Esplosioni di note

header[1]Sabato pomeriggio del 25 ottobre, sul palco della IUC, Gabriele Carcano al pianoforte.

Classe 1985, Gabriele ci propone tre sonate di altrettanti celeberrimi compositori: Sonata n. 12 in fa maggiore K 332 di Wolfgang Amadeus Mozart e le più romantiche, Sonata in la minore op. 143 D 784 di Franz Schubert e Sonata n. 3 in fa minore op. 5 di Johannes Brahms.
Completo nero, occhiali, sicuro di sé, senza spartito si siede al piano e inizia il concerto.
Si inizia con la Sonata K 332, parte della terza serie di sonate per pianoforte solo (KV 310, KV 330, KV 332) composte dal Mozart durante il soggiorno parigino tra la primavera e l’estate del 1778.
Articolata in tre tempi, il primo è in Allegro, agitato dall’incontro fra proposte tematiche assai scolpite che si perdono nella pagina sotto il tormentato pulsare ritmico del canto. Con incisività il pianista esegue questo tempo, che si rivolta poi nell’affabile e melodico Andante. La percezione del tempo immobile e sospeso viene polverizzata dall’invasione dello scintillio di semicrome che lancia l’Allegro assai finale, ornato di melodie cangianti, non esente da improvvisi silenzi e contrasti taglienti che Gabriele realizza al meglio.
Tutta l’esecuzione risulta essere buona, ma poco clavicembalistica, con i bassi forse un po’ troppo pesanti e una chiusa non eccezionale.
Seconda da programma, è la Sonata op.143 D784. Composta da Schubert nel 1823, ma pubblicata postuma da Diabelli, la Sonata si articola in tre movimenti. Si inizia con l’Allegro, che – avviato da un sibillino procedere tematico – punta subito verso la resa di effetti orchestrali con il timbro metallico degli ottoni, dei timpani e delle linee brune delle viole a tessere il tema principale con repentini cambi dinamici ben eseguiti dal nostro pianista. Ora è la volta dell’Andante, tempo centrale, un notturno molto melodico, interpretato purtroppo in maniera poco espressiva e chiuso, tra l’altro, con un attimo di défaillance che porta Gabriele ad alzare le mani dalla tastiera, asciugarsi le labbra, per poi – dopo un silenzio di diversi secondi, lunghissimi per l’uditorio in sala – riprendere e terminare le ultime battute. L’ultimo tempo è un bellissimo Allegro vivace in forma di rondò-sonata, costruito sul contrasto più spiccato fra due temi opposti, ma minacciato da un’instabilità tonale e da una elettricità ritmica cupa. Gabriele mostra, comunque, rapidità e precisione sui tempi veloci, terminando il brano come in un’esplosione di note.

Da sottolineare come, al termine di questa parte, durante l’intervallo, pubblico – con un forte applauso – abbia deciso di dare il proprio appoggio all’artista, aiutandolo a superare l’evidente l’errore e a recuperare la forza e la concentrazione necessarie per eseguire l’ultima, difficilissima e lunga Sonata in programma.
La Sonata in fa minore op. 5 di Brahms occupa, infatti, l’intera seconda parte del concerto.
Orchestrale e drammatica è questa l’ultima fra le ultime tre sonate scritte dal compositore. Articolata in quattro tempi, nel primo in Allegro maestoso si articolano tre temi principali: rapsodico, cantabile chopiniano e cromatico.

Dopo un inizio subito impegnativo, al termine del quale la pausa sembra ancora una volta un po’ più lunga del previsto, segue il tempo centrale della Sonata, un Andante espressivo impreziosito da una citazione stupenda di Sternau che Brahms stesso impresse sulla pagina: «La sera cade, la luna brilla, due cuori uniti nell’amore si abbracciano in beatitudine». Il lungo notturno presenta una struttura assai articolata in tre sezioni divise, a loro volta, in piccoli quadri e variamente ripetute ed eseguite con molta calma da Gabriele, ondeggiando e accompagnando la melodia con la testa.

Il terzo tempo è uno Scherzo, valzer fantastico e demoniaco dal piglio listiano, ma dal vigore sonoro e dal colore armonico inconfondibilmente brahmsiani. È in questo frangente che Gabriele dà miglior prova della sua tecnica pianistica. Il passaggio fulmineo fa sì che l’Intermezzo che segue («Sguardo retrospettivo») inceda con passo funebre: esso presenta il tema dell’Andante, trasfigurato e ischeletrito, seguito da doppie seste smarrite. La Sonata termina con il palpitante Finale, marcia eroica dove si articolano temi a episodi di religiosa liricità in una forma di rondò trattata liberamente, spinta in accelerando verso la chiusura e suggellata da una coda solenne e grandiosa.
Sicuramente impegnativa e lunghissima, quest’ultima Sonata risulta però pesante al pubblico che, pur ammirando molto la tecnica del giovane pianista, avverte un’esecuzione macchinosa e poco espressiva.
Una interpretazione, dunque, precisissima sui tempi veloci, purtroppo poco espressiva sui tempi lenti, macchinosa e con qualche sbavatura di troppo. Ma, il bello dei concerti dal vivo è proprio questo: conoscere a menadito le opere e dare vita a esecuzioni sempre diverse. Ovviamente con tutti i rischi che questo compota.

Il concerto è andato in scena:
IUC – Aula Magna Sapienza Università di Roma
Piazzale Aldo Moro 5, Roma
Stagione musicale 2014-2015
Sabato 25 ottobre 2014 ore 17.30

Gabriele Carcano (pianoforte)
Wolfgang Amadeus Mozart – Sonata n.12 in fa maggiore K 332
Franz Schubert – Sonata in la minore op. 143 D 784
Johannes Brahms – Sonata n.3 in fa minore op. 5

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