FrankensteinStefano Massini porta all’Elfo il suo Frankenstein: un bel testo, tante immagini poetiche, tanti effetti speciali e un’insostenibile lentezza.

Le intenzioni sono ottime: far rivivere sul palcoscenico l’incredibile testo di Mary Shelley, correggendone gli errori ereditati dalle versioni cinematografiche e sottolineando la straordinaria attualità dei suoi temi, la problematicità di domande ancora insolute. Prime tra tutte, quelle sulla morte, e sul suo rapporto con la scienza.

Grazie a un’immagine proiettata (purtroppo con un effetto insoddisfacente) su un tulle teso tra palco e platea, il teatro diventa l’aula di una settecentesca università svizzera, e due professori mettono in scena il modernissimo dibattito su quale sia il limite oltre cui non ci si può e non ci si deve spingere, e quale sia il vero compito della medicina, se aiutare la vita o sconfiggere la morte. «La morte: così bianca, così leggera, così silenziosa, così chiara, così abbagliante: come la neve», dirà la Creatura, il non-nato perché figlio di un esperimento e della morte stessa, il cadavere a cui è stata ridonata (o imposta?) la vita.

Stefano Massini sceglie di lavar via la patina orrifica di cui il mostro è rivestito nell’immaginario comune, e gli dà un volto e una voce strazianti, più che umani. Sulle note di una musica dolcissima, l’agghiacciante espressività di Sandro Lombardi attraversa come un brivido tutta l’ossatura dello spettacolo, facendo parlare il dolore e l’umanità di una creatura sola e senza nome; il suo volto senza corpo, proiettato enorme su un altro tulle, osserva, sfinito, tutto ciò che accade, e racconta la sua esperienza di diverso tra gli uguali. Ecco il secondo importante tema dello spettacolo: la diversità, l’intolleranza di chi si sente minacciato da ciò che è mostruoso perché sconosciuto, la crudeltà con cui il gruppo di simili condanna l’escluso a espiare i mali di tutti, rifiutandogli l’accoglienza, costringendolo a restare nascosto.

Gli ingredienti ci sono proprio tutti: musica struggente, proiezioni all’avanguardia, costumi d’epoca, luci articolate, scenografia complessa, effetti speciali, e infine gli attori. Solo infine, perché nel girotondo di elementi la recitazione si perde, si ritrova in difficoltà, e quasi per recuperare l’attenzione rubatale dagli oggetti rallenta fino a un ritmo insostenibile.

Nonostante un incipit sorprendente e promettente, infatti, l’azione si sfalda, gradualmente, e le trovate da teatro dell’opera (come un cambio di luci inaspettato e didascalico, o una ridondante nevicata su un unico angolo del palco) non bastano. Intralciati dalla pur bellissima scenografia – un tetto innevato decisamente troppo inclinato – gli attori si trascinano senza partecipazione verso un finale senza risposte, e l’opera di Mary Shelly si riconferma per quello che è: un bellissimo testo assolutamente non teatrale.

Uno spettacolo che è come la neve: bella, romantica, poetica. Ma anche molto problematica, faticosa, e alla lunga stancante.

Lo spettacolo continua:
Teatro Elfo Puccini

via Ciro Menotti 11 – Milano
orari: da mercoledì 3 a sabato 6 e da martedì 9 a sabato 13 marzo ore 20.45 – domenica 7 e 14 marzo ore 16.00.

Frankenstein ossia il prometeo moderno
scritto e diretto da Stefano Massini
liberamente ispirato al libro di Mary Shelley
con Luisa Cattaneo, Silvia Frasson, Amerigo Fontani, Alessio Nieddu, Daniele
Bonaiuti, Simone Martini, Antonio Fazzini, Roberto Posse
viso e voce della Creatura: Sandro Lombardi
scene di Laura Benzi
costumi di Micol Medda e Caterina Bottai
proiezioni di Maddalena Ammannati e Cristina Andolcetti
luci di Roberto Innocenti
produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana – Teatro delle Donne – Centro Nazionale di Drammaturgia / Festival della Creatività 2008

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