuperato”. Infine, concludete lo spettacolo dando “gratificazione” a tutti. Quanto è decisiva, per il vostro processo artistico e creativo, la componente psicologica? Ne esiste una anche sociologica?
A.R.E.M.: «Dopo le prime repliche di A.R.E.M. è stato il pubblico stesso a farci capire la potenza della componente psicologica dello spettacolo, noi l’avevamo supposta, ma non immaginavamo fosse così catartica. Con il suo entusiasmo, il pubblico, ci ha testimoniato come rivivere la bellezza di attimo perduto sia un desiderio universale, come sia forte la necessità di guardare la propria vita messa in scena e recuperare parte della propria storia.
Dal punto visto sociologico, abbiamo notato come nei ricordi richiesti, ci siano delle costanti e delle ricorrenze: l’amore, il viaggio, l’infanzia, la nascita e la morte, sono i grandi temi che accomunano universalmente tutte le persone. L’Agenzia Recupero Eventi Mancanti, raccogliendo i ricordi delle persone, continua ad arricchire il suo archivio, è sta divenendo una vasta mappatura sociale di quello che le persone non sono disposte a dimenticare».

Qual è la vostra formazione? La curiosità nasce anche in relazione alla domanda precedente, visto che accanto a una grande padronanza delle tecniche attorali (che vi permette di gestire lo spettacolo senza mai perdere il ritmo, muovendovi attraverso i registri comico-drammatici con estrema naturalezza e fluidità) mostrate sensibilità e conoscenza dei meccanismi soggettivi degli spettatori.
A.R.E.M.: «Durante la lavorazione di A.R.E.M. abbiamo indagato molto il tema del tempo interno, della costruzione della memoria e dei ricordi, approfondendo questi concetti nel mito, nella letteratura, nella filosofia, nel cinema, passando da S. Agostino, ai film di Gondry, dagli studi di Bergson fino ai libri di Oliver Sacks e molti altri.
Quello che ci permette di essere vicine agli spettatori e capirne i meccanismi è il fatto di essere state noi stesse le prime sperimentatrici del “prodotto”. All’inizio abbiamo cominciato a lavorare con i nostri ricordi, abbiamo potuto testare su di noi la potenza e gli effetti di questo processo di recupero. Abbiamo capito che rispondere alla domanda: “quale evento vuoi rivivere?” interroga profondamente il nostro piano valoriale. Cercare dentro di noi un ricordo da rivivere ci spinge a scegliere un modo per raccontarci.
Dettagli come l’età, il lavoro, il sesso, lo stile di chi scrive il ricordo, sono elementi preziosi per la sua ricostruzione. Nel tempo abbiamo inoltre sviluppato una sensibilità di gruppo che ci aiuta a individuare l’emozione nascosta tra le righe, il bisogno poetico che aspetta di essere rivelato».

Il senso comune sembra misto di voyeurismo e cocciuta difesa di una privacy, spesso – in realtà -messa in piazza sui vari social network. A.RE.M., contestando questo (apparente) paradosso alle fondamenta, per esempio con l’invito finale a scegliere – senza alcun imbarazzo – dalla scatola nera un ricordo qualunque e a condividere autenticamente il proprio, può definirsi uno spettacolo rivoluzionario?
A.R.E.M.: «La risposta forse è nel commento di uno spettatore: “A.R.E.M. non è uno spettacolo, è un dispositivo, sei dentro una cosa, ti senti chiamato a partecipare come singolo in una reinvenzione collettiva dei ricordi.” A.R.E.M. restituisce agli spettatori la possibilità di una condivisione non virtuale, ma in atto, degli eventi. La vicinanza è reale, fisica. Il recupero dell’evento/ricordo diventa l’occasione unica per riappropriarsi della capacità di “sentire insieme” riscoprendo il rumore delle emozioni. Di fronte allo stesso evento si può ridere, piangere, o avere paura, ma il ritmo del respiro diventa comune. All’A.R.E.M. la vita non si commenta, si ri-vive».

Alcune domande “doverose”, forse scontate: qual è il sogno più bello, quale quello più difficile da mettere in scena e quale quello che avreste “voluto”, ma che nessuno ha mai scritto?
A.R.E.M.: «A questo punto ci sentiamo di dirlo: niente è impossibile per l’A.R.E.M. Abbiamo recuperato di tutto: parti, nascite, Erasmus, primi baci, vacanze con i nonni, mondiali di calcio, bagni nell’oceano, Mussolini appeso a Piazzale Loreto, il passo di Michael Jackson, fino ad arrivare ai più provocatori “Quando sono morto”, “Non mi interessa il passato”, “Fatti miei!”. Ci sorprende sempre come alcune persone regalino all’A.R.E.M. ricordi toccanti: un ragazzo che aveva perso il padre quando era piccolo, ci ha chiesto di riviverne il funerale per poter vedere il volto della madre in quella circostanza.
Rispetto a quali ricordi non ci hanno ancora chiesto, ogni personaggio ha proprio desiderio: Patty aspetta che qualcuno chieda di rivivere il momento in cui ha cantato in un musical a Broadway, Sisi aspetta l’orgasmo più bello della sua vita, Kronni aspetta qualcuno che ha avuto il coraggio di cambiare vita e lasciarsi il passato alle spalle».

Potreste darci anticipazioni sui vostri prossimi progetti, anche quelli solo in cantiere, per i nostri lettori?
A.R.E.M.: «Per A.R.E.M. abbiamo ancora molti progetti di espansione sotto diversi punti di vista. In particolare, il nostro sogno è quello di dargli un posto fisso, come se fosse una vera agenzia. Come ci hanno suggerito molti spettatori, sarebbe bellissimo se l’A.R.E.M. aprisse ogni week end in un determinato luogo e potesse divenire un punto di riferimento. Dal punto di vista personale, ognuna coltiva i propri progetti e si prepara ad altre soprese e imprese insieme! State con noi…».

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