La bellezza salverà il mondo

Ancora una volta nel foyer del Teatro Quirino si dà spazio ai giovani artisti: esposte le opere del giovanissimo pittore romano Francesco Astiaso Garcia.

«Materiche», come le definisce il loro creatore, sono le otto opere di Francesco Astiaso Garcia – realizzate con tecniche miste – esposte al Teatro Quirino, sette nel foyer e una in una vetrina, su via delle Vergini. Le immagini sono costruite infatti “fisicamente”, sovrapponendo materiali diversi e grandi quantità di colore dai toni estremamente luminosi – bianco, argento, giallo, bronzo, proiettandole al di là del confine della tavola. Un girasole, alcuni rami spogli, il cielo stellato, un’isola in mezzo al mare: immagini che rappresentano sempre la natura, intesa dall’artista come: «un insieme di simboli, una foresta di geroglifici» che egli interpreta e decifra, per innalzare l’osservatore verso la bellezza del creato. E appunto bellezza, natura, storia, quotidiano sono le parole chiave dell’opera di Garcia: ispirandosi alla vita (il disco del girasole è una spugna imbevuta di vernice), e portando con sé l’eredità degli artisti del passato, la sua pittura ricerca l’armonia della forma, il gesto elegante, la sontuosa espressione estetica. C’è senza dubbio un evidente riferimento al provocatorio pensiero di Oscar Wilde: non è un caso che Garcia abbia intitolato un quadro proprio Dorian Gray, e che il titolo della sua tesi per il diploma di laurea in Belle Arti sia Arte e Vita: Vita è Arte.

Appena ventisettenne, romano, per metà spagnolo, Francesco Astiaso Garcia ha già realizzato diverse personali, e partecipato a svariate mostre: a Roma presso la galleria Acquario, la galleria Canovaccio, le Sale del Bramante per il premio Open Art; a Bari nel Chiostro delle Clarisse; ad Ascoli Piceno nel Palazzo dei Capitani; a Reggio Emilia in occasione dell’evento Accademie a Confronto; ma anche all’estero, presso la galleria Astarte di Parigi e alla Contemporary Hall di Malta. Decisive per la sua formazione sono state la collaborazione artistica con Kiko Arguello e la permanenza di un anno a Parigi.

«L’arte è nostalgia del cielo e desiderio di pienezza! La radice dell’esistenza umana è abituata dal desiderio di trascendere tutti i limiti, la Bellezza è fragile custode di questo insopprimibile anelito», scrive Garcia. E la sua opera cerca di soddisfare proprio questo desiderio umano: bagnarsi nell’azzurro del cielo o nel bianco delle nuvole, inondare i propri occhi della luce solare, perdere la propria mortale fisicità fra le nebulose delle galassie.

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La mostra continua:
Teatro Quirino Vittorio Gassman

Via delle Vergini 7 – Roma
orari: tutti i giorni dalle ore 8.00 alle 24.00
ingresso libero

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