Ritratti d’autore

Il regista Francesco Proietti ci parla di Storie di un amico fragile, spettacolo in musica dedicato a Fabrizio De André, un atto di amore e fedeltà per l’indimenticabile cantautore e poeta genovese. 

Come nasce la Compagnia Teatrale 4 cambi? Qual è il background dei suoi componenti?
Francesco Proietti: «Il gruppo nasce nel settembre 2013 originariamente come deriva di una compagnia di teatro e successivamente come band musicale, ed è il frutto dall’unione di alcuni musicisti provenienti dalle più varie estrazioni, blues, jazz, classica e di un gruppo di attori professionisti accomunati dall’amore per l’opera di Fabrizio De André».

Quando e da quali motivazioni prende forma Storie di un amico fragile, spettacolo tra teatro e concerto nato dall’incontro tra alcune delle più conosciute canzoni di Fabrizio De André? Qual è stato il riscontro del pubblico?
FP: «Abbiamo cercati di portare nuova luce sulle liriche di De André, sperimentando musica e parole e dando forma a tre storie: amore, guerra e diversità nel format del teatro/canzone per coniugare l’esperienza musicale con la presenza scenica».

Come avete operato nella scelta delle canzoni, nell’arrangiamento e nell’allestimento per cercare di mantenere l’originaria profondità poetica? Siete soddisfatti del risultato?
FP: «Attraverso una immaginifica rielaborazione e suggestioni sonore dai Beatles ai Deep Purple, Hendrix e Cohen. Abbiamo cercato di rispettarne ogni passaggio, ogni pensiero, insomma abbiamo provato a mantenere il significato delle sue canzoni e per farlo abbiamo ripercorso tutto il suo repertorio, evitando le scontate interpretazioni a effetto dei pezzi più noti, svolgendo un lavoro meticoloso di selezione per individuare i brani che meglio si prestassero al racconto e che fossero in grado di legare d’insieme. Recitare pezzi di grande spessore, come Il bombarolo, Nuvole barocche, La collina o Morire per delle idee è una suggestione che si ripete sul palco ogni volta nonostante il rigore richiesto dal testo, che il pubblico non solo apprezza, ma condivide entrando in perfetta armonia con musicisti e attori».

Dalla contestazione politica alla contestazione umana, De André è stato probabilmente il «il più grande poeta che questo paese abbia mai avuto». Condivide il celebre giudizio di Fernanda Pivano? Cosa rende il cantautore genovese ancora attuale?
FP: «Impossibile non condividere il giudizio di Fernanda Pivano, del resto la vicinanza artistica e culturale tra i due personaggi è (stata) oggetto di studio e fonte di ispirazioni per diverse generazioni e questo spiega anche l’attualità di De André, la capacita trasversale di “arrivare” a prescindere dall’età, dalla fascia sociale, dalle abitudini e, spesso, anche dalle ideologie. Le liriche essenziali ma sapienti, abbinate a melodie facili solo in apparenza, creano un corrispondenza che resta moderna nonostante il passare del tempo, esattamente come i grandi classici di ogni epoca».

Altri progetti in cantiere?
FP: «Sì, stiamo lavorando a due nuovi progetti, uno è tratto da Non è uno sbaglio ma un abbaglio, un libro scritto da Proietti e musicato da Di Giovanni che sarà in scena al teatro Petrolini di Roma, dal 27 ottobre; mentre l’altro si chiama Gaberrante ed è la storia di un gruppo di amici che si incontrano per un evento importante ed è strutturato sui testi e le melodie di Giorgio Gaber e sarà pronto per marzo del prossimo anno».

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